Storie - 16 gennaio 2022, 15:00

Mediterranée, da discoteca cult alla ferita del Covid: «Eppure sogniamo di far ballare ancora»

La storia del locale, raccontata dal presidente Franco Acquati e dai frequentatori. Quanti vip sono passati di qui. Oggi 18 dipendenti in cassa e uno scenario preoccupante, che sta facendo riflettere la società

Mediterranée, da discoteca cult alla ferita del Covid: «Eppure sogniamo di far ballare ancora»

Oltre 40 anni al centro della scena legnanese la discoteca Mediterranée è un luogo cult di Legnano e del territorio: ha fatto danzare tante generazioni dagli anni 70 fino ai giorni attuali, riuscendo a capire le mode e a portare artisti dello spettacolo di portata nazionale e internazionale. Nonché segnando il tessuto sociale ed economico dell’alto Milanese.

I primi passi

Lo storico titolare Franco Acquati racconta i primi passi della discoteca, che a colpi di danza è cresciuta nel corso del tempo.

«È nata nel 1973 - spiega - come sala da ballo per 1500 mq. Nel 1985 è stata ampliata in seguito con 2 altre sale rendendo possibile l’offerta di 3 generi musicali e raggiungendo una superficie di circa 5mila metri. Grande protagonista è stato il liscio con tre sale da ballo. In questo periodo siamo riusciti ad avere la partecipazione di artisti come Raoul Casadei».

Un'evoluzione continua. «Dagli anni 80 siamo passati al tango, alla dance fino al rapper, siamo stati dei veri precursori - chiosa il presidente - Negli anni 90 abbiamo avuto i Corona e  gli Snap solo per citarne alcuni, cantanti nei primi posti delle classifiche mondiali. Siamo arrivati all’era dei paninari e abbiamo creato una mega paninoteca. Eravamo una struttura all’avanguardia con circa 60 dipendenti più esterni, e avevamo allestito un servizio di 4 pullman con la Stie che portava circa 800/900 persone nella giornata delle domeniche e nei festivi»

Poi arriva il nuovo millennio: «Con l’approdo agli anni 2000 abbiamo vissuto dei cedimenti dovuti alle turbolenze giovanili. In virtù di queste situazioni, la gestione di 5-6mila persone nella discoteca è diventata più critica e pertanto nel 2002 abbiamo deciso di chiudere la discoteca ai ragazzi - sottolinea Acquati - Inoltre la nascita di altri locali dove si faceva musica e le sale da ballo ci hanno un po’ ridimensionato». 

Si arriva così ai giorni d’oggi: «Facciamo la musica dal vivo e diversi tipi di genere. L’avvento dei social ha dato un duro colpo al settore, e quindi anche il Mediterranée ha avuto delle conseguenze: prima i ragazzi si trovavano in discoteca per conoscersi, mentre oggi si organizzano sui social per incontrarsi successivamente in altri luoghi». 

Ma ecco arrivare il Covid: «Questa pandemia sta danneggiando gravemente il settore, sia a livello di costi sia a livello culturale. A mio avviso se la gente stacca 2 mesi da un locale, non cambia le proprie abitudini. Ma dopo 2 anni come nel nostro caso, siamo consapevoli che potrebbe non tornare in discoteca. Come è noto le misure del governo sono state irrisorie.  Abbiamo ricevuto nel 2021 uno sconto sulla Tari, ma lo scenario è molto preoccupante e ci sta facendo fare delle riflessioni. I nostri costi fissi e manutenzione sono elevati e abbiamo circa 18 dipendenti in cassa integrazione e diversi collaboratori fermi».

Non si sta ad aspettare: «Stiamo ragionando su forme di utilizzo alternative come mettere a disposizioni i locali per finalità sociali/mediche, ma stiamo scontando valutazioni sulla fattibilità in termini di costi. La nostra speranza è di tornare a far ballare e divertire la gente, come ai vecchi tempi e portando nuovi artisti come fatto in passato giusto per ricordare dei nomi Bobby Solo, Little Tony, Mal, Rita pavone, i Ricchi e Poveri, Franco Califano, Jonny Dorelli, 883» conclude il presidente Franco Acquati. 

Le domeniche dei giovani

La storia della discoteca è viva anche nei ricordi dei legnanesi. «I miei sono talmente "antichi" da risultare sbiaditissimi, ma ricordo molto bene delle emozioni che io e le mie amiche di sempre abbiamo vissuto quando abbiamo cominciato a frequentare il Mediterranée» racconta Eliana Oldani. Ancora: «Oltre l’amicizia, c’era anche la passione per il basket durante la nostra gioventù. Eravamo giovanissime 15 o 16 anni, eccitatissime perché spesso la domenica pomeriggio potevamo andare a piedi partendo da via Sardegna sino alla piazza Monumento  e prendere l'autobus messo a disposizione dalla discoteca più grande ed in voga della zona. Per delle ragazze quindicenni potersi recare in una discoteca non troppo distante da casa, era assaporare il gusto del proibito... Andavamo di nascosto dai genitori ovviamente, e la cosa rendeva il tutto ancora più intrigante, più divertente e più gustoso».

Per qualche anno è stata l’unica discoteca a Legnano, poi ne sono state aperte altre che hanno lasciato il segno. Era un luogo enorme, si facevano le classiche cose da giovani, ballare, conoscere ragazzi. 

«Io ho frequentato il locale i primi 2 anni dall'apertura, poi non sono mai più entrato. Negli anni 70, 80 e 90 andavi all'oratorio oppure andavi in discoteca, non avevi molte alternative. La domenica pomeriggio l’ingresso era vietato ai minori di anni 14» commenta Adriano Garbo Vettriano. 

Una grande famiglia

«Ho lavorato al Mediterranée 9 anni ed è stata un’esperienza meravigliosa come barista, poi come cameriera. Ero l’unica donna cameriera del locale e ora sono in pensione. Il ricordo più bello è la mia foto con i miei colleghi a una cena Mediterranée: eravamo una grande famiglia. La cosa particolare erano le 7 sale un ballo per ogni età e l’orchestra favolosa» conclude Angela Musazzi. 

Raffaele Specchia

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