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Varese | 13 settembre 2021, 15:09

VIDEO - Landini: «Sì all’obbligo vaccinale, ma il Green pass non crei discriminazioni e divisioni: i lavoratori non devono pagarsi il tampone»

Il segretario generale della CGIL è intervenuto questa mattina alla Schiranna in occasione dei 120 anni della Camera del Lavoro di Varese. Diversi i temi toccati, dalle condizioni di lavoro nelle «finte cooperative di Malpensa» al blocco dei licenziamenti e all’idea di una nuova «unità sindacale»

VIDEO - Landini: «Sì all’obbligo vaccinale, ma il Green pass non crei discriminazioni e divisioni: i lavoratori non devono pagarsi il tampone»

«Se il Governo vuole introdurre l’obbligo vaccinale, noi non abbiamo nulla in contrario: questo virus si combatte con il vaccino e, anzi, dobbiamo lottare per il diritto al vaccino. Ma il Green Pass non provochi divisioni nel mondo del lavoro: è sbagliato mettere nella condizione una persona che deve lavorare di dover pagare il proprio tampone e quindi è sbagliato mettere sullo stesso piano vaccino e tampone».

È stato questo uno dei passaggi più significati legati all’attualità emersi dal lungo discorso di Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, intervenuto oggi alla Schiranna in occasione dei 120 anni della Camera del Lavoro di Varese.

Landini è stato accolto dal segretario generale della CGIL Varese Stefania Filetti e dai delegati del territorio, in rappresentanza di diverse categorie, concludendo una mattinata densa di interventi, tra i quali quella del professor Enzo Laforgia, che ha ripercorso la storia del sindacato in città.

«A Malpensa e intorno a essa, dove ci sono appalti, subappalti, finte cooperative e altre entità basate sui processi di esternalizzazione, le persone, pur lavorando assieme e facendo in pratica lo stesso lavoro, non hanno gli stessi diritti e le stesse tutele - ha affermato il segretario nazionale in un altro frangente - Questo problema non è ancora stato affrontato dal punto di vista legislativo, così come quello dei contratti pirata. C’è bisogno di organizzare linee di tutela comuni, evitando di far sedere questi lavoratori su tavoli diversi e avere così meno potere».

Molteplici i temi trattati nell’ora e trenta minuti di orazione. Tra essi la «necessità di una messa in discussione delle parti sociali» e la «convinzione che il mercato da solo non possa più misurarsi con i cambiamenti sociali, affrontando la nuova fase che si aprirà dopo la pandemia»: «E noi sindacati, per rappresentare davvero il lavoro, dobbiamo imparare a rappresentare i lavoratori in tutti gli aspetti della loro condizione sociale: la casa, la scuola, il servizio sanitario…».

Una stoccata al Jobs Act «ci ha fatti passare dalla cultura del lavoro e della persona alla mercificazione degli stessi» e la necessità di ribadire le proposte - «già fatte a tutti gli ultimi 3 governi» - in tema di riforma fiscale, riforma delle pensioni, riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive».

E un accenno anche al 31 ottobre, giorno «in cui scadrà il blocco dei licenziamenti nei settori non industriali, come il turismo, rischiando di metterli ancora più in difficoltà» e il lancio dell’idea di un “sindacato unitario”: «Penso che mai come adesso sia importante ricostruire un’unità del mondo del lavoro, evitare la competizione tra le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare e mettere nella condizione coloro che lo vogliono di poter rivendicare i propri diritti e le proprie tutele. In questo senso l’unità sindacale nella storia del nostro Paese ha permesso di fare passi avanti per la democrazia».

F. Gan.


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