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Economia | 09 febbraio 2022, 16:11

A rischio una stalla su quattro nel Varesotto: «Invertire subito la rotta»

L'aumento di carburanti e materie prime mette in ginocchio un settore chiave per l’economia agricola della provincia prealpina. «Ed è fondamentale puntare all’autosufficienza alimentare»

A rischio una stalla su quattro nel Varesotto: «Invertire subito la rotta»

Nel Varesotto è a rischio una stalla su quattro con l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, che vanno a gravare su una situazione già fortemente compromessa. Il settore zootecnico è, insieme all’ortofloricoltura, «uno dei più colpiti dalla crisi determinata dalla pandemia e dalle speculazioni di chi ha cercato di trarre un illecito vantaggio da questa situazione» come denuncia Fernando Fiori, presidente della Coldiretti provinciale.

«Dobbiamo difendere la dignità delle imprese agricole davanti all'esplosione dei costi di energia e mangimi e con il latte spot venduto sul mercato a quotazioni record, è necessario intervenire per salvare uno dei settori più colpiti, quello zootecnico: un comparto fondamentale per l’economia agricola del Varesotto» che già si è trovato alle prese con la recente chiusura della Centrale del Latte, che rappresentava un forte simbolo di identità.

«Non possiamo permetterci di mettere a rischio il futuro di un settore che produce ogni anno oltre 12 milioni di tonnellate di litri di latte di mucca - continua Fiori - grazie a circa 30mila allevamenti diffusi lungo tutta la Penisola e in particolare in Lombardia, dove si munge il 40% circa del latte italiano».

Ma la zootecnia è un comparto più che strategico anche a livello nazionale: nelle stalle nazionali è munto circa il 75% del latte consumato dagli italiani e si produce il 55% della carne necessari ai consumi interni.

«Con la pandemia da Covid – conclude Fiori – si è aperto uno scenario di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti, speculazioni e incertezza che riguarda pressoché tutti i comparti del settore primario. E’ fondamentale puntare all’autosufficienza alimentare per stabilizzare le quotazioni e garantirsi adeguati approvvigionamenti di fronte alla situazione di instabilità, che caratterizza i mercati dopo la pandemia, ma soprattutto tutelare il Made in Italy. Il giusto prezzo e il contrasto alle pratiche sleali e agli abusi di potere lungo tutta la filiera rappresentano una questione di democrazia, giustizia e libertà. Se il prezzo del cibo diventa un campo di speculazione a perdere saranno sempre gli agricoltori e i consumatori».

Redazione

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