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Varese | 03 maggio 2022, 11:11

Da Albizzate a Bergamo per la pasticceria, il sogno di Rosita Mammone: «Il Mastery del De Filippi mi ha dato le basi per lavorare in una cucina stellata»

La giovane chef varesina ripensa ai cento giorni di formazione che le hanno permesso di accedere al mondo della cucina di alto livello: «Il corso dà la possibilità di confrontarsi con professionisti e sviluppare rapporti importanti a livello personale»

Da Albizzate a Bergamo per la pasticceria, il sogno di Rosita Mammone: «Il Mastery del De Filippi mi ha dato le basi per lavorare in una cucina stellata»

La pasticceria. Una passione che la giovane Rosita Mammone, albizzatese di 28 anni, ha avuto da sempre, che l’ha accompagnata fin da quando era bambina, tanto che, pur non avendo frequentato la scuola alberghiera, appena le si è presentata l’occasione ha fatto il suo ingresso ufficiale in questo mondo trasformando il suo sogno in realtà.

Una formazione completa per realizzare un sogno

«Durante l’università ho lavorato in un bar. Con il Covid tuttavia mi hanno messa in cassa integrazione, avevo alcuni progetti che non sono andati in porto, ma sentivo che quello che avrei voluto fare sarebbe stato lavorare in pasticceria. Ho valutato diversi corsi ma, quando ho saputo del corso del De Filippi, ho scelto questo, perché so che l’Istituto è una realtà affermata in provincia, oltre a proporre un percorso formativo completo».

Così, Rosita si iscrive al Mastery in La Grande Cucina Italiana (leggi QUI) e, anche se il suo primo amore rimane la pasticceria, sceglie la strada verso «il mondo della cucina in generale, perché offre una visione più ampia. Inoltre, credo che pasticceria e cucina non possano esistere l’una senza l’altra».

«Un giorno – racconta la giovane chef – siamo stati Da Vittorio. Ho fatto un breve colloquio e mi hanno scelta subito per uno stage di sei mesi nella partita di pasticceria». Un ambiente familiare e ben organizzato, quello del ristorante bergamasco, in cui «mi aspettavo, non avendo mai lavorato in questo mondo, di sentirmi spiazzata, spaventata, in realtà mi sto trovando bene. Mi piacerebbe anche trascorrere un periodo in laboratorio».

«Il Mastery dà le basi per stare in cucina»

Ora, a un mese dall’inizio dell’esperienza nel ristorante stellato, Rosita ripensa al suo percorso formativo: «Consiglierei il Mastery ai ragazzi che terminano la scuola alberghiera, credo che 5 anni non siano sufficienti per entrare nel mondo della ristorazione di alto livello. I cento giorni del corso sono una vera full immertion di nozioni, incontri ed esperienze pratiche che in cinque anni non si fanno. Può essere utile anche a chi ha seguito un percorso diverso ma vuole entrare nel mondo della ristorazione».

«Questo non è un lavoro che si può improvvisare – conclude la chef varesina – è fondamentale avere una base. Inoltre, il Mastery dà la possibilità di avere a che fare con professionisti di settore, chef e diversi docenti, anche con i compagni si creano rapporti che penso arricchiscano a livello personale».

 

Giulia Nicora

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