Gallarate - 20 gennaio 2022, 19:33

L’obbligo d’inciampare a Gallarate. Per Vittorio, Clara e Lotte

Tre "pietre d’inciampo” dedicate alle vittime del nazifascismo. Tre anni di lavoro di Associazione Mazziniana e Anpi Gallarate: le pietre ricordano l’ultima abitazione di persone uccise dai nazifascisti. I manufatti saranno presentati nei prossimi giorni in due diversi momenti. Una iniziativa che coinvolgerà l’intera città, a partire dalle scuole

Le pietre d'inciampo: racconteranno, anche a Gallarate, che la storia e la sofferenza sono passate nelle strade che percorriamo tutti i giorni

Le pietre d'inciampo: racconteranno, anche a Gallarate, che la storia e la sofferenza sono passate nelle strade che percorriamo tutti i giorni

Tre "pietre d’inciampo”, tre nomi incisi su un marciapiedi per ricordare altrettante vittime del nazifascismo a Gallarate: le sezioni cittadine dell’Associazione Mazziniana Italiana e dell’Anpi, Associazione Nazionale Partigiani Italiani, hanno lavorato insieme per tre anni per arrivare alla posa delle pietre che ricorderanno Vittorio Arconti, Clara Pirani Cardosi e Lotte Froëhlich.Tre persone legate a Gallarate, uccise per le loro idee o perché di origini ebraiche.  

Le pietre d’inciampo sono un’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig, per fare memoria delle vittime del nazifascismo con un “segno” dentro alle città e alle comunità. Ogni pietra viene posta in strada di fronte alla casa, luogo dove viveva una vittima, e riporta il nome e il giorno in cui è stata deportata e uccisa.

 «Le pietre sono arrivate solo pochi giorni fa, dopo un lungo percorso in contatto con Gunter Demnig» raccontano con emozione Michele Rusca, presidente dell’Associazione Mazziniana, e Michele Mascella, che guida la sezione gallaratese dell’Anpi. «Nei prossimi mesi saranno posate, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, in tre diversi punti della città, vicino alle case dove vivevano Vittorio Arconti, Clara Pirani Cardosi e Lotte Froëhlich».

Il richiamo all’ultimo domicilio è un segno potente, che ricorda come ogni singola vittima del folle disegno nazifascista fosse una persona reale, con una sua storia e un legame con la città in cui viveva. Le pietre diventano così una presenza che non solo fa memoria, ma interroga la coscienza delle persone oggi. Chiunque può “inciampare” in una pietra, farsi delle domande, andare a scoprire una storia, ricordare le responsabilità collettive di fronte all’orrore.  

Lo racconta, ad esempio, la storia di Clara Pirani Cardosi: «Era una insegnante, la moglie del preside del liceo: abitavano in via del Popolo, dove c’è il teatro. Fu denunciata da un vicino di casa, funzionario della Questura» ricorda Michele Rusca, della Mazziniana. «Morì ad Auschwitz, come è riportato anche sulla pietra che la ricorderà in via del Popolo». Di origini ebraiche era anche Lotte Froëhlich, nata in Germania e arrivata a Gallarate perché aveva sposato un gallaratese, lo scrittore Mario Mazzucchelli. «La pietra che la ricorda sarà posata davanti alla casa della famiglia Mazzucchelli, il palazzo tra piazza Garibaldi e l’imbocco di via Turati» spiega Angelo Protasoni. Lotte Froëhlich non fu deportata, ma barbaramente assassinata a Meina, sul Lago Maggiore: le SS la catturarono il 15 settembre 1943 nell’albergo dove si era rifugiata insieme ad altre famiglie ebree, probabilmente per avvicinarsi alla Svizzera dove intendeva riparare.   Fu invece ucciso per le sue idee e per la sua opposizione al nazifascismo Vittorio Arconti: «Disegnatore meccanico comunista, fu tra i promotori dello sciopero alla Comerio Ercole nel gennaio 1944» racconta Michele Mascella, di Anpi Gallarate. «Fu deportato a Mauthausen insieme ad altri cinque operai. Tre di loro furono uccisi, un quarto morì pochi mesi dopo essere tornato dal campo. Arconti fu assassinato nel castello di Hartheim, dove venivano liquidati i prigionieri» .  

Il percorso delle pietre d’inciampo è anche un itinerario di divulgazione e persino di ricerca: Anpi e Mazziniana ad esempio hanno scoperto, grazie al contributo del Comune che ha mobilitato i funzionari dell’anagrafe di Gallarate, il luogo dell’ultima residenza di Arconti, in via Mameli, dove sarà posata la pietra. Nei prossimi giorni i tre piccoli manufatti inizieranno il loro iter di presentazione alla cittadinanza: la mattina del 23 gennaio (ore 11.00, al cimitero monumentale diviale Milano) le tre “pietre d’inciampo” saranno esposte nel corso dell’evento di Anpi Gallarate per il Giorno della Memoria, con patrocinio del Comune. Il 28 gennaio invece saranno mostrate in un incontro per gli studenti dei Licei di viale dei Tigli, che sarà il primo di una serie, cui sta lavorando Guja Baldazzi di Anpi, volta a coinvolgere tutte le scuole superiori di Gallarate. In entrambe le occasioni l’inquadramento storico delle persecuzioni nazifasciste sarà affidato al professor Giancarlo Restelli.  

«Sono le prime iniziative di una serie che accompagneranno alla posa delle tre pietre nei prossimi mesi» continuano i promotori. «Un percorso di conoscenza e divulgazione, ma anche di condivisione di un’iniziativa partita da Associazione Mazziniana e Anpi, ma che può diventare di tutta la città». Chi vuole potrà partecipare con un contributo economico (anche grazie alla sezione sul sito dedicato www.pietredinciampogallarate.it , che sarà attivato nei prossimi giorni) o organizzando presentazioni del progetto e singoli eventi dedicati ai tre gallaratesi vittime del nazismo.

Redazione

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