Questa è la bellissima storia d'amore di Stella, che ha perso il suo Paolo Doto a 58 anni nell'agosto 2016, eppure conserva un legame straordinario e indissolubile con lui, conosciuto appena arrivato a Varese a fine anni Settanta, quando alloggiava al De Filippi e andava a fare colazione al bar gestito dal papà di Stella.
Doto, romano classe '58, venne scovato nelle giovanili della Omi Roma e scoperto in un provino a 18 anni da Mario Grotto, che poi lo fece esordire nella società satellite della Milanese in serie D. Paolo arriva a Varese nel 1977, debuttando in serie B e restando in biancorosso per tre stagioni con 85 partite disputate. Nel 1982 venne ceduto alla Triestina, prima di proseguire la sua carriera alla Casertana, al Barletta, al Latina e alla Ternana, terminando il suo percorso da calciatore nel 1991 con il Riccione. Tornato nella sua amata Varese, intraprende la carriera di allenatore ottenendo ottimi risultati e guidando tra le varie società anche il Tradate e il Mozzate.
Stella, ci racconta quando iniziò questa bellissima storia d'amore?
Sono sempre stata al fianco di Paolo nel suo girovagare per l'Italia. L'ho conosciuto appena arrivato a Varese: alloggiava al De Filippi e veniva con i suoi compagni - Bruno Limido, Sergio Ferretti, Francesco Buglio, Gigi Saitta… - a fare colazione al bar che gestiva mio padre: fu amore a prima vista.
Ci siamo sposati giovanissimi, erano i tempi in cui Riccardo Sogliano era dirigente biancorosso: il nostro era un grande amore.
Fresca sposina, andai per la prima volta lontano da Varese per seguire Paolo a Trieste nell'81: organizzarmi in una città nuova non fu facile ma ad aiutarmi c'erano la grande positività di Paolo, la sua capacità unica di dare fiducia e trasmettere serenità.
I tifosi della Triestina ci furono vicini, ricordo che che la mia vicina di casa mi aiutava a cucinare e mi insegnava sfornare dolci.
Devo dire che dopo le difficoltà iniziali, ovunque abbia accompagnato Paolo, mi sono sempre trovata benissimo. Grazie al carisma di mio marito, capace di farsi voler bene da tutti, la nostra casa era sempre aperta ai suoi compagni di squadra, ed era una meta fissa per cene e merende. Fu merito di quella mia vicina di casa a Trieste se coltivai la passione per la cucina, imparando anche a preparare dolci con ricette locali.
Ha qualche ricordo curioso legato ai vostri numerosi spostamenti?
Tanti… In ogni città dove siamo stati ci sarebbe da raccontare una storia. Ne ricordo uno in particolare, ai tempi di Caserta.
Raggiunsi Paolo qualche settimana dopo il suo arrivo in Campania: non conoscevo la città, dunque ci demmo appuntamento in stazione. Parcheggiata l'auto, mi spostai per delle commissioni: quando tornai al parcheggio, mi accorsi che erano state rubate tutte e quattro le gomme. Qualche ora dopo, quando si sparse la voce che la vittima del furto era la moglie del calciatore Doto, le ritrovammo sotto casa. Pensate come Paolo riuscì in poco tempo a farsi voler bene in quella città.
Non avete mai pensato di vivere lontano da Varese?
Paolo no, si trovava benissimo nella città che l’aveva adottato, come diceva lui. Personalmente, mi piaceva Roma e ho tutt'ora i miei cognati e Terni. Ma non c’era verso: per Paolo Varese era Varese, non si sarebbe mai allontanato da qui.
Nella vostra lunghissima storia d’amore avete avuto due figlie, Veronica e Giulia: ci racconta il loro rapporto con papà?
Veronica ha vissuto i vari trasferimenti di Paolo, frequentando asilo e scuole elementari in varie zone d'Italia. Pensi che era talmente abituata a cambiare regione, che dopo qualche giorno assorbiva perfino la cadenza della lingua locale. Passava velocemente dall'accento romano a quello napoletano e pugliese: era uno spasso. Giulia invece è nata quando Paolo era a Riccione a fine carriera ed è poi è rimasta a Varese.
Le figlie erano l’orgoglio di Paolo. Nei momenti liberi erano sempre con lui, volevano andare allo stadio a vederlo sia da calciatore che da allenatore.
Era un padre speciale e carismatico, riusciva ad entrare in empatia con tutti: i ragazzi che allenava per lui erano come figli. Spesso venivano a casa nostra a trovarci ed era l'occasione perché lui li coinvolgesse, rendendoli responsabili. Il mio compito era quello di preparare le crostate, al resto pensava Paolo.
Aveva un senso di responsabilità particolare sia con le figlie che con i suoi ragazzi. Voleva essere un esempio. Quando allenava, al sabato andava in ritiro anche lui: voleva essere il "mister del rispetto delle regole".
Stella, ha ancora contatti con gli amici di Paolo?
Certo. Sono amicizie nate oltre trent’anni fa. Ci sentiamo spesso con ex compagni e con le mogli “sparse” in giro per l’Italia. Anche a Varese ci troviamo spesso con gli amici di Paolo. Sarebbero tanti: ad elencarli tutti, andrebbe a finire di dimenticarne qualcuno. Voglio però citare Bruno Limido, vista la grande amicizia con mio marito, e Mario Grotto, lo scopritore di tanti ragazzi, tra i quali ci fu anche il mio Paolo, di cui capì immediatamente tecnica e carattere.
Sotto nella gallery Paolo in un momento di relax con gli amici Bruno Limido e Gigi Saitta, poi abbracciato alle figlie Giulia e Veronica