Lettere - 13 maggio 2022, 14:17

Convegni dai titoli impossibili!

«Dopo l’ennesimo convegno che mi è stato proposto dal titolo surreale, mi sono venute spontanee alcune considerazioni. Impossibile sperare in un linguaggio più normale e comprensibile?». Riceviamo da Emanuela Crivellaro e pubblichiamo

Convegni dai titoli impossibili!

Gentilissimi giornalisti,

dopo l’ennesimo convegno che mi è stato proposto dal titolo surreale, mi sono venute spontanee alcune considerazioni che vi inoltro. Impossibile sperare in un linguaggio più normale e comprensibile? Mi piacerebbe magari aprire uno spiraglio di riflessione. Grazie se riterrete opportuno pubblicare.

Emanuela Crivellaro

La lettera-riflessione

«È ormai un fenomeno diffuso organizzare convegni ai quali attribuire i titoli più fantasiosi, spesso con espressioni straniere e di tendenza, che poi bisogna interpretare ricorrendo al vocabolario e dai quali diventa persino difficile capire l'argomento che verrà sviluppato.
Per non parlare dei titoli delle relazioni!
Titolo di un intervento che ho avuto modo di ascoltare di recente "Il Master in Patient Engagement". Forse dire “Corso per il coinvolgimento del paziente” non fa "figo"? Così come era poco immediato il titolo, altrettanto non era molto semplice capirne il contenuto. Perché poi non ci si limita al titolo, ma l’uso di termini rari o derivazioni da altre lingue o moderne frasi incomprensibili, sono sempre più di moda.
In questi giorni ho ricevuto l’invito per un convengo nel cui titolo si legge “Dalla Co-production al Community Building”. Cosa vorrà mai dire?
Non sempre si può fare la figura degli ignoranti e a volte ci si trova persino costretti a dover far finta di aver capito tutto. Ma davanti a "Le tre crasi per il successo della sanità del territorio: glocalization, phygital e innovation", giuro che mi sono cascate le braccia e mi sono arresa. Nemmeno con il vocabolario in mano, sono riuscita a intuire di cosa intende parlare il relatore

Per decidere se andare a un seminario oppure no, forse bisognerebbe essere messi in grado di comprendere quali saranno i temi trattati e i contenuti delle relazioni, soprattutto quando la conferenza è rivolta non a un pubblico di accademici esperti, ma a volontari del terzo settore.

Ai primi convegni davanti a queste definizioni complicate, che creavano chissà quali aspettative e curiosità, ci si andava nella speranza di apprendere nuovi spunti di riflessione o intravvedere orizzonti sconosciuti. Ma adesso siamo passati dall’ohhhh di stupore al bohhhh di perplessità. Si, perché frequentemente dietro alle grandi parolone, c’è anche poca sostanza e concretezza.

È come se ci fosse tanto fumo, talmente tanto che l'arrosto non si riesce proprio a trovarlo.

Come dire... tanto fumo e niente arrosto».

Redazione

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