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Gallarate | 08 gennaio 2022, 09:00

IL MIO PRESIDENTE/ Senaldi: «Vi racconto come andò con Mattarella. Oggi solo Draghi è autorevole. Anche se Cartabia...»

L’ex deputato Pd, oggi in Azione, rievoca la “seconda volta” di Napolitano e l’elezione del presidente della Repubblica uscente, conosciuto sul finire degli anni Ottanta. Qualche nome per il successore e il ricordo di quel cameriere che, nel 2015, sapeva prima di tutti chi sarebbe andato al Quirinale

Angelo Senaldi, ex deputato Pd, oggi in Azione

Angelo Senaldi, ex deputato Pd, oggi in Azione

«Conobbi Sergio Mattarella nel 1989. Era vicesegretario della Democrazia Cristiana, io incominciavo il mio impegno con un gruppo di giovani raccolti nell’associazione “Progetto politico”» inizia così a raccontare l’aneddoto Angelo Senaldi, gallaratese. E prosegue: «Andai a prendere il futuro presidente, con un amico, a Linate, lo avevamo invitato a un convegno sul rinnovamento del partito. Suo fratello Piersanti era stato assassinato meno di dieci anni prima, c’era ancora molta attenzione su di lui. Viveva sotto scorta e la prima cosa che fece, una volta atterrato, fu rassicurare la moglie con una telefonata. Dimostrò grande disponibilità e apertura. Avere partecipato, a distanza di tanti anni, alla sua elezione al Quirinale è stata una grande emozione».

Iniziamo dunque con Angelo Senaldi, il nostro "viaggio" verso l'elezione del presidente della Repubblica tra chi ha partecipato alle precedenti elezioni e chi dirà la sua.

Una lunga storia politica alle spalle, già deputato del Partito Democratico, membro della Commissione Attività Produttive e di quella d’Inchiesta su contraffazione, pirateria e commercio abusivo nella 17esima legislatura, oggi passato ad Azione. Senaldi, come andò l’elezione di Mattarella?

Molto diversamente rispetto alla seconda di Napolitano. Nel 2013 la tensione era alle stelle, il nome di Romano Prodi era stato “bruciato” con 101 voti che mancarono all’appello. Due anni dopo, c’erano un governo solido e un clima più sereno. Certo Forza Italia avrebbe preferito Giuliano Amato ma per Mattarella lavorarono davvero in tanti, a partire da una larghissima parte del Pd. Come è normale che sia, si moltiplicavano incontri riservati per convergere su un nome. Ne ricordo uno, in particolare. Mi aveva invitato Giuseppe Fioroni. C’era anche Lorenzo Guerini. In tutto eravamo una quarantina. La proposta Mattarella suscitò subito una concordanza notevole. Mancavano tre giorni al voto e si intuiva che aveva la forza per passare.

Che cosa convinceva, soprattutto?

La sua storia politica, familiare e personale. La reputazione di uomo corretto, preparato e legatissimo alla Costituzione. Il fatto che avesse, notoriamente, la schiena dritta. In un Paese dove non si dimette mai nessuno, lui aveva lasciato un incarico da ministro perché in disaccordo con la legge Mammì, quella sulle tv. Con lui, le aspettative non sono mai andate deluse. Inoltre, in quel momento non era sotto i riflettori. Caratteristica che non guasta: un neopresidente “in prima linea” nell’attività politica sarebbe percepito come espressione solo di una parte. Perfino alla rielezione di Napolitano il suo nome era circolato poco. Chissà, forse poteva essere la persona giusta già allora. Ho un amico che mi ripete spesso questa considerazione: «Angelo, la cosa migliore che hai fatto a Roma è stata eleggere Mattarella».

Che cosa succederà, secondo lei, dal 24 gennaio, data in cui il presidente della Camera, Roberto Fico, ha convocato il Parlamento? Di nomi non ne circolano tantissimi…

A parte Mario Draghi, non mi sembra che ci siano personalità con la necessaria autorevolezza. Il suo potrebbe essere il profilo giusto. Anche perché mi pare che gli attriti stiano crescendo. È solo un'impressione, ma non so se il Governo durerà ancora un anno.

E l’iniziativa per eleggere un presidente donna? Se ne è parlato e scritto molto, i tempi sono maturi?

A mio avviso bisogna ragionare sul nome, sulle qualità della persona, non sul genere. Poi, ovviamente, in presenza delle giuste caratteristiche, si può votare una donna. Marta Cartabia potrebbe scontare una certa inesperienza politica ma il suo curriculum, dalla presidenza della Corte Costituzionale in giù, offre solide garanzie. In generale, bisogna puntare a una figura che ci faccia percepire credibili in Europa e nel mondo.

Voci di corridoio, da Roma?

Le voci di corridoio valgono quel che valgono. Poi, ovviamente, nel mazzo potrebbe esserci la carta giusta. Ricordo l’uscita dall’incontro accennato prima. Ero con alcuni amici. Ovviamente avevamo concordato di mantenere segreti i contenuti della discussione e soprattutto il “nome forte”. Incontrammo un cameriere, lavorava  in un ristorante che ci capitava di frequentare. Una persona molto simpatica. «Riunioni per decidere  chi sarà il presidente? – ci chiese – Ve lo dico io chi sarà: Sergio Mattarella». Come noto, anche i muri hanno orecchie.

Stefano Tosi


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