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Varese | 23 maggio 2022, 19:08

VIDEO e FOTO - Nell'omaggio di Varese gli insegnamenti senza tempo e senza scuse di Falcone e Borsellino

La Città Giardino ricorda chi ha lottato contro la mafia e per la nostra libertà a 30 anni dalla strage di Capaci. La targa, il minuto di silenzio alle 17.57 precise, come in un tutta Italia, ma soprattutto le parole che costituiscono la memoria più pura, duratura e paradigmatica

VIDEO e FOTO - Nell'omaggio di Varese gli insegnamenti senza tempo e senza scuse di Falcone e Borsellino

L’insegnamento, senza scuse per nessuno, di Giovanni Falcone: «Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell' amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere».

Le parole di Paolo Borsellino, pronunciate alla veglia funebre proprio dell'amico e collega Falcone, due mesi prima di essere a sua volta ucciso: «…Perché Giovanni Falcone non è fuggito, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore… perché la sua vita è stata un atto d’amore… La lotta alla mafia per lui non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale ed emotivo che coinvolgesse tutti, specialmente le nuove generazioni, le più adatte a sentire il fresco profumo di libertà, che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale…».

E l’esempio, di chi nella stessa lotta ha perso un marito: «La moglie dell’agente Montinaro rifiuta di essere chiamata vedova, perché dice che suo marito continua a vivere in lei. E ogni volta che incontra i ragazzi della scuola allievi della Polizia dello Stato, ripete loro questo messaggio. Come può allora essere stato vano il sacrificio di tutti coloro che hanno perso la vita per combattere la mafia?».

A distanza di trent’anni Varese, come tutte le città d’Italia, ricorda la strage di Capaci. E non lo fa solo con i gesti simbolici, come la targa scoperta nei pressi del tribunale, vicino all’ulivo già piantato nella giornata contro tutte le mafie, o scandendo il nome delle vittime di quell’orrendo crimine, o osservando un minuto di silenzio alle 17.57 precise, l’ora in cui il 23 maggio 1992 cinque quintali di tritolo esplosero sotto l’autostrada.

Lo fa con le parole, quelle scritte, quelle che sono rimaste, quelle che ci guidano, quelle che - a partire dalla morte di Falcone e poi da quella di Borsellino, vittime più eclatanti ma non uniche di una generazione di magistrati e servi dello Stato con un sogno di giustizia nel cuore, hanno cambiato la vita di tutti noi.

Lo fa durante un momento che, alla presenza quasi completa della giunta di Palazzo Estense e delle altre autorità civile e militari cittadine e provinciali, ha abbracciato l’intera città. Sull’ideale palco del ricordo il sindaco Davide Galimberti, il prefetto di Varese Salvatore Rosario Pasquariello, i giudici Borgonovo e Della Palma,  l’avvocato e presidente dell’ordine varesino Elisabetta Brusa, il questore di Varese Michele Morelli. Ognuno recante con sé un pezzo di memoria.

Verbo diverso, concetto unico di fondo per tutti: Giovanni Falcone è ancora vivo, lotta contro la mafia, anche se non è più su questa terra. 

Infine ecco che il microfono passa al giovane consigliere Mattia Capriolo. Lo prende e legge i primi tre articoli della Costituzione, quelli che definiscono l’Italia, i suoi cittadini e i principi più alti che li tengono insieme. Una “bibbia” per chi ha dato la vita per difenderli, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Una bibbia per noi, che seguendo questi principi non perderemo mai la memoria e troveremo la salvezza. 

Fabio Gandini

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