Busto Arsizio - 22 agosto 2021, 15:09

Busto, campo del Pime: la carica dei cento batte il Covid

Fino al 29 agosto, i volontari raccolgono materiali per sostenere i progetti nelle missioni. La determinazione a fare del bene più forte degli stop forzati

Busto, campo del Pime: la carica dei cento batte il Covid

«Siamo sommersi». Al tradizionale campo estivo organizzato dal Pime, la prima informazione che si raccoglie dai volontari riguarda il superlavoro. «Con il lockdown dell’anno scorso – precisano tra una sudata e l’altra – evidentemente nelle case di Busto e dintorni si è accumulata una grande quantità di materiali da smaltire. Ce ne stiamo accorgendo!».

La formula dell’iniziativa è nota e collaudata. La sede del Pontificio Istituto Missioni Estere, in via Padre Lega, si trasforma, a fine agosto, in una sorta di centrale di smaltimento. A decine, gli iscritti ricevono gli oggetti che ai proprietari non servono più. E quando necessario, effettuano sgomberi.

«Giorni di duro lavoro – si legge on line - a svuotare cantine, aggiustare cose e vendere rottami per finanziare i progetti dei missionari». Se quanto raccolto è troppo rovinato, si compatta (magari a suon di martellate sotto al sole, per ridurre gli oggetti più ingombranti), si differenzia e si smaltisce secondo le regole.

Sono un centinaio a darsi da fare, in questi giorni (nei video, le testimonianze di alcuni di loro). 

Diversamente da quanto avvenuto in passato, all’opera non ci sono solo giovani, che di solito sono la maggioranza degli iscritti. «Questa edizione del progetto vede coinvolti anche gli adulti, più o meno il 50 per cento dei partecipanti. Il tema scelto per il 2021 è quello delle relazioni, delle connessioni. E stiamo sperimentando, fra l’altro, il contatto fra generazioni». 

Rigoroso il rispetto delle norme anti Covid: attività prevalentemente all'aperto, flaconi di gel igienizzante ovunque, numero di iscritti contingentato, possibilità di pernottamento limitate rispetto ai fasti del passato. Ma il campo “Off line – On life. #Riconnettiti” dimostra rinnovata vitalità.  

Preghiera, riflessione personale, confronto e, naturalmente, voglia di faticare: gli ingredienti della giornata-tipo al Pime sono quelli di sempre. Conditi da una sana propensione al divertimento, che non guasta.

C’è chi è un veterano (o una veterana), frequenta con la famiglia e, fra un impegno e l’altro, cambia pannolini. C’è chi ha pensato che sgobbare per i missionari (e per coloro che incontrano nel mondo) fosse il modo migliore di passare le vacanze. C’è chi ha trovato risposta alla voglia di vivere un’esperienza comunitaria. E chi ha voluto rinsaldare amicizie.  

Al fondo, il piccolo grande miracolo è sempre lo stesso: l’insospettabile disponibilità di tante persone a mettersi in gioco e a fare del bene. Col sorriso sulle labbra.

Stefano Tosi

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