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Sociale | 13 ottobre 2021, 10:15

La corsa di Angela Restelli contro la malattia: una sfida che va avanti come “pink ambassador” per Legnano

L'ex insegnante in pensione ha iniziato a correre contro una malattia che mette a dura prova non solo il fisico, ma anche la mente. Operazioni e terapie non l'hanno fiaccata nello spirito. Ora è “pink ambassador” per la Fondazione Umberto Veronesi. E la sua storia riempie di forza e ha tanto da dire

La corsa di Angela Restelli contro la malattia: una sfida che va avanti come “pink ambassador” per Legnano

Angela Restelli ex insegnante legnanese in pensione, ha iniziato a correre contro una malattia che mette a dura prova non solo il fisico, ma anche la mente. I giorni passano e si perde la dimensione del tempo, lo spazio diventa incerto, ma bisogna fare qualcosa, agire.

Quando le hanno diagnosticato il tumore triplo negativo nel 1994, ha iniziato a correre per sconfiggere questo male che l’ha colpita al seno destro. Poi altre operazioni e terapie, nel 2006, 2009 e 2010. Dopo questa corsa contro il tumore, ha deciso di entrare a fare del progetto Fondazione Umberto Veronesi. Ora è “pink ambassador” e responsabile volontaria per la città di Legnano. Inoltre con le sue “colleghe pink” è impegnata nella raccolta fondi a sostegno della ricerca scientifica, attraverso varie iniziative.

Ottobre è da sempre il mese “rosa”, dedicato alla prevenzione dei tumori femminili e alla salute della donna. Il progetto di Fondazione Umberto Veronesi coinvolge le donne che hanno affrontato un tumore femminile e che desiderano riprendere il percorso della loro vita con nuova energia e passione. E accettano di affrontare una nuova sfida: allenarsi per alcuni mesi per raggiungere l’obiettivo di arrivare a percorrere la distanza di 21 km, pari a mezza maratona.

Angela, ha fatto la maratona di Ney Work. Cosa l’ha spinta ad affrontare una corsa così difficile, dopo tante?

Con la malattia sono arrivate tante emozioni con le quali avrei dovuto fare i conti nel tempo: paure alternate a speranze, illusioni, smarrimenti; da subito ho voluto creare con forza una convivenza pacifica con la malattia e ho voluto che questa diventasse una occasione di crescita, una opportunità da non sprecare.
Ho capito che il cancro avrebbe potuto portarmi via molte cose ma la voglia di ridere e di vivere no.
Con la corsa ho trovato un altro farmaco che ha fatto bene alla mia testa, alla mia mente. È un farmaco di eccellenza che mi ha sempre ridotto il senso di precarietà e la paura di non farcela.
Mettere le scarpette e andare al parco della mia città, correre nelle giornate buie mi ha sempre permesso di ritrovarmi, di sentire scivolare via i brutti pensieri, di cambiare umore, di darmi una buona dose di fiducia per credere ancora nelle mie capacità e progettare di nuovo e conseguire altri traguardi.

Spesso le donne rinunciano a fare controlli di prevenzione, per paura di trovare qualcosa di spiacevole. Quali consigli si sente di dare per superare questo blocco?

La paura è un sentimento che blocca, irrigidisce, immobilizza, non aiuta a prendere decisioni, non aiuta ad affrontare la giornata con colori diversi, ho sempre cercato di tenermela lontana. Come si può superare? Come si può gestirla? Intanto continuando a prendersi cura del proprio corpo che significa anche “volersi bene”. Bisogna avere la consapevolezza che chi pratica sport per almeno un'ora al giorno ha un rischio di ammalarsi di un tumore al seno inferiore del 12% rispetto a chi non lo fa.

Fare prevenzione, non lasciare passare troppo tempo tra un controllo e l'altro. La regolarità degli esami permette di instaurare una grande fiducia nei medici e nella ricerca. Infine, credere nella ricerca e sostenerla significa finanziare studi scientifici che possono cambiare il destino di tante donne, dei nostri figli, nipoti.

Cosa si dovrebbe ancora fare affinché ci sia maggiore prevenzione? La campagna della Fondazione e il vostro “lavoro” di pink ambassador quali risultati ha raggiunto negli ultimi anni?

La campagna di FUV ha permesso alle donne di ritrovarsi in 18 province italiane, allenarsi due volte alla settimana con coach Fidal e partecipare alla staffetta collettiva che si snoda proprio in questa settimana nelle 18 città italiane.
Ritrovarsi in gruppo e partecipare agli eventi, permette di contribuire alla raccolta fondi e sostenere moltissimi ricercatori e in generale regala la consapevolezza che la malattia può essere considerata "una rinascita", la capacità di comprendere giorno dopo giorno che la vita è qui e ora, che potrebbe non esistere un domani e questo vale per tutti. La vita non finisce con la diagnosi, la si può riprendere. Non si deve vivere da malate, ma nella speranza che possa stupire ancora.

Quali sono i progetti che vorresti realizzare per Legnano? Quali sono le prossime iniziative?

Poter realizzare una mostra fotografica con volti di donne colte prima e dopo la malattia, poter allestire come volontaria di Fuv un banchetto in piazza San Magno a sostegno della ricerca per i tumori infantili. Sarebbe l'occasione per ricevere donazioni a fronte di una confezione di tre barattoli di pomodoro con proposte di chef  famosi per ricette e consigli utili per una migliore alimentazione e come coinvolgere i bambini a piantare semi di pomodoro.

Cosa sogni?

Che tutte le donne possano fare attività di movimento senza pensare di rubare del tempo alla propria famiglia, ma pensare seriamente alla salute; questa è anche prevenzione.
Sogno che la ricerca possa raggiungere negli anni un traguardo che il prof. Umberto Veronesi si augurava, ovvero la guarigione al 100%, quindi sogno che i ricercatori trovino un protocollo adeguato di cure per ogni tipo di tumore al seno, compreso per  il mio triplo negativo. Sogno che le donne possano essere ancora più amate e valorizzate per le possibilità e potenzialità che hanno dopo la loro “rinascita”, perché inevitabilmente cambia la scala dei valori della vita.

Raffaele Specchia

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