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Economia | 23 marzo 2022, 07:00

Guerre dimenticate: come Israele separa le famiglie palestinesi

Anche in Israele esiste una legge sul ricongiungimento familiare, ma il suo intento è vietare ai palestinesi con cittadinanza o residenza israeliana di estendere il proprio status legale ai coniugi titolari di passaporti dell'AP.

Guerre dimenticate: come Israele separa le famiglie palestinesi

Anche in Israele esiste una legge sul ricongiungimento familiare, ma il suo intento è vietare ai palestinesi con cittadinanza o residenza israeliana di estendere il proprio status legale ai coniugi titolari di passaporti dell'AP.

Il ricongiungimento familiare

Pur essendo rimasta in vigore fino a oggi, la precedente legge su cittadinanza e ingresso in Israele è scaduta nel luglio 2021 dopo due decenni di validità.

Conosciuta come "legge sul ricongiungimento familiare" vieta espressamente ai palestinesi, residenti o cittadini israeliani, di estendere il proprio status legale ai coniugi titolari di passaporti dell'Autorità Palestinese (AP) e nega loro la possibilità di vivere insieme in un'area di loro scelta.

Viene applicata anche ai coniugi di cittadini provenienti dai cosiddetti "stati nemici" quali Siria, Libano, Iraq e Iran. Tra una notizia e l’altra, potete trovare un po’ di divertimento dando un’occhiata a questo sito.

Diverso trattamento viene concesso ai coniugi ebrei stranieri di israeliani cui la cittadinanza viene concessa automaticamente, mentre i coniugi non ebrei possono ottenere la cittadinanza dopo un massimo di cinque anni. Queste coppie sono libere di vivere ovunque sul territorio israeliano o negli insediamenti presenti a Gerusalemme est o in Cisgiordania occupata.

L’inizio di una lunga battaglia legale

Dal centro legale di Haifa, Adalah ha depositato una petizione presso la Corte Suprema israeliana contro la reiterazione di questa legge, definita tra le più razziste e discriminatorie al mondo. Approvata per la prima volta nel luglio 2003 come "ordinanza temporanea", è stata fin qui oggetto di rinnovo annuale. Si stima che affligga tra le 25.000 e le 30.000 famiglie palestinesi.

Per il Jerusalem Legal Aid Center, paladino delle famiglie palestinesi che presentano domanda per il ricongiungimento, è legge pilastro del regime di apartheid di Israele.

JLAC, a mezzo dei propri portavoce, afferma che il diritto ad avere una famiglia con cui condividere la propria vita è fondamentale per qualunque cittadino del mondo. Al momento non meno di 1,8 milioni di palestinesi vivono sul territorio israeliano delimitato dalla “Linea Verde” e sono di cittadinanza israeliana, mentre almeno 4,5 milioni di palestinesi risiedono nei territori occupati dal 1967 della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, detentori di passaporti dell'AP.

Ai palestinesi con passaporto israeliano è dato libero accesso ai territori della Cisgiordania, senza limitazioni familiari, sociali e di altro tipo, mentre ai palestinesi di Cisgiordania è vietato l’ingresso in Israele se non dotati di uno specifico permesso militare che non è facile ottenere. Molti dei palestinesi, residenti o cittadini di Israele, sono iscritti alle università palestinesi di Cisgiordania, con il divieto militare di risiedere nei centri cittadini dell'area occupata.

Famiglie in lotta

Un esempio di lotta alla legge sul ricongiungimento familiare arriva da Tayseer Khatib, 48 anni, residente ad Akka e cittadino israeliano, sposato con Lana di Jenin in Cisgiordania dal 2004. Conosciutisi mentre Khatib conduceva una ricerca accademica sul campo a Jenin, l'uomo negli ultimi 15 anni ha condotto le azioni popolari intese ad annullare questa iniqua legge, che lo ha costretto a lottare fino ad oggi per ottenere il diritto a costruirsi una vita insieme alla moglie.

Vivere costantemente in uno stato di paranoia a causa dagli effetti di questa legge è devastante per tutte le famiglie che così sono separate e divise, senza alcuna possibilità di programmare il proprio futuro insieme.

Tra le tante limitazioni imposte da questa norma, i palestinesi della Cisgiordania che vivono con un permesso di soggiorno in Israele non possono ottenere benefici sanitari o sociali né lavorare in molte professioni e solo da poco tempo è consentito loro guidare, cosa dapprima proibita.

La lotta dei palestinesi continua senza sosta anche contro queste leggi discriminatorie, con le armi della ragione e la forza del diritto internazionale.

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