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| 10 ottobre 2021, 18:03

L'OPINIONE. «Sarebbe stato facile abbattersi, ma ci siamo rialzati». Ghioldi e la Pro Patria che è viva e sulla giusta strada

Filippo in campo dal primo minuto, in un ruolo non suo senza scomporsi. Giardino che esordisce a neanche 18 anni. Saporetti attento custode della propria porta che scava un varco in quella avversaria evitando una sconfitta triste per tutti. Ecco i punti non misurabili che spronano i tigrotti

Pro Sesto - Pro Patria nelle immagini di Marco Giussani

Pro Sesto - Pro Patria nelle immagini di Marco Giussani

«Sarebbe stato facile arrendersi, o almeno abbattersi. Ma ci siamo rialzati, abbiamo trovato il gol nel finale che è di fondamentale importanza. Siamo stati bravi». La voce e gli occhi di Filippo Ghioldi raccontano il pareggio contro la Pro Sesto così. E non si può che credergli.

Ghioldi sta parlando della Pro Patria e dentro ci mette lo sport e la vita. Ci mette anche la sua storia. Il suo infortuno, che l'ha strappato da una stagione pazzesca come lo scorso anno. Sarebbe stato facile abbattersi, ma Filippo si è rialzato. Ha 22 anni e l'ultimo anno, l'ha trascorso a lottare, mai da solo: la società, i compagni, gli sono sempre stati a fianco. Si è rivisto in campo nelle amichevoli, poi nel campionato e oggi fin dal primo minuto. 

Insomma, quello che dice Ghioldi è carico di una verità che comprende la partita di oggi e va oltre ancora. Fa amare alla follia il calcio, perché ci fa scorrere davanti giovani così. Ci mostra Filippo che ha interpretato un ruolo non suo ma con somma felicità, perché serviva, perché la squadra ne aveva bisogno: «Ho giocato davanti, posso farlo anche se non è il mio ruolo. L'importante è ritrovare il campo». Nonché i tifosi, con il ritorno degli ultras: «Con loro è stato ancora più bello». 

C'è un'altra espressione che usa Ghioldi, stupenda: «La squadra è viva». Poi aggiunge: «Siamo sulla strada giusta».

Questa sera, la strada giusta sembra proprio questa. Di Ghioldi e dei ragazzi che decidono di non abbattersi.

Di Giardino, che sfiora i 18 anni ed esordisce in campionato in una partita come questa, nel momento più difficile. Quando lo fa entrare, il mister? Quando toglie Fietta. Sì, Fietta, il senatore, classe 1984: quasi vent'anni di differenza tra i due.

Del "Sapo", attento custode della propria porta e poi rapido nello scavare un varco in quell'avversaria. Perché era vietato abbattersi, per sé, per la squadra, per quelli che guardavano con tristezza materializzarsi una sconfitta. 

Di Pierozzi che oggi voleva dare una lezione anche ai milanesi, dopo i veneti.

Di ogni tigrotto che si è adattato in queste settimane di emergenza e ancora lo farà. Che si è messo in discussione perché vuole crescere. Come e con la sua Pro Patria.

 

Marilena Lualdi

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