Il cantiere delle stazioni è il più grande attivo in città. Un progetto da 18 milioni di euro che ha stravolto la vita nella zona, soprattutto quella delle attività commerciali. «E’ stato un progressivo declino - spiega Enrico Cellerini di Figini Calzature, insieme ad altri commercianti di via Morosini e viale Milano oltre al titolare del Caffè Kennedy Piero Giannotti– Dall’entusiasmo per un’opera di riqualificazione siamo passati alla disperazione per un cantiere completamente fermo da mesi. Si vedono da qualche giorno gruppetti di operai che piastrellano su piazzale Biroldi e davanti alla stazione dello Stato, ma su piazzale Kennedy è tutto completamente fermo e quella era la priorità».
E’ ferma la costruzione del centro diurno, «si vede ogni tanto un solo operaio chino che mette anche tristezza», e anche di quello che diventerà il bus terminal cittadino. «Il che significa anche parcheggi in meno per i nostri clienti - aggiungono i commercianti del comparto - che non ci nascondo di non venire più da queste parti per le difficoltà e per la tristezza che mette la zona. Le cattive frequentazioni sono aumentate e noi non sappiamo più cosa pensare».
Quando gli esercenti hanno chiesto spiegazioni, hanno ricevuto rassicurazioni dall’amministrazione comunale. «Dicono di essere in linea con il cronoprogramma delle opere, ma allora quanto dovrebbe durare questo cantiere? - si chiedono – Quella che qui viene considerata un’opera faraonica, al di là del confine sarebbe già pronta da un pezzo. A questo punto pretendiamo che ci venga detto quali sono i problemi veri legati a questo cantiere e le vere tempistiche, perché quanto ci è stato comunicato finora non corrisponde a quello che vediamo tutti i giorni con i nostri occhi. Ci sono piccoli cantieri aperti ovunque e tutti piantati li».
Le domande sono tante e i commercianti vorrebbero che a rispondere fosse direttamente l’amministrazione. «Sono due anni e mezzo che facciamo sacrifici e la nostra rabbia è comprensibile - concludono - Vediamo negozi chiudere e ci chiediamo se non toccherà anche a noi prima o poi. E’ il momento di un confronto sincero perché non siamo più disposti ad accettare risposte vaghe e di circostanza».