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Economia | 13 settembre 2021, 16:33

Il no di Coldiretti all'uso dei pannelli solari a terra: «Nel Varesotto c'è fame di suolo agricolo»

Prosegue la campagna lanciata dai giovani dell'associazione sul territorio: «Bisogna fronteggiare anche la minaccia della cementificazione invasiva soprattutto nella zona sud della provincia di Varese, una delle più cementificate d'Italia»

Il no di Coldiretti all'uso dei pannelli solari a terra: «Nel Varesotto c'è fame di suolo agricolo»

 

«Si possono raggiungere gli obiettivi che il nostro Paese si è assunto per la produzione di energia da fonti rinnovabili senza consumare altro suolo agricolo? La risposta è affermativa. E ci fa piacere che anche un numero crescente di cittadini stia sostenendo la nostra campagna: è in gioco il futuro di un territorio che, più di altri, soffre il problema di carenza di suolo agricolo, dato che il Varesotto – specialmente nella zona sud del comprensorio – risulta essere una delle province più cementificate d’Italia». 

Così il presidente della Coldiretti provinciale Fernando Fiori commenta il prosieguo della campagna contro i pannelli solari “mangia suolo” lanciata da Coldiretti Giovani Impresa che, nel contempo, rimarcano la necessità di spingere su un “green” pienamente sostenibile che, ad esempio, preveda la realizzazione di tali impianti sui tetti delle strutture e su altre dislocazioni dove non sia affatto possibile fare attività agricola. 

Non vanno peraltro dimenticate le preoccupazioni espresse dalla comunità scientifica agricola (Associazione Italiana Società Scientifiche Agricole) rispetto alla diffusione degli impianti fotovoltaici e agrovoltaici - aggiunge Coldiretti Varese -  per le distorsioni negative sul valore dei terreni con un’ulteriore compromissione della redditività agricola. Un problema ad ampio raggio, che riguarda l’intera nazione dove decine di migliaia di cittadini che stanno firmando la petizione in oggetto. 

«Dobbiamo, quindi, accelerare – come peraltro chiediamo da mesi - l’approvazione della legge che ponga fine a questa che appare sempre un vero e proprio scellerato “attacco alla diligenza” delle aree coltivate». Serve - insiste Fiori – «una legge che indichi le aree idonee e inidonee ad ospitare pannelli a terra, escludendo le terre agricole che servono per produrre cibo, garantendo biodiversità, ambiente e paesaggio. Terre agricole che sono invece l’obiettivo dei grandi gruppi internazionali che vogliono fare business sulle energie rinnovabili, massimizzando i profitti e distruggendo aree fertili strappate a prezzi bassi. Come detto, rivalutiamo invece la possibilità di realizzare tali impianti utilizzando i tetti, le migliaia ettari di aree dismesse e quelli di aree attualmente destinate a usi non agricoli, perché il futuro dell’energia green parte e dipende da un principio di convivenza e di programmazione lungimirante».

 

Redazione

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