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Varese | 27 maggio 2022, 10:10

Aprono tre Personali negli spazi espostivi del liceo artistico “Frattini” di Varese

Lo SpazioArte ospita Alessio Larocchi con “Macchia cieca”. Ermanno Cristinipresenta “Tank, 1987” allo spazio Clip, mentre The Black Hole è la “casa” di Joykix (alias Fabrizio Longo) in “Memorie del sottosuolo”. Vernissage sabato 28 maggio. Mostre aperte su appuntamento fino al 1° luglio

Un'opera di Ermanno Cristini allo spazio Clip

Un'opera di Ermanno Cristini allo spazio Clip

Il Liceo Artistico “Angelo Frattini” di Varese, sabato 28 maggio alle 11, inaugura nei suoi spazi espositivi tre mostre personali. Le mostre saranno aperte al pubblico su appuntamento fino al 1° luglio.

Allo SpazioArte, Alessio Larocchi (Milano) presenta “Macchia cieca”. Questi dipinti di “paesaggi/patterns mimetici” riflettono sull’idea di eterotopia, termine coniato dal filosofo francese Michel Foucault per indicare «quegli spazi che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l'insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano».

Eterotopico è, per esempio, lo specchio, in cui ci vediamo dove non siamo, un luogo altro, uno spazio irreale che si apre virtualmente dietro la superficie ma che, al contempo, è un posto assolutamente reale, connesso a tutto lo spazio che lo circonda. Realtà e apparenza.

In “Macchia cieca” si vedono delle maculature che disattendono il compito di rappresentare il paesaggio, macule che lo camuffano più che mostrarlo. Larocchi coglie così identità fluide e mutevoli, con forme “instabili” che sfuggono alla nostra pretesa di classificazione, forme che ci tendono continui tranelli che chiamiamo chimere e che invece sono il loro più probabile statuto, la loro vera essenza.

Alessio Larocchi nasce a Milano, dove frequenta la facoltà di Lettere Moderne a indirizzo artistico presso l’Università Statale e si laurea all’Accademia di Belle Arti di Brera. Vive e lavora a Monza. Artista multimediale, si esprime per contaminazioni di codici e forme, realizza progetti interdisciplinari, collabora a riviste e pubblicazioni d’arte, espone in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero.

Per lo spazio Clip, Ermanno Cristini (Varese), presenta “Tank, 1987”, un suo lavoro storico che riflette sui rapporti tra materia, forma e immagine. “Tank” è parte di un ciclo di lavori realizzati in pongo, opere che interrogano la materia nel luogo della sua messa in crisi. Gli anni della caduta delle utopie e delle narrazioni. Presentati appunto nel 1987 in una mostra che titolava Ephemera, si proponevano di riflettere su quegli “eventi senza prestigio” propri di una contemporaneità che iniziava ad essere qualificata da un “ronzio” elettronico di cui più tardi si sarebbe avuta una piena espressione, ma anche dal “ronzio” dell’edonismo, della citazione e dei media che si vogliono nuovi. Ed ecco il moderno messo definitivamente alle spalle e l’arte come merce, l’arte come affabulazione e pastiche. Il fascino del pongo e la sua “pelle” ha permesso a Cristini di sistemare il suo punto di vista sulle nuove sfide che la pittura, o meglio l’arte andava ad affrontare, nel senso della sua doppiezza: materiale voluttuoso e sensuale, il pongo come superficie, si fa “cosa” traspirando fisicità. Per di più molto colorata, quasi felice. Alla vista il colore di Tank è improbabile nella sua smaccata artificialità e al tatto non c’è mai un consolidamento definitivo. Ogni forma è provvisoria, ed ecco il tempo, lo zeitgest dell’epoca di MTV, di Ronald Reagan e della Margaret Thatcher, formalizzato. Può un oggetto raccontare tutto questo? Il pongo simula una consistenza e afferma uno stato in cui la materia, dichiarandosi come tale svela uno statuto di pura apparenza. Ermanno Cristini Per molti anni è stato docente di materie d’indirizzo e figura di riferimento per l’arte contemporanea al Liceo Artistico Frattini.

Per The Black Hole, spazio espositivo sperimentale del Liceo (la buca d’ispezione dell’ex officina), Joykix (alias Fabrizio Longo, Milano), presenta “Memorie del sottosuolo”, un lavoro composto da elementi eterogenei che entrano in contatto e dialogo, ritmando attraverso la dialettica di una struttura architettonica natura e artificio, e così le dinamiche della vita contemporanea, metaforizzata dalla crescita e cura di un microcosmo naturale custodito, privato e aperto allo stesso tempo. L’opera è quasi un’incubatrice, una macchina non-celibe, mediatrice di possibilità, post-ecologica e profondamente poetica.

Joykix, è scenografo, dalla metà degli anni Novanta lavora come progettista di allestimenti. Attivista della scena underground milanese degli anni Ottanta e Novanta, è tra i fondatori del Virus e dell’Helter Skelter di Milano. È autore di pubblicazioni indipendenti (quali Hydra Mentale), attore di performance in spazi pubblici urbani e antagonisti, compositore di sonorità industriali. In quegli anni realizza serie fotografiche e filmati in super8 indagando le aree industriali dismesse. Dal 2008 si dedica all’arte visiva realizzando progetti che utilizzano fotografia, video e installazioni. L’opera site specific “Memorie del sottosuolo” di Joykix sarà esposta fino al mese di aprile 2023.

Redazione

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