Salute - 28 settembre 2021, 22:38

Letizia Moratti presenta la riforma sanitaria: «Maggior assistenza domiciliare e continuità assistenziale»

La vicepresidente di Regione Lombardia, insieme al consigliere Emanuele Monti, ha illustrato questa sera le novità che la riforma di legge introdurrà sul territorio con la nascita delle case e degli ospedali di comunità

Letizia Moratti presenta la riforma sanitaria: «Maggior assistenza domiciliare e continuità assistenziale»

La vicepresidente di Regione Lombardia e assessore al Welfare è stata ospite questa sera di Emanuele Monti e Matteo Bianchi al teatrino Santuccio di Varese per presentare la riforma della legge sanitaria regionale e le sue declinazioni sul territorio. Letizia Moratti ha cominciato però il suo discorso dal Covid e illustrando l'andamento della campagna vaccinale: «Questa settimana raggiungeremo quota 15 milioni di somministrazioni con una percentuale di copertura della popolazione lombarda dell'89%. Da parte dei giovani c'è stata un'ottima adesione ma possiamo fare di più ed è a loro che mi rivolgo e mi appello per invitarli a vaccinarsi». 

Ed è stata proprio la pandemia che ha evidenziato una serie di limiti del sistema sanitario, e ha ispirato Regione Lombardia alla riforma. «Abbiamo inaugurato un metodo di lavoro nuovo basato sull'ascolto - ha detto Monti -Da maggio a luglio abbiamo aperto le porte istituzionali a stake holder, sindaci e associazioni. Una legge condivisa, per la prima volta in Lombardia».

Una riforma che non è calata dall'alto «e mira sempre di più a curare la persona e non la malattia - ha spiegato la Moratti - Quindi maggior assistenza domiciliare, maggior continuità assistenziale attraverso le case di comunità a cui saranno affiancati ospedali di comunità. E il sistema opererà in due direzioni: dalla presa in carico a casa fino all'ospedale e viceversa, dalla dimissione dall'ospedale al rientro a casa». La messa a terra di questo sistema è legata naturalmente al Pnnr «e contiamo di realizzare le  216 case e 60 ospedali di comunità entro il 2024. Da ultimo la telemedicina su cui stiamo puntando tantissimo, attraverso le nuove tecnologie». 

Calata sul nostro territorio la riforma significa la creazione nel nuovo distretto Varese:

IL DISTRETTO DI VARESE

Grande quanto la città, si configurerà come sede fisica facilmente riconoscibile e accessibile dai cittadini. Nel distretto troveranno collocazione le strutture territoriali (poliambulatori, COT, Ospedali di Comunità) e sarà il metro di valutazione del bisogno locale, della programmazione territoriale e dell'integrazione dei professionisti sanitari (MMG/PLS, specialisti ambulatoriali, infermieri, assistenti sociali, ecc.) nonché la sede privilegiata del rapporto con i sindaci del territorio.

MEDICI DI MEDICINA GENERALE E PEDIATRI DI LIBERA SCELTA

Integrazione nel Distretto del Dipartimento di Cure Primarie. Un accordo sottoscritto da ATS unitamente alle ASST a garanzia dell'omogeneità territoriale e Estensione del Sistema di Presa in Carico del paziente cronico e fragile (PIC) attraverso i distretti quali sede dell'integrazione tra professionisti (MMG/PLS e specialisti). L'Intensificazione del dialogo tra Regione Lombardia, Enti del Sistema e la medicina territoriale al fine di rendere centrale il ruolo del MMG/PLS nel percorso di cura dei propri assistiti ed in particolare dei pazienti affetti da malattie croniche. E infine la semplificazione delle attività della medicina territoriale anche mediante la digitalizzazione.

LA CASA DELLE COMUNITÀ

E' una struttura fisica attraverso cui coordinare tutti i servizi offerti, in particolare ai malati cronici. Conterrà il punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie e al suo interno opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e potrà ospitare anche assistenti sociali. Impiegherà un medico con disponibilità giornaliera di 4 ore, 2 ostetriche, MMG, infermieri di famiglia, specialisti ambulatoriali. Saranno quindi organizzate nella logica Hub & Spoke.

CENTRALE OPERATIVA TERRITORIALE 

Potrà essere una struttura fisica o digitale con funzione di coordinamento dei servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l'interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza. Rappresenterà un potenziamento di tutte le attività di telemedicina e medicina digitale: televisita, teleconsulto, telemonitoraggio. Impiegherà 5 infermieri e 1 coordinatore.

OSPEDALE DI COMUNITÀ

Struttura sanitaria della rete territoriale a ricovero breve e destinata a pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/ bassa intensità clinica e per degenze di breve durata. Di norma dotata di 20 posti letto (fino ad un massimo di 40 posti letto) e a gestione prevalentemente infermieristica. Renderà le cure più appropriate determinando una riduzione di accessi impropri ai servizi sanitari come ad esempio quelli al pronto soccorso. Impiegherà 9 infermieri, 6 operatori sociosanitari, 1 medico con disponibilità giornaliera di 4 ore (professionista già oggi presente nel Sistema Socio Sanitario Lombardo).

Il 30% delle figure professionali che garantiranno il funzionamento delle strutture territoriali sarà di nuova assunzione. «E non ci sarà nessun calo di investimenti sugli ospedali - ha sottolineato Monti - perché i fondi che si utilizzeranno saranno quelli aggiuntivi del Pnrr, ma sono soldi che andranno restituiti quindi bisogna spenderli bene e in fretta. Ed a questo che abbiamo pensato lavorando alla riforma della sanità lombarda».

SINDACI

In tutto questo determinante sarà il ruolo dei sindaci, «che a scanso di equivoci chiariamo che sarà di collante e di messa a sistema, ma non di governance - ha detto Bianchi - che ricordiamo essere in capo a Regione Lombardia. La sanità e la salute restano temi al centro di una buona amministrazione e un sindaco attento deve mettere al centro l'importanza dell'azienda ospedaliera sul territorio». 

Valentina Fumagalli

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