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Economia | 09 gennaio 2022, 14:25

Il caro energia minaccia le serre del Varesotto. Dalle primule ai ciclamini, ecco le produzioni colpite

L'allarme di Coldiretti: «Una scure sull’intero sistema agroalimentare della provincia, dai campi agli scaffali»

Il caro energia minaccia le serre del Varesotto. Dalle primule ai ciclamini, ecco le produzioni colpite

L’aumento record dei costi energetici “spegne” le serre del Varesotto e mette a rischio il futuro di alcune delle produzioni florovivaistiche più tipiche del periodo in provincia, dalle primule ai ciclamini. È quanto rileva Coldiretti Varese in relazione al caro bollette che ha un doppio effetto negativo, perché riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie e aumenta anche i costi delle imprese agroalimentari particolarmente rilevanti con l’arrivo del freddo e dell’inverno.

“L’impennata dei costi energetici ha un impatto pesante sulle produzioni in serra” rimarca il presidente Fernando Fiori“In particolare in questo momento sono a rischio quelle di ciclamini e primule, oltre che delle piante verdi da interni che è diventato molto oneroso riscaldare. Vedremo più avanti quali effetti i rincari in bolletta avranno sulle produzioni di inizio primavera”.

I rincari dell’energia, quindi, “preoccupano molto le imprese perché si vanno ad aggiungere agli aumenti che stanno colpendo in maniera generalizzata le materie prime necessarie a produrre Una situazione che, più in generali pesa sulla programmazione di tutti i settori prossima stagione e che aggiunge incertezza al periodo già imprevedibile a causa della pandemia”. 

Il costo dell’energia – spiega la Coldiretti provinciale – si riflette su tutta la filiera agroalimentare e oltre alle attività agricole riguarda anche la trasformazione, la distribuzione ed i trasporti. Per le operazioni colturali gli agricoltori sono stati costretti ad affrontare rincari dei prezzi fino al 50% per il gasolio necessario per le attività che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione. Inoltre, l’impennata del costo del gas, utilizzato nel processo di produzione dei fertilizzanti, ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dei concimi, con l’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%), il fosfato biammonico Dap raddoppiato (+100%) da 350 a 700 euro a tonnellata, mentre prodotti di estrazione come il perfosfato minerale registrano +65%. Non si sottraggono ai rincari anche i fertilizzanti a base di azoto, fosforo e potassio che subiscono anch’essi una forte impennata (+60%). 

L’aumento dei costi riguarda anche l’alimentazione del bestiame, il riscaldamento delle serre per fiori e ortaggi ma ad aumentare sono pure i costi per l’essiccazione dei foraggi, delle macchine agricole e dei pezzi di ricambio per i quali si stanno verificando addirittura preoccupanti ritardi nelle consegne. Il rincaro dell’energia si abbatte poi sui costi di produzione come quello per gli imballaggi, dalla plastica per i vasetti dei fiori all’acciaio per i barattoli, dal vetro per i vasetti fino al legno per i pallet da trasporti e alla carta per le etichette dei prodotti che incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte, alle bottiglie per olio, succhi e passate, alle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi. 

Di fronte ad un’emergenza senza precedenti – conclude Coldiretti Varese – serve responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare aziende agricole e stalle.

Redazione

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