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L'ultima contesa | 23 novembre 2021, 19:31

«La zona? È come la verdura: non mi piace ma la uso. Se perdo non esco a fare la spesa, ma Varese è una sfida irrinunciabile»

Quaranta minuti alla scoperta di coach Adriano Vertemati a l’Ultima Contesa. Imperdibili: dai pensieri sui giocatori (e sul nuovo acquisto) alle spiegazioni sul gioco di Varese, dall’esultanza di sabato contro Tortona all’ambiente ostile vissuto sulla propria pelle contro Reggio, fino al rapporto con Luis Scola

«La zona? È come la verdura: non mi piace ma la uso. Se perdo non esco a fare la spesa, ma Varese è una sfida irrinunciabile»

Quaranta minuti alla scoperta di coach Adriano Vertemati a l’Ultima Contesa. Imperdibili: dai pensieri sui giocatori (e sul nuovo acquisto) alle spiegazioni sul gioco di Varese, dall’esultanza di sabato contro Tortona all’ambiente ostile vissuto sulla propria pelle contro Reggio, fino al rapporto con Luis Scola. A emergere una persona e un professionista schietto, sincero, che vive con autenticità le emozioni - positive e negative - del suo lavoro e non ha paura di nasconderle.

Ecco gli highlights della puntata di cui è stato ospite insieme ad Antonio Franzi. 

Sull’esultanza di sabato sera nel corso dell’ultimo quarto

«Vivo le partite insieme ai miei giocatori: in quel momento di gioia c’era tutta la soddisfazione per aver visto la difesa fare un raddoppio su Daum in post basso e aver forzato una palla persa. Una soddisfazione che ho voluto condividere con tutti»

Sui messaggi lanciati dalla squadra

«L’assetto molto leggero post Reggio Emilia, quando abbiamo perso contemporaneamente Egbunu, Wilson e Caruso, ci ha portato a giocare a un ritmo molto più elevato in attacco, così come a utilizzare la zona per risparmiare falli ed energie. Ecco: queste cose la squadra le ha digerite molto bene e il messaggio che abbiamo colto è che non possiamo lasciarle dietro di noi ora che le abbiamo sperimentate».

Sulla difesa a zona

«È uno strumento come tanti nel bagaglio di ogni allenatore e squadra. Nessuno può partire a impostare un’intera stagione sulla zona, perché è una difesa che de-responsabilizza ed è pericoloso mandare un messaggio del genere ai propri giocatori. In Supercoppa dissi: la zona mi fa schifo. Fu una battuta, ma lo confermo. È come le verdure, non mi piacciono ma fanno bene e le mangio. Quindi sì, la continueremo a usare, ma non per 40 minuti».

Su John Egbunu

«Lo abbiamo assecondato sia in attacco che in difesa, cercando di sfruttare le sue caratteristiche. Ora è giusto che venga dietro lui ai passi avanti fatti dalla squadra. Problemi di affollamento in area con il suo rientro? No, assolutamente: quando Gentile è in post, Egbunu occupa il “Dunker spot”, vicino alla linea di fondo (per farsi trovare pronto sugli scarichi ndr). Se invece c’è un lungo che ha tiro come Sorokas, lo stesso si mette oltre la linea dei tre punti, soprattutto se gli avversari controllano Ale Gent a zona. John ha bisogno di più situazioni di pick and roll: noi finora abbiamo avuto solo Kell in grado di giocarlo con lui».

Sul nuovo acquisto Marcus Keene

«Volevamo un giocatore con trattamento di palla e punti nelle mani che venissero dal tiro da tre. Sarà uno da marcare e sul quale gli avversari dovranno fare delle scelte, aprendo spazi. Trattamento di palla più tiro significa pick and roll più efficace. Ci darà anche leadership oltre a quella di Gentile. Inserirlo, all’inizio, vorrà dire fare un passo indietro, è normale: ci vorrà tempo per ricalibrare la squadra. Ma aggiungere un nuovo giocatore, anche uno che si prende tante responsabilità come Keene, non è mai una somma: bisogna semplicemente far funzionare l’insieme, cioè la squadra».

Su questi primi mesi a Varese

«La sfida di Varese per me era qualcosa di irrinunciabile, forse anche un rischio perché a Monaco sarei stato più coperto. So che sono in una piazza importante e molto esigente. Come mi sto trovando? È presto per dirlo. Tutto è inevitabilmente condizionato dai risultati: io, quando perdiamo, non vado a fare la spesa. Oggi (ieri ndr), dopo la vittoria contro Tortona, sono andato e ho riempito il frigo per sicurezza… Perché se perdo mi vergogno, anche se non è giusto, anche se non ho rubato nulla… Mi è dispiaciuto, e mi è capitato solo qui, di avere avuto un ambiente ostile in una partita casalinga (quella contro Reggio ndr), mi ha fatto male ma l’ho capito. Così come ho apprezzato l’energia che il pubblico ci ha dato sabato. Onori e oneri…»

Su Luis Scola

«Fino alle dimissioni di Conti con lui ho avuto un rapporto semplicemente cordiale, perché si occupava di altro. Dopo ci ha tenuto a farsi sentire vicino, abbiamo parlato tanto e ci siamo confrontati, tirando fuori ognuno tutti i rispettivi pensieri. Non è un segreto che io sia stato indicato e scelto da Conti e che magari lui avrebbe fatto un altro nome per la panchina… Ma penso che potremo lavorare bene insieme, funzionali alla squadra. Che è l’unica cosa che conta».

Sui giocatori

«Jones? È istintivo, così come Beane: non si può dare loro troppi binari. Virginio e Librizzi? Ottimi giocatori, in prospettiva futura anche per la Pallacanestro Varese. Caruso? Al di là dell’infortunio, il suo limite ora è solamente fisico, perché quest’estate non ha potuto lavorare: non è quindi pronto fisicamente per giocare in Serie A. Tutto il resto non gli manca: mani, comprensione del gioco, tiro, passaggio, movimenti in post. Non si sta tirando indietro e sta lavorando. Gentile? Certo che è molto felice di essere qui…».

Qui sotto la puntata integrale:

F. Gan


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