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Sport | 23 ottobre 2021, 20:49

VIDEO. Quell'umanità dei Campionissimi messa a nudo da Ambrosetti. Tortu: «Ti dono il testimone della staffetta d'oro». Alfredo: «Le nubi passano, Filippo resta»

Un pomeriggio di enormi emozioni e parole che scavano nell'anima ha radunato decine di leggende sportive di ieri, oggi e domani nell'evento voluto da Alfredo Ambrosetti. Cesarini e Martinenghi "giganti" anche fuori dalla barca e dall'acqua, la Di Centa e il "grazie" a Cunardo, Scola stregato dall'emozione accanto a Raga e Meneghin, Giorgetti e l'anima del lago

Uno dei momenti più intensi dell'edizione 2021 di Campionissimi: Filippo Tortu, seguito dallo sguardo affettuoso di Livio Berruti (sul palco), consegna il testimone dell'ultima frazione della staffetta d'oro olimpica ad Alfredo Ambrosetti

Uno dei momenti più intensi dell'edizione 2021 di Campionissimi: Filippo Tortu, seguito dallo sguardo affettuoso di Livio Berruti (sul palco), consegna il testimone dell'ultima frazione della staffetta d'oro olimpica ad Alfredo Ambrosetti

Quando Filippo Tortu, vincitore dell'indimenticabile oro olimpico da ultimo uomo della staffetta, ha deciso di fare un regalo ad Alfredo Ambrosetti, padrone di casa e visionario - non a caso il rapporto con Filippo e la sua famiglia è soprattutto umano e arriva da lontano - la sala Napoleonica di Ville Ponti gremita di decine di campionissimi di ieri, oggi e domani, si è ammutolita in un silenzio carico di brividi e commozione.

«Il testimone dell'ultima frazione della staffetta olimpica - ha detto Filippo - lo dono ad Alfredo per ringraziarlo di avermi fatto conoscere il qui presente Livio Berruti (campione olimpico 1960 nei 200 metri) e soprattutto perché, prima di Tokyo, mi è stato accanto in un momento difficile. Se sono andato così forte, è anche merito suo - ha aggiunto commosso Tortu scendendo dal palco per consegnare il "regalo" più prezioso, da "cavaliere" a Cavaliere - e ci tenevo a passargli questo testimone del mio rapporto con lui». 

«Un giorno eri giù di morale e ti ho detto - ha replicato Ambrosetti con quel tono da patron di una volta, saggio e umano, a cui bastano poche parole per scavare nell'anima, accanto alla sua Lella, il vero segreto di giornate come questa - "le nubi passano, Filippo resta". Tu eri commosso, ma io lo ero ancora di più».




Potrebbe già finire qui il racconto dell'edizione 2021 dei Campionissimi, perché in un semplice gesto viene espresso ed esaltato il lato umano e profondo di chi sale sul tetto del mondo, che è anche la forza più grande per avvicinare i ragazzi allo sport, se non fosse che di questi momenti nel pomeriggio di oggi a Ville Ponti se ne sono vissuti moltissimi.

A partire dalle parole di una bellezza struggente pronunciate da Livio Berruti nei confronti dello stesso Tortu, che poco prima aveva sussurrato: «Livio è il motivo per cui ho iniziato a fare atletica e a correre. Adesso, da quasi colleghi olimpici - mi manca solo di aver fatto il Liceo Classico come lui per essergli "collega" al 100% - mi emoziona davvero moltissimo vedere nel video che avete mostrato la sua corsa all'oro del 1960 e, subito dopo, come se 61 anni fossero passati in un secondo, la nostra medaglia, quasi fosse l'una la prosecuzione dell'altra».

Ha risposto Berruti: «Tu hai due doti e una doppia visione unica, Filippo. Con l'orecchio ascolti gli avversari che si stanno avvicinando e con l'occhio guardi il traguardo. Serve il cuore, ma è il cervello che dà ordini imperiosi per arrivare in fondo e non commettere errori. Filippo corre con un tale amore per quello che fa di cui nessun altro è capace».




In mezzo alle emozioni incalcolabili di un pomeriggio condotto splendidamente da Pier Bergonzi, vicedirettore della Gazzetta, e orchestrato magistralmente da Benedetta Frattini, sarebbe quasi un torto dimenticarsi di nominare qualcuno, dai discendenti dei Campionissimi del ciclismo («Il nome ad Alfredo Ambrosetti lo diede il papà per omaggiare Binda» ha ricordato Bergonzi) ai paralimpici d'oro come il nostro Federico Morlacchi, Simone Barlaam e Martina Caironi, oppure non citare le parole da campioni, anche fuori dalla barca e dall'acqua, dell'olimpionica della vela Caterina Banti e dei varesini Federica Cesarini («Noi abbiamo vinto ma tantissime altre ragazze hanno iniziato un percorso che le porterà forse a farlo») e Nicolò Martinenghi («L'emozione più bella non è stata la medaglia ma la gioia della gente al mio ritorno ad Azzate»). 

Manuela Di Centa e Valentina Vezzali, una presente a Ville Ponti e l'altra collegata in video, campionesse e icone olimpiche, hanno parlato di valori, giovani e sport.

«Abbiamo creato un percorso al femminile - ha detto la Di Centa - io sono qui per lanciare un messaggio: bisogna credere di poter fare bene e con il cuore le cose che si amano per poter arrivare lontano. A Cunardo ho un pezzo della mia famiglia che mi ha aiutato in un momento difficile: dico grazie a Gianantonio e Francesca (chiamati poi sul palco). Dal vertice a volte è facile dimenticarsi di chi ti è stato vicino quando eri nessuno, ma è l'errore più grande che si possa commettere».

«Daremo battaglia per fare finalmente entrare lo sport con insegnanti di scienze motorie dalla quarta e quinta classe delle elementari: questo sarebbe il "mio" settimo oro olimpico» ha promesso il sottosegretario Vezzali.

Applausi, ammirazione e stupore hanno unito sport lontani come quelli di Pierpaolo Frattini, ds della Canottieri Varese, Sara Bertolasi ed Elia Luini, ma anche di Beppe Bergomi, che ha raccontato l'emozione di una «finale vinta in mezzo agli inglesi», di Sandro Galleani, in platea con la sua Egidia, del presidente e padrone di casa Fabio Lunghi, presidente della camera di Commercio, e di Antonio Rossi, Sara Simeoni e Toto Bulgheroni.

Di fronte a un evento che ha riportato a Varese per un giorno anche l'ex questore Giovanni Pepè, accanto all'attuale capo di piazzale Libertà Michele Morelli e ai massimi vertici istituzionali provinciali, il momento dedicato al basket è stato non meno vibrante, dove il tempo s'è fermato, mischiando passato, presente e futuro grazie alla "statura" di Dino Meneghin, Manuel Raga e Luis Scola, coinvolto e stregato dalla Varese più bella.

La voce di Noa, sublime, e quella di Giancarlo Giorgetti, sincero e orgoglioso quando ha ricordato - lui, uomo d'acqua e di lago come l'indimenticabile papà Natale - «l'oro olimpico di Federica Cesarini e Valentina Rodini» oppure «l'immagine vincente dell'Italia» negli Usa dove si trova in queste ore, hanno fatto da sottofondo a una musica che non si spegnerà nell'attesa dei Campionissimi 2022. Perché questo è un momento rarissimo e prezioso capace di radunare, tutte assieme, parole e sentimenti a volte persino più toccanti di una medaglia o di una vittoria




Andrea Confalonieri

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