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Varese | 11 novembre 2021, 13:43

V­_V, chi è il gruppo che ha rivendicato le scritte contro Galparoli

Una nuova sigla è apparsa ieri in città accanto alle scritte, condannate all'unanimità, contro l’ex consigliere Piero Galparoli. Un raid notturno che ha portato alla luce una realtà radicata a livello nazionale e, ora, anche sul nostro territorio

V­_V, chi è il gruppo che ha rivendicato le scritte contro Galparoli

Hanno tappezzato la città con la scritta «Galparoli nazista criminale» (leggi QUI), rispondendo all’appello del gruppo di «scatenare l’inferno contro questa merda nazista». Ma chi sono i V_V ( si legge vivi) che si nascondano dietro al simbolo della doppia V con cui ignoti hanno firmato tutti i murales e gli asfaltos di Varese? Sono un gruppo che si definisce «di lotta non violenta per la difesa dei diritti e della libertà» che da almeno un anno è radicato sul territorio nazionale ed evidentemente anche a Varese.

Non si tratta del classico gruppo, come i tanti che sono nati negli ultimi mesi e che si organizzano su Telegram e si ritrovano poi alle manifestazioni in piazza. V­_V  appare come una vera e propria organizzazione: per farne parte bisogna prima passare da un lungo percorso di formazione al termine del quale si diventa “guerrieri” - così come si definiscono - che rispondono ad un «decalogo base di comportamento e azione».

Per comprendere meglio V_V bisogna partire dal logo, che non è un segno di appartenenza ma un simbolo «di lotta efficace», concepito non casualmente ma con un criterio tattico, «per essere facilmente riconoscibile ma soprattutto disegnato da chiunque, ovunque e rapidamente». Dal simbolo «si deve cogliere l’essenza decisa e organizzata del gruppo, che si oppone a soggetti che vogliono toglierci il diritto di essere liberi e autodeterminarci». Il richiamo è al film “V per Vendetta”, la storia di una maschera anonima in lotta contro una dittatura «per il ripristino delle libertà e di come tale maschera, che non rappresenta nessuno, può arrivare a rappresentare tutti». Alla V di Vendetta è stata aggiunta un’altra V «perché non vogliamo urlare vendetta ma rivendicare il diritto alla vita che non può prescindere dalla libertà».

Fondamentale per i «guerrieri» è quindi l’anonimato, «non per protezione ma per rispetto delle idee che divulghiamo, che sono assolute e non devono essere contaminate dal chi le esprime». Dietro alla scelta di non identificarsi emerge però anche una strategia precisa: «Non è l’aggregazione che porta alle strategie di lotta, ma le azioni di lotta che portano all’aggregazione. La lotta che si genera attraverso le amicizie è debole perché basata su sentimenti non efficaci». I «guerrieri» fanno quindi parte di «un esercito, civile e non violento che riduce al minimo gli incontri di persona, non forma squadre fisse, né crea chat aperte o gruppi territoriali».

Da tutto ciò appare come il gruppo sia «assolutamente» per la non violenza e ovviamente no-vax, ma nel senso più ampio del termine per la «difesa del diritto di poter dire no ad un trattamento sanitario, sia esso diagnostico o terapeutico» ma anche contro un nemico comune che definiscono «nazismo sanitario».

Sono in guerra, «ma una guerra prima di tutto emotiva e psicologica», che non combattono attraverso «azioni previste dal sistema, come manifestazioni e petizioni», ma attraverso azioni online di contro propaganda e di disobbedienza civile «non violenta ma pubblica, attiva, plateale, provocatoria e continua, secondo le proprie capacità e possibilità». Senza prescindere da alcuni principi di etica: «La prima regola è non fare mai attacchi personali ma sempre e solo ai concetti espressi e alle loro azioni, fatte in funzione del ruolo svolto».

La Digos, nel frattempo, sta indagando per risalire agli autori materiali delle scritte di ieri, che restano un vandalismo e un pesante attacco ad una persona rea di aver espresso una sua opinione personale. Un gesto assolutamente non condivisibile quello dei «guerrieri» varesini di V_V, ma di cui vi abbiamo voluto spiegare le origini.

Valentina Fumagalli

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