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Lombardia | 19 settembre 2021, 22:15

Palio di Legnano: la riconquista

Vince La Flora. Vincono i contradaioli, tra resistenza, sofferenza e passione. Il palio è tornato

I contradaioli de La Flora scortano la Croce di Ariberto da Intimiano

I contradaioli de La Flora scortano la Croce di Ariberto da Intimiano

Ha riconquistato il suo palio, Legnano. Lo ha riconquistato affrontando il Covid. Prendendolo a pugni, con disciplina implacabile. Lo ha riconquistato affrontando le incertezze del meteo. Perché settembre non è maggio. E i contradaioli battevano i denti. Ma rimanevano lì, al Mari. Per tornare alla carica della Compagnia della Morte, ancora una volta.

 

Legnano ha riconquistato il palio nella consapevolezza che occorre affrontare anche l’apprensione. Per la competizione? Per la pandemia? Sì, certo. Ma anche, forse più, per un cavallo. Marracash, andato giù in curva nella finale, steso a lungo, poi in piedi, a dispensare speranza. Quello appena andato in archivio, 19 settembre 2021, è stato il palio delle conquiste.

 

La Flora ha strappato la vittoria. In generale, le contrade si sono riappropriate del loro palcoscenico, delle rivalità, delle identità. Delle urla e dei cori, dei colori e dello stare insieme. I contradaioli hanno vissuto di nuovo, seppure in forma ridotta, i riti che uniscono. E che lanciano occhi, cuori, budella verso il galoppo dei cavalli. Tante manifestazioni simili si sono arrese. Non il palio di Legnano.

Com’è andata? Niente carosello storico, nemmeno in forma ridimensionata. Spettatori a osservare il trattamento della pista da parte dei mezzi per lungo tempo. Senza un fischio, senza un cenno d’impazienza. Sguardi a fissare le pozzanghere nel verde dello stadio Mari, lunghe quanto il campo di calcio, testimonianza dei rovesci che si sono abbattuti (anche) su Legnano nelle ore precedenti la manifestazione, condizionandola. Bandiere sventolanti a un vento capriccioso, crescente. E sole brillante, autunnale, in un cielo grigio scuro.

Poi l’ingresso dei tamburi e delle chiarine. L’inno d’Italia cantato dal “Coro Jubilate”. E la carica della “Compagnia della morte”, trait d’union fra storia e leggenda, fra i palii di ieri e quello di oggi.

Sofferta la partenza della prima batteria con San Domenico, San Magno, Sant’Erasmo, San Bernardino. La spuntano, nell’ordine, San Domenico e San Bernardino. Più lineare la seconda, nei tempi di scatto e nell’andamento della corsa. I partenti: Sant’Ambrogio, San Martino, La Flora, Legnarello. Si qualificano: Sant’Ambrogio e La Flora.

Finale: Flora indietro ma irruente. Corre, lotta, vince. Botto finale. Vince, di nuovo. Una contrada esulta, tutte  tifano per un cavallo. Perché, alla fine e come sempre, il palio divide. E unisce.

Stefano Tosi

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