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Basket | 14 settembre 2021, 21:37

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI - Egbunu, il pastorello dormiente del presepe napoletano-biancorosso

Come Benino, allegoria tipica della tradizionale rappresentazione partenopea della Natività, il nigeriano oggi ha ronfato sul campo: se gioca così, è un problema. Più dinamici Caruso, De Nicolao, così come Wilson (un po’) e Sorokas. Per il resto, nel particolare e nel generale, siamo ancora indietro

Foto di Fabio Averna

Foto di Fabio Averna

Solo qualche spillo, dopo quest’ultimo appuntamento del Superprecampionato. Quando si farà sul serio, faremo sul serio.

Giusto il tempo di notare che la più grande fonte di ispirazione, oggi, è stato John Egbunu. Nel contemplare le sue chiusure catatoniche, la sua mollezza ciondolante per il campo, il suo pigliar farfalle in aiuto, la scarsa qualità dei suoi blocchi e l’assoluta docilità con cui si è fatto addirittura stoppare (sì, proprio lui), ci ha infatti portato dritti dritti a Napoli, in un viaggio lampo Varese-Sassari-Vesuvio che nemmeno con l’ormai pensionato Concorde…

Il buon John, stasera, ha giocato come il pastorello dormiente del presepe napoletano, statuina tipica e quindi immancabile nelle celebri rappresentazioni artigianali del luogo. L’immagine in questione è arrivata come un flash, poi siamo andati a guardare, perché la nostra conoscenza autentica della materia era già finita da un pezzo. E abbiamo scoperto che tradizione vuole che il pastorello dormiente del presepe napoletano si chiami Benino, stia sempre più o meno sdraiato nei pressi della mangiatoia che ospita Gesù bambino, sogni il presepe in cui dorme e sia assolutamente inopportuno svegliarlo, perché farlo vorrebbe dire l’estinzione immediata del presepe stesso.

Ora, a costo di essere blasfemi: noi, Egbunu, lo sveglieremmo presto invece. Perché se gioca e (soprattutto) difende così, son dolori. Lo scorso anno, messo al centro al posto di un campione che “dietro” non ne poteva avere (di piedi e di età), ha cambiato il panorama. L’auspicio per quest’anno era iniziare fin da subito a farlo sentire agli avversari, unito all’impegno dei suoi compagni: beh, siamo indietro.

Comunque, già che siamo arrivati a Napoli, va scritto che il posto del pastorello nigeriano-partenopeo sul parquet lo ha preso, a tratti bene, il napoletano Guglielmo Caruso, palesandosi per la prima volta alla platea: un paio di bei canestri e un po’ di grinta in più rispetto al suo titolare. Bene: l’unico suo compito, ora, è mostrare qualche numero, perché in caso ci si lavorerà. Con calma.

La verità è che tutta Varese oggi si è messa ben d’impegno a rappresentare la Natività. Un po’ sulle gambe, un po’ molle anche lei come il suo centro e un po’ caporiona. Uniche eccezioni, citato Caruso, quel playmaker che in ogni squadra è più indispensabile di San Giuseppe e della Madonna nel presepe (un De Nicolao in crescita e volitivo come lo ricordavamo), un Sorokas di lotta (perché di governo è ormai chiaro che ci sarà Jones) e un Wilson che, se ha dormito, almeno lo ha fatto da sonnambulo. Pure di quelli pericolosi (per gli avversari).

Signori, qui si è ancora lontani da tutto. Ma la sconfitta di oggi al PalaSerradimigni aggiunge nulla né ai supposti pregi, né ai supposti difetti della Openjobmetis 2021/2022: semplicemente dice che Varese non è (e non sarà) al livello di una Sassari nella stagione che incombe. Sai che scoperta…

Fabio Gandini


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