Basket - 08 settembre 2021, 22:16

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI Il Fenomeno ce l’abbiamo noi…Ma Varese ci sarà se ci sarà Kell

Un Gentile da 31 punti in 30 minuti (ma soprattutto da 25 tiri...) è magnifico quanto spaventoso e anormale, perché rende evidente quanto tutti gli altri, e quindi la squadra, siano personaggi ancora in cerca di autore. Che dovrà essere per forza il play

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI Il Fenomeno ce l’abbiamo noi…Ma Varese ci sarà se ci sarà Kell

Ammettiamo di essere stati molto contenti al momento dell’espulsione (sacrosanta per lui come per il suo avversario: colpevoli entrambi) odierna di Alessandro Gentile. E di avere avuto quel kick in più nella contemplazione della serata cestistica che transitava sotto i nostri occhi, un po’ come quando aggiungi il parmigiano sulla pasta o come quando in un film l’eroe designato muore e al finale manca ancora un’oretta buona.

Della serie: e ora che succede?

Per 35 minuti Varese-Sassari è stato il palco di un monologo. Tanto fenomenale quando spaventoso. Non è solo il fatto dei 31 punti in 30 minuti: è come li ha segnati questi punti, l’ex acerrimo nemico diventato faro, è quanti tiri si è preso, è come abbia retto quasi da solo l’intera recita offensiva dei suoi. Con una naturalezza quasi ineluttabile. 

Per quei pochi che non hanno visto la partita: oggi Gentile ha giocato come giocano a volte le star americane del parquet, i Durant, i Lebron James, gli Antetokounmpo. Solo contro tutti. Jumper da ogni posizione, penetrazioni, abuso di ogni avversario dal palleggio: ha fatto quello che ha voluto. E ha mostrato un tasso tecnico che su questi schermi non si vede tanto spesso: sprazzi da campione assoluto, da Eurolega, da viaggio oltre oceano se solo la sua tracotanza in avvicinamento a canestro fosse accompagnata da qualche abilità balistica in più.

Il problema è che ha tirato 25 volte. Venticinque: lo scriviamo in parola come si fa con la grana sugli assegni. E non è una cosa normale, dai. Non può esserlo…

Che Ale Gent sia stato costruito (sul mercato) e poi innestato per essere il leader della Varese 2021/2022 è chiaro fin da luglio: il campo ha dato solo conferme in tal senso. Quello che ancora non si sa è di che pasta sia fatta la Varese che gli sta intorno.

Tutti i suoi compagni, e quindi di conseguenza il totale-generale, sono dei personaggi in cerca di autore. Chi più, chi meno. Vediamoli singolarmente dopo 80 minuti. 

Jones pare avere numeri offensivi da far invidia a molti, pur essendo ancora a metà carburazione. Piace un sacco dal palleggio, possiede tiro, in difesa è generoso ma anche spesso fuori posizione. Domanda: nella Openjobmetis definitiva che peso avranno le sue capacità? Come si integrerà con il faro di cui sopra? Quanti tiri potrà prendersi?

Egbunu lo conosciamo e per ora i compagni lo vedono e non lo vedono nei loro radar offensivi. Saprà vivere di luce propria? Dietro è immanente, a volte un po’ pollo (nel senso di distratto): il giorno che i suoi soci esterni faranno appieno il loro dovere (se lo faranno: si tratta di tenere gli uno contro uno) e in una difesa preparata dall’allenatore, potrà far diventare la squadra come la parte sopra del Tupperware: ermetica.

Wilson è quello con cui bisogna avere pazienza, ormai è chiaro. Perché ha il compito più difficile: buttare nel cesto, da unico vero tiratore, quei pochi palloni che vede e vedrà. La Masnago ritrovata oggi ha applaudito (a proposito: che bello, bentornati tifosi, ci si sentiva soli…) ma anche mormorato: lo fa sempre con gli oggetti misteriosi, poi semmai li adotta in seguito.

Sorokas è il mistero numero due: in 80 minuti non si è capito che qualità offensive e difensive abbia, al netto delle supposte intelligenza e pulizia. Caruso non è pronto (oggi solo 3 minuti non a caso: chiedete a Mekowulu ma soprattutto a Vertemati…) e forse ci mancherebbe anche che lo fosse a questo punto…

I “vecchi”: De Nicolao non è in forma, altrimenti non ci spiegheremmo per quale motivo in assenza di Kell giochi così poco e nemmeno bene (o quantomeno con l’aggressività che ce lo ha fatto tanto apprezzare); capitan Ferrero deve solo conservare la mano di oggi per tutta la stagione per farci stare sereni, Beane va ancora a metà velocità sebbene contro Sassari sia stato l’unico, vero creatore di gioco.

Manca il playmaker. Colui capace di mettere ordine, di distribuire le responsabilità, di dare un valore definitivo ai succitati compagni, di risolvere tutti i dubbi che abbiamo posto, addirittura di dirci - con le sue prestazioni dall’arco - se la Openjobmetis è condannata a essere o meno una squadra balisticamente limitata.

Insomma: Kell forse non lo sa ancora, ma sarà lui la chiave di tutto. Altro che (sempre sia lodato…) il Fenomeno…

Fabio Gandini


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