Verrà presentato sabato 18 settembre a Varese, alle 15.30, nel Salone dell'oratorio di Velate, in piazza Santo Stefano, il nuovo romanzo di Carlo Zanzi, intitolato "Sassolungo" (Robin edizioni).
Con l’autore sarà presente il giornalista varesino Michele Mancino; previsto anche uno spazio musicale con Chiara Brusa (flauto) e Luca Maciacchini (chitarra). Green pass obbligatorio.
Nel cammino della narrativa lunga di Carlo Zanzi, "Sassolungo" arriva dopo "La Comune di Barbara" (1989), "L’ultimo nemico" (1994), "Luzine" (1995), "Vicolo Canonichetta" (2007), "Cicale al carbonio" (2008), "Il giorno che tremò la notte" (2015) e "Nudo di uomo" (2019).
Si tratta di un romanzo di formazione; è la storia del varesino Luigi Frigerio, sviluppata in un arco di tempo di quasi ottant’anni (1910-1987). La scrittura è stata preceduta dalla lettura di alcuni libri. Se per "Luzine" si era trattato dei romanzi di Ismail Kadarè, qui Zanzi si è documentato con saggi e diari. Fondamentale è stata anche la testimonianza di un "grande vecchio" di Varese.
Il titolo del romanzo non deve ingannare; non si tratta di un romanzo di montagna, anche se le dolomiti della Val Gardena hanno un ruolo importante, il Sassolungo in particolare, e così le nostre Prealpi. Né è un romanzo storico in senso stretto, benché la grande storia sia presente e documentata, insieme alla storia di Varese: la Prima Guerra Mondiale, il fascismo, la Seconda Guerra Mondiale, la ricostruzione, la rinascita.
E’ un romanzo familiare, dove emerge soprattutto il rapporto fra nonni e nipoti, Battista e il nipote Bruno, Luigi e il nipote Marco. Alcuni personaggi e situazioni sono reali, in altri casi siamo di fronte a una realtà romanzata, in altri ancora la finzione dichiarata, comunque sempre verosimile.
Un romanzo libero dagli stretti vincoli della precisione storica, è una storia che lascia spazio anche alla fantasia. E’ un romanzo di nostalgia e tradimenti, di amore e di dolore, di gioia, di morte e di fede nel Dio sperato, invocato, lontano e presente. Nei dialoghi della prima metà del romanzo è frequente l’uso del dialetto bosino. Emergono fra l’altro nella trama la passione di Carlo Zanzi per la montagna e il suo amore per Varese.
Carlo Zanzi, varesino classe 1956, sposato con Carla, padre di Valentina, Maddalena e Caterina, nonno di Rebecca Zoe, Tommaso e Sofia, docente in pensione e giornalista pubblicista, scrive da oltre trent’anni. Ha pubblicato una quarantina di libri di vario genere. Dal 2007 ha un blog: http://terzopensierieparole.blogspot.it