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Storie | 27 aprile 2022, 19:07

VIDEO. Addio alla storica edicola Valentini: «Per mangiare una pizza da asporto devo vendere almeno 35 quotidiani»

L'amaro commiato nel centro di Busto: «Ringraziamo tutti coloro che ci hanno scelti in questi 109 anni di attività». Agostino Valentini - che iniziò a sei anni aiutando la nonna - va in pensione e non è riuscito a trovare nessuno che proseguisse l’attività, anche gratis

Agostino Valentini e l'immagine degli anni Trenta

Agostino Valentini e l'immagine degli anni Trenta

«Domenica 1° maggio sarà l’ultimo giorno di apertura. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno scelti in questi 109 anni di attività».

Così dopo più di un secolo Valentini, la storica edicola e cartoleria di Busto Arsizio, chiude i battenti. Quel negozio tanto amato dalle persone di tutte le età, dove si acquistavano non solo i giornali, ma anche i regalini più particolari, pupazzi, quei souvenir  originali o quei pensierini per le occasioni più svariate, dai compleanni alle lauree agli anniversari e che non si sapeva dove andare ad acquistare, da domenica non alzerà più le saracinesche.

Ma a lui, ad Agostino Valentini, il patron dei giornali e degli scout, non piace la dicitura “chiusura”. «Vede, io ho scritto “ultimo giorno di apertura” – scherza – perché voglio essere sempre ottimista. Anche in questo».Sta di fatto che dal 1913, da quando il negozio era stato inaugurato in via Milano dalle sorelle Tagliabue con un contratto firmato da Bagaini, poi trasferito in via Sant’Antonio e quindi in via Montebello 3 e poi dal 1964 al civico 2, non distribuirà più quotidiani. «I motivi? Intanto abbiamo diritto al meritato riposo – spiega- io ho ottant’anni e non abbiamo trovato nessuno che continuasse questa attività, anche gratuitamente». Sì anche gratis, nessuno vuole sobbarcarsi gli oneri di un’attività. Scoraggiati da burocrazia, informatizzazione, tasse, problemi, non se la sentono di portare avanti un negozio, anche se l’unico in centro.

«Non abbiamo nessun punto in centro – precisa – Quindi avremmo desiderato mantenere quest’attività per motivi affettivi. Abbiamo esposto cartelli, sparso la voce, chiesto ai negozianti del vicinato, ma niente da fare. Nessuno. Avevamo intenzione di terminare l’attività già a fine 2021, ma abbiamo tirato ancora quattro mesi. Per fortuna che lo stabile è nostro. Altrimenti avremmo chiuso già da tempo. Insomma se penso che per mangiare una pizza da asporto devo vendere almeno 35 copie di un quotidiano…. Lascio intendere a lei. Mia sorella e mia moglie non possono continuare e io devo prendere un dipendente? Mi costa 12mila euro all’anno. Non posso lavorare di notte e tutti i giorni per pagarlo. Esistevano i voucher: era un sistema che funzionava se adeguatamente controllato, ma li hanno aboliti. Questo poi è un lavoro di sacrificio, non permette di avere tempo libero…».

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Agostino Valentini quest’attività ce l’ha nel sangue: aveva iniziato a sei anni quando da scolaro e scout aiutava anche la nonna a distribuire in bicicletta i giornali. Poi ha proseguito ininterrottamente l’attività.

«Per fortuna abbiamo smesso di vendere altri articoli di cartoleria prima del Covid». Anche i gusti e le modalità di spesa dei clienti sono cambiate: ora ci si indirizza verso altri articoli, con la tecnologia. Dunque quale consiglio a chi vuole aprire? «Non aprite un’edicola – la raccomandazione – Devono cambiare i contratti, altrimenti ci strozzano. Un’edicola può sopravvivere se ha una tassazione inferiore, non equiparata a quella del commercio. Non può pagare affitti, gas ed energia. Lo Stato dovrebbe elargire prestiti a tasso zero, offrendo la possibilità di effettuare modifiche, ristrutturazioni. È assurda una percentuale di utile del 30 per cento e un pagamento delle fatture a 30 giorni. Lavoriamo con il 12 per cento sul prezzo di copertina. Con tutte le spese a carico».

Laura Vignati

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