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Territorio | 16 novembre 2021, 14:43

All'incubatoio ittico di Maccagno con Pino e Veddasca nascono nuove trote

Iniziata la cosiddetta "spremitura" che porterà alla nascita di circa 250 mila avannotti che andranno ad abitare le acque interne dell'Alto Varesotto. I pescatori del territorio in lotta contro la norma Ue che frena l'immissione di specie non tipiche dell'ecosistema, tra cui rientra la trota fario che da 500 anni abita torrenti e fiumi prealpini

La "spremitura" degli avannotti all'incubatoio di Maccagno

La "spremitura" degli avannotti all'incubatoio di Maccagno

Anche quest’anno, all'incubatoio ittico di Maccagno con Pino e Veddasca è iniziata la cosiddetta spremitura.

Domenica 14 novembre, i volontari dell’ASD Pescatori Alto Verbano sono stati impegnati in quello che è solo il primo degli appuntamenti che porteranno alla nascita di circa 250 mila avannotti di trota che, come ogni anno, andranno ad abitare poi le acque interne dell’Alto Varesotto.

Un 2021 che arriva dopo la crisi pandemica e soprattutto dopo anni difficili dovuti alla carenza di fondi poi finalmente giunti e che hanno permesso all’incubatoio "La Madonnina" di procedere con alcuni lavori di riqualifica oggi ancora in corso d’opera.

Ma le difficoltà non sono alle spalle anzi, come spiegano i volontari, nubi forse più scure si profilano all’orizzonte a causa di un nuovo dettame normativo che ha messo sul piede di guerra il mondo della pesca.

Nonostante il meteo non favorevole, sin dalle prime ore della domenica, i volontari hanno iniziato le procedure di spremitura e fecondazione delle uova che, una volta messe negli embrionatori e dopo circa 43 giorni, saranno pronte per diventare avannotti. E così sarà per circa un mese e mezzo.

«Anche quest’anno siamo riusciti a partire con questa operazione fondamentale per i nostri fiumi - dicono i soci dell’ASD - i problemi strutturali sono stati affrontati con delle opere messe in atto da Regione Lombardia e dal Comune di Maccagno ai quale va il nostro ringraziamento. Ma le tensioni sono ben altre e date dalle novità legislative penalizzanti per il nostro settore».

Da pochi mesi è stata recepita dal Parlamento una direttiva UE che ha lo scopo di frenare l’immissione di specie alloctone, ossia di pesci non tipici dell’ecosistema, nelle acque italiane. Tra questi però è stata fatta rientrare la trota fario che da circa 500 anni abita i torrenti e i fiumi alpini e prealpini. Ma soprattutto è la trota che più viene prodotta dagli allevamenti, dagli incubatoi ed è quella che più viene immessa. Inoltre, è il salmonide più commercializzato e da solo sostiene gran parte del settore della pesca sportiva ed è ormai importante per l’equilibrio dell’ecosistema acquatico al quale si è perfettamente integrata da secoli.

Da qui, la dura reazione degli appassionati, delle associazioni, delle federazioni territoriali e di tutte le aziende che attorno alla pesca orbitano come ad esempio le produttrici di materiale tecnico (si parla di un indotto di milioni di euro). Una intera economia messa in crisi per una norma che vuole rendere estraneo un pesce che abita le nostre acque da mezzo millennio.

«Questa nuova normativa va ad incidere pesantemente su un settore già messo in crisi da inquinamento, cambio climatico e pandemia - spiegano i pescatori Alto Verbano - noi possiamo reagire visto che da anni alleviamo la trota marmorate di pura impronta genetica, cioè la trota che prima dell’introduzione della fario abitava i fiumi dell’arco alpino e padano. Ma ci sono realtà, la maggior parte dobbiamo dire, che si sono dedicate esclusivamente all’allevamento della specie oggi additata come invasiva e hanno investito tutto su questa».

«Speriamo vivamente che si cambi la strada imboccata e che il ministero torni sui suoi passi trovando risposte in quei modelli di gestione fario / marmorata che con successo da decenni sono stati messi in atto in moltissime regioni e come abbiamo fatto noi fino a ieri - proseguono i pescatori - è una decisione calata dall’alto che potrebbe far chiudere i battenti a tante realtà, ma non alla nostra che da tempo alleva con ottimi risultati anche la marmorata peraltro considerata specie a rischio estinzione da IUCN, Lista Rossa dei Pesci del Po e direttiva Habitat».

Contro la norma che andrebbe a colpire una intera economia si è recentemente formato un fronte unitario fatto dalle associazioni, dalle federazioni (ad esempio FIPSAS nazionale) e dalle regioni. Regione Lombardia, in prima linea in questa battaglia, ha di recente organizzato un incontro con lo scopo di riunire tutte le voci e farle arrivare all’unisono al ministero.

«Attendiamo gli sviluppi di questa vicenda - osservano i Pescatori Alto Verbano - quest’anno, attenendoci alle disposizioni, semineremo solamente marmorate. Abbiamo investito su questo pesce e non arriviamo per nulla impreparati. Vogliamo però crescere come associazione e dobbiamo restare positivi. Stiamo pensando a diverse iniziative da mettere in atto una volta che la pandemia sarà alle spalle. Occasioni per far conoscere ad un pubblico più ampio la biodiversità, la fauna ittica delle nostre valli e diffondere valori ambientali».

È proprio per venire incontro alle esigenze future, come ad esempio le giornate con le scuole, che l’incubatoio e l’associazione pescatori hanno chiesto e recentemente sollecitato alla Comunità Montana Valli del Verbano la realizzazione di un piccolo bagno, indispensabile per aprire le porte ai giovani visitatori.

 

Redazione

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