«Invitiamo la giunta uscente del Comune di Varese, guidata da Davide Galimberti, e le donne che ne hanno fatto parte, a rendere conto pubblicamente delle azioni svolte a favore dell’imprenditoria femminile e della conciliazione del tempo lavorativo e familiare delle nostre cittadine».
L’ultima sfida elettorale lanciata dalla lista civica “Una Grande Varese”, che sostiene la corsa di Matteo Bianchi sindaco, si tinge di rosa. E interroga senza mezzi termini gli avversari dell’imminente tornata elettorale, nonché responsabili in questi cinque anni del governo varesino, sul piano dei fatti relativi alla considerazione delle esigenze del mondo femminile: «Apprendiamo di liste, come PratiCittà, fondate sulla presenza di donne e convinte di rappresentare davvero l’inclusione e la parità di genere. E allora chiediamo soprattutto a chi, fra queste donne, ha fatto parte dell’amministrazione Galimberti quali agevolazioni abbia concretamente messo in campo, quali bandi abbia esplorato, quali soluzioni abbia trovato per la conciliazione femminile, per le cosiddette tre “M”: mamme, mogli, manager. Devono rispondere pubblicamente».
L’appello al confronto non cela l’evidente critica al pregresso: «Siamo davanti ancora una volta a mancate promesse. Noi di “Una Grande Varese” ci immaginiamo invece un welfare territoriale vero, valido e concreto, che miri a un autentico “life balance” per le nostre concittadine».
Per realizzarlo, ecco la proposta delle giunte di quartiere: «Aiuterebbero a creare davvero una città a misura di famiglia, nella quale uomini e donne possano trovare la stessa dignità lavorativa, favorendo l’ottimizzazione dei servizi offerti da ogni rione e quindi semplificando la vita delle persone che ci abitano. Pensiamo, per esempio, alla riduzione dei tempi di spostamento o ai servizi di accompagnamento dei bambini a scuola e presso le società sportive che frequentano».
Per “Una Grande Varese” «che un “life balance” non esista ancora a Varese è testimoniato dal calo demografico. Le famiglie varesine non fanno più figli perché non ci sono servizi e quindi si scoraggiano e si sentono abbandonate, così come le donne scarsamente agevolate. Matteo Bianchi punta a invertire la rotta, cosa possibile solo attraverso risposte concrete».