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Busto Arsizio | 19 marzo 2022, 11:24

Ciak, si gira. I riflettori mettono in fuga le solitudini nel lockdown

È il tema del cortometraggio premiato ieri da "Mai Paura odv" davanti al pubblico che affollava il teatro Fratello Sole a Busto Arsizio. Con un panorama del cuore speciale: le stelle. VIDEO

La serata di Mai Paura odv a Busto

La serata di Mai Paura odv a Busto

Condivisione. È la parola chiave risuonata più volte ieri nella serata organizzata al fratello Sole da “Mai Paura odv”, l’associazione che promuove iniziative sociali sul territorio. Ed effettivamente si respirava tanta condivisione ieri sera al teatro dei Frati, ma non solo. C’era un clima di festa, allegria, vivacità, amicizia, tanta voglia di condividere il tempo insieme. E “Mai paura” magistralmente guidata da Emanuela Bossi – mattatrice della serata - con il suo pubblico si è stretta attorno ai ragazzi con disabilità, i veri protagonisti che hanno catturato l’attenzione della platea che affollava il teatro.

Loro erano interpreti di un video dove si sono esibiti con foto, sfilate, giochi, sport e tanto altro. In particolare sono stati gli adulti che seguivano i ragazzi a trarre insegnamenti da loro. Insomma i grandi hanno voluto tendere una mano ai più piccoli, ma in realtà sono tornati accresciuti di quei valori splendidi che solo quei ragazzi sanno trasmettere.

“Ciak si gira: emozioni dietro la telecamera”, era il titolo del corto, realizzato con le riprese di Matteo Ballarati e Federica Chiappa di Cactus production e montato dagli allievi dell’istituto cinematografico Antonioni di Busto Arsizio. Alquanto significative le performance inscenate dai ragazzi. Molto particolari perché il tema era davvero delicato: due solitudini vissute nel lockdown, quella dei ragazzi delle Associazioni del territorio rimasti completamente isolati e quella delle attività commerciali della zona completamente chiuse.

«Durante il lockdown mi sentivo triste perché non potevo vedere i miei amici. Il lockdown mi ha fatto male, ero malinconica», afferma una ragazza. Tuttavia il racconto era dinamico, allegro, testimone della semplicità delle cose, della felicità e delle lacrime di commozione, ma soprattutto ha mostrato lo scambio meraviglioso tra commercianti e i ragazzi e la nascita di un sano rapporto che emoziona.

«Questi ragazzi mi hanno regalato una giornata che mi ha cambiato la vita – ha detto il direttore di Rete 55 Matteo Inzaghi, nominato presidente di giuria – Il video? Un piccolo riassunto di ciò che hanno vissuto, una sintesi fatta di voci, sguardi, risate, ma anche un po’ di malinconia». A stringersi attorno ai ragazzi c’erano anche il sindaco Emanuele Antonelli, la vicesindaco Manuela Maffioli e l'assessore Daniela Cerana. «Sono orgoglioso di essere sindaco dei componenti di questa associazione che stanno realizzando opere grandiose per la città», ha dichiarato il primo cittadino. 

Un’opera importante che Mai paura sta portando avanti è il “Mai paura camp”, un terreno offerto dal Comune in via Salvator Rosa, un luogo di condivisione destinato a tutti i cittadini senza limiti, senza pregiudizi, senza barriere. «Il Camp è davvero un luogo che ben incarna quest’idea appunto di condivisione – ha spiegato Emanuela Bossi – Si faranno attività, eventi, concerti. Lì saremo liberi di essere noi stessi, diversi e unici. Lì guarderemo le stelle».

Già, osservare le stelle. Le stelle sono il filo conduttore dell’anno di Mai paura. Il fiore all’occhiello sarà infatti l’osservatorio astronomico “Nebulosa anima e cuore” che metterà a disposizione le strumentazioni astronomiche donate da Gabriele Bellotti, paziente oncologico scomparso di recente. Ieri sono dunque saliti sul palco i volontari che hanno reso bello il campo della condivisione.

Toccante anche il momento dell’assegnazione dell’Oscar alla memoria a Piero Magistrelli, il papà Anffas, scomparso esattamente un anno fa e consegnato dal sindaco alla figlia Paola. «Piero Magistrelli è stato un esempio per Busto – ha detto il primo cittadino – Ha fatto tantissimo per la città e per i suoi ragazzi. Il suo motto era: “E non è finita qui”. E noi obbediremo. La città ha bisogno di tanti Magistrelli».

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Laura Vignati

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