Basket - 29 ottobre 2021, 15:15

Luis, più Max, più Mario: amore, abnegazione, cambiamento. Varese riparte da loro

Una nuova-vecchia “squadra” nel presente extra parquet della società biancorossa: Scola, Ferraiuolo e Oioli fanno quadrato e proveranno a dare lavoro, stabilità e futuro dopo l’ennesimo terremoto

Mario Oioli lo dice con quel sorriso un po’ amaro, un po’ fatalista e un po’ da sopravvissuto che può comparire solo sulle labbra di chi c’è stato davvero “dentro” e, quindi, i file delle “disgrazie” li ha tutti lì, nella ram del fegato, ben ordinati per cronologia e dimensione: «Sarà la decima volta che mi trovo a vivere il cambio della persona di riferimento in società…» . Ci mettiamo a contare con lui: Rusconi, Vescovi, Coldebella, Conti… No ok, basta: ci fidiamo.

Max Ferraiuolo ha un’agenda più piena del solito e nei suoi occhi profondi ci leggi un misto di preoccupazione, spirito proattivo, “inconfessabile” ed entusiasmo.

Loro due sono la parte dell’amore, dell’abnegazione, della sicurezza, del focolare: sono gli umili ma indispensabili soldati che rispondono “obbedisco” quando l’amor di patria chiede loro di diventare, in fretta e furia, generali.

Luis Scola è il nuovo, la freschezza a cui si aggrappa - più o meno disperata - la spinta verso il cambiamento. È la speranza che va ben oltre il qui e ora.

Luis, Max, Mario: uno più uno più uno. La Pallacanestro Varese riparte da qui.

L’organigramma forzosamente e repentinamente riscritto è già noto da giorni: dimesso Andrea Conti, Scola rimane nella sua veste di amministratore delegato cooptato il mese scorso, ma cede indispensabili “quote” operative a Ferraiuolo per le “Basketball Operation” (cioè per la gestione della parte sportiva) e a Oioli per la parte amministrativa. L’argentino supervisionerà, potrà continuare a dedicarsi agli sponsor e a portare avanti il suo progetto quinquennale.

Oggi doveva essere il giorno delle parole e della faccia messa davanti a chi ha il dovere di tradurre e raccontare il nuovo corso a beneficio degli appassionati. E l’inedito schieramento ha provato a dare un’immagine ben diversa da quella - mossa e indistinguibile - di domenica sera a seguito del passo indietro dell’ex dg. C’è bisogno di rinsaldarsi, anche agli occhi esterni: «È logico che ai tifosi non possa piacere la situazione che hanno potuto vedere negli ultimi giorni - dice Scola - I perché di certe decisioni andrebbero chiesti a Conti, non a noi. Andrea avrà avuto le sue ragioni e va semplicemente ringraziato. Ora però guardiamo al futuro e copriamo la sua assenza: questa organizzazione andrà avanti fino alla fine della stagione, poi cercheremo una soluzione definitiva con un’eventuale ristrutturazione».

«Luis ha scelto di essere affiancato da risorse interne e questo ci ha fatto molto piacere perché significa valorizzare il nostro lavoro - continua Ferraiulo - Ora dobbiamo dimostrare di valere». «C’è stato un altro cambiamento, ma non possiamo fermarci, come mai del resto ci siamo fermati in passato - conclude sul tema Oioli - perché ogni giorno c’è una scadenza, un impegno e un problema da risolvere. La Pallacanestro Varese non è solo quello che si vede in campo, ma anche ciò che accade negli uffici». Max, allo scopo, cita anche una "massima" di Maurizio Gherardini: «Una buona squadra va creata anche fuori dal parquet».

Con la nuova-vecchia anima della società si parla di sponsor: «Ho già avuto dei contatti informali con un paio di potenziali nuovi sostenitori, aziende vicine a me e a altre persone della società - sostiene Scola - ma la velocità con cui sono cambiate le cose non mi ha ancora permesso di avere il dettaglio preciso di tutta la nostra situazione». E di quote: «Ho un’opzione di acquisto per la fine della stagione. Quanto? È un dettaglio che rimane privato». E di quelle tante anime che caratterizzano la società: «Bisognerà tenerle insieme, potenziare la collaborazione, sfruttare le possibilità che abbiamo: sarà questa la sfida». E infine di comunicazione: «Sotto i riflettori ci devono essere i giocatori e l’allenatore, non l’organizzazione: gli altri non devono prendersi troppo spazio e considerarsi più importante di chi gioca». E anche questa, per certi versi e per taluni casi, sarebbe una rivoluzione sotto al Sacro Monte del basket…

È però inevitabile che il presente biancorosso chiami soprattutto le questioni prettamente sportive, con la squadra di Vertemati finora bistrattata da diversi avversari e in preda a problemi tecnici. In quest’ambito, per ora, la parola d’ordine è “resistenza”: «Inutile nascondersi - constata Ferraiulo - il presente è difficile. Ma adesso non cambierà nulla: continuiamo a lavorare, consapevoli - tutti - della gravità del momento».

Qualcuno chiede a Scola se sia contento di essere diventato un dirigente della Pallacanestro Varese, visti gli attuali chiari di luna. La risposta dell’ex campione argentino è un faro nel buio: «Di più, sono entusiasta. Certo, l’ultima settimana non è stata simpatica, ma i problemi ci sono ovunque. Mi piace tantissimo essere qui, è quasi una sensazione naturale».

Luis, più Max, più Mario: la Pallacanestro Varese riparte da loro. Rialzarsi, mettere a posto i cocci, sistemare, resistere sono i primi punti dell’agenda. Poi, in un futuro ancora indefinito, il bene di Varese e di chi lavorerà per Lei sarà quello di rivoluzionarsi. Una volta per tutte. E sarà il compito forse più difficile. 

Fabio Gandini


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