Salute - 27 gennaio 2022, 09:57

In aumento i casi di melanoma: all'ospedale di Varese 120 diagnosi nel 2021

Numeri in crescita nel centro varesino dedicato ai tumori cutanei, fulcro di una collaborazione multispecialistica. Restano fondamentali la diagnosi precoce e la prevenzione

In aumento i casi di melanoma: all'ospedale di Varese 120 diagnosi nel 2021

Il melanoma è uno dei tumori più aggressivi. Ma se diagnosticato in tempo, la probabilità di guarigione è altissima. Nell'ambulatorio dedicato all'interno della Dermatologia dell'Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese, i numeri sono in deciso aumento: rispetto ai 39 casi del 2011, sono 120 i nuovi casi del 2021, per un totale di 1.300 pazienti seguiti in follow-up. Numeri che fornisce l'Asst Sette Laghi in una nota.

«Dal 2020 abbiamo attivato un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale specifico - spiega il Dott. Maurizio Lombardo, che da anni si occupa di questa patologia - e dal 2021 siamo diventati un centro di riferimento regionale per il melanoma cutaneo familiare e multiplo, grazie alla stretta integrazione con gli altri specialisti coinvolti. L'approccio al melanoma deve essere infatti multidisciplinare, coinvolgendo, oltre al dermatologo, chirurghi, oncologi, anatomo patologi, medici nucleari, e tanti altri specialisti, come ad esempio otorinolaringoiatri e oculisti, a seconda del distretto anatomico colpito. A Varese possiamo contare su questa grande squadra».

Quando un paziente con un sospetto melanoma accede all'ambulatorio dedicato in Dermatologia, viene valutato con il dermatoscopio e il videodermatoscopio. Se il sospetto è confermato, si procede con un primo intervento, eseguito dallo stesso dermatologo, che prevede l'asportazione della lesione e l'esame istologico. Se quest'ultimo conferma la natura maligna, si procede ad un ulteriore intervento, che si chiama ampliamento, e che può essere eseguito dallo stesso dermatologo o dal dermatologo insieme al chirurgo se è necessario asportare anche il linfonodo sentinella.

«Il discrimine è nello stadio della lesione - spiega Lombardo - se il melanoma è in uno stadio iniziale, si procede solo all'ampliamento, ovvero all'asportazione del tessuto circostante, e poi si eseguono degli esami diagnostici di controllo, quali tac ed ecografie. Se invece lo stadio della malattia è più avanzato, si procede all'asportazione del linfonodo sentinella e poi, anche in base alle indicazioni fornite dall'Anatomia patologica che analizza i campioni prelevati e li sottopone ad indagini genetiche, si imposta una terapia adeguata. Entrano in gioco qui gli oncologi: sono loro infatti che seguono il paziente in questo percorso con una immunoterapia o target therapy, un trattamento sempre più personalizzato proprio grazie all'approfondimento genetico».

Fondamentale resta la diagnosi precoce: «Al 91% dei nostri pazienti il melanoma viene diagnosticato in tempo, solo il 9% dei pazienti ha metastasi e, di questi, il 100% viene curato con le moderne terapie immunologiche. La percentuale di guarigione con una diagnosi precoce è di oltre il 90% dei casi. Per fortuna, grazie a comportamenti più responsabili e ad una maggiore informazione, oggi le persone stanno più attente. Ma i pazienti che seguiamo oggi pagano spesso lo scotto di comportamenti scorretti di venti o trent'anni prima: i fattori di rischio per il melanoma sono infatti certamente legati al tipo di pelle, penalizzando le pelli chiare, ma soprattutto ad eccessive esposizioni al sole che, soprattutto in età pediatrica, hanno determinato delle scottature. Resta fondamentale la prevenzione: quando si notano lesioni asimmetriche, con bordi irregolari, colore irregolare e mutevole, soprattutto se di dimensioni maggiori alle media dei nei (più di 6mm) e che hanno registrato un'evoluzione, cioè un cambiamento, è bene farsi controllare». 

Redazione

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