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Territorio | 27 gennaio 2022, 10:33

Oggi è la festa liturgica del beato Manfredo Settala, originario della Valceresio: «Diventi il santo patrono dei frontalieri»

Vissuto tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo, fu parroco, forse il primo di Brusimpiano, che allora comprendeva anche Cuasso al Monte, Cavagnano, Porto Ceresio e Besano e che poi si ritirò da eremita sul monte San Giorgio, dove morì il 27 gennaio del 1217 e le cui spoglie riposano a Riva San Vitale in Canton Ticino

L'urna contenente le spoglie del beato Manfredi Settala in una foto di Alessandro Franzetti

L'urna contenente le spoglie del beato Manfredi Settala in una foto di Alessandro Franzetti

E' un santo poco conosciuto ma che nel nostro territorio, in particolare in Valceresio, ha avuto grande importanza e che merita di essere conosciuto e valorizzato.

Parliamo del beato Manfredo Settala di cui oggi, 27 gennaio, è la festa liturgica e che è stato ricordato in particolare dalla parrocchia di Brusimpiano di cui si dice sia stato il primo parroco.

Il beato Manfredo come raccontano dalla stessa parrocchia, riprendendo gli studi di Pietro Gini, autore dell'Enciclopedia dei Santi, è vissuto tra il dodicesimo e tredicesimo secolo ma della sua vita si sa poco. 

«Appartenente alla nobile famiglia milanese dei Settala divenne sacerdote e fu parroco, forse il primo, della nostra parrocchia - raccontano da Brusimpiano - allora comprendente anche le attuali parrocchie di Cuasso al Monte e Cavagnano, Porto Ceresio e Besano».

Dopo molti anni di mandato, decise di vivere da eremita ritirandosi sul Monte San Giorgio, dove compì miracoli contro la peste e a favore dei poveri. Quando morì il 27 gennaio del 1217 le campane si misero a suonare da sole. 

Le spoglie del beato Manfredo sono conservate e venerate tutt'ora nella chiesa di Riva San Vitale, in Canton Ticino, ai piedi del Monte San Giorgio. 

«La storia del beato Manfredo merita di essere conosciuta essendo una figura venerata sia in Valceresio nei territori di confine con la Svizzera sia nel Mendrisiotto e in Canton Ticino - sottolinea lo studioso luinese Alessandro Franzetti - sarebbe bello che venisse nominato patrono dei frontalieri». 

M. Fon.

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