«Mi sono sentito in dovere di rimettermi in gioco». Maurizio Maggioni, 68 anni (69 il 16 settembre), sposato, due figli, parla così della sua candidatura a sindaco in queste elezioni amministrative di Busto Arsizio. Insegnante di filosofia e immerso nella passione politica fin dal 1975, tanto che entra presto in consiglio comunale, diventa capogruppo del Pci e poi consigliere regionale. Nella sua "seconda vita", il lungo impegno nel sociale, anche come presidente dell’Auser. Nel 2021 decide di tornare in pista a 68 anni (69 a settembre) come candidato sindaco all’inizio del Pd, che sigla il patto con Movimento 5 Stelle ed Europa Verde: una coalizione che ha scelto di unirsi (LEGGI QUI) appoggiando Maggioni.
Perché, Maggioni, rimettersi in gioco proprio ora sulla scena politica?
Ho conosciuto attraverso il mondo della scuola l’importanza che ha l’iniziativa giovanile. Una volta in pensione, ho conosciuto il mondo del volontariato, ricco di desideri, iniziative, prospettive. Ma grazie alla mia esperienza politica mi sono reso conto che la politica si è allontanata molto dalle persone. Mi sono sentito in dovere di ricandidarmi per ricostruire questo rapporto.
Lei è nato e ha vissuto a Busto, a San Michele, rione ricco di energie a partire dal suo oratorio. Che cosa ne ha tratto?
Sì sono cresciuto a San Michele che è stato anche il punto di partenza per il primo incontro con la politica. Mi aveva fatto incontrare, ad esempio, la comunità di don Franzoni a Roma. E all’oratorio di San Filippo ricordo don Marco D’Elia. Ho aderito al Pci di Berlinguer che, lo preciso, proponeva l’incontro delle componenti democratiche e cattoliche, popolari. Questo per poter difendere la Costituzione, in un momento in cui c’erano le Brigate Rosse come il terrorismo nero. Ho sempre poi vissuto così… ho lavorato alla costituzione dell’Ulivo. Adesso le cose sono cambiate, ma negli anni Ottanta sono stato segretario del Pci. In consiglio comunale ci siamo dedicati soprattutto all’attuazione del piano regolatore approvato nel 1974. C’erano già i temi ambientali, e quelli sociali, sempre connessi. L’offerta di servizi ai quartieri… allora c’erano le scuole senza palestre. La ia esperienza durò dal 1975 fino al 1990, quando sono entrata nel consiglio regionale. Nel frattempo era caduto il muro di Berlino, che ha riaperto tutto… - Erano anni in cui i governi continuavano a perdere consensi e finanziavano opere di tutti i tipi per recuperarli. Ecco allora che si implementarono i debiti pubblici, cosa che stiamo pagando ancora adesso.
Poi arrivò Tangentopoli.
Sì, e ho sempre pensato che le istituzioni dovessero assumersi le responsabilità. Si cercarono nuove formule e nel territorio abbiamo avuto diverse forme di giunte laiche. In Regione costituimmo una giunta rosaverde con la Ghilardotti. Si reimpostavano i piani provinciali dei rifiuti, delle cave. Abbiamo lavorato per migliorare. Per migliorarci.
La sua strada professionale invece è stato l'insegnamento, con quali tappe?
Ho frequentato il liceo classico, l’altro mio riferimento personale era don Angelo Casati che mi ha fatto conoscere Davide Turoldo. Una realtà attenta alla dimensione del sociale e del religioso, più universale. E ho scelto Filosofia sì, all’università Statale. Mi appassionava. Ho lavorato con Emilio Agazzi, filosofia della storia. Appena dopo la laurea nel 1976, il servizio militare e quindi ho iniziato a insegnare al liceo artistico. Prima, i tipici anni di precariato. Ma mai ho partecipato ai concorsi riservati, sono passato dall’entrata principale. Bilanciavo il tempo dividendolo tra professione e impegno politico.
Un episodio di quegli anni che unisce quei due mondi?
Quando avvenne il rapimento di Moro con il massacro della scorta, era al liceo artistico e insegnavo in una quarta. Mi ricordo che entrò il bidello: «La chiama il sindaco Tovaglieri». Io ero capogruppo in consiglio, scesi in segreteria a parlargli al telefono e mi disse cos’era successo. Dovevamo riunirsi tra forze politiche... Quando informai i ragazzi, sorprendentemente diversi applaudirono…
Colpisce quella telefonata, quel convocare subito tutte le forze politiche della città, no?
Da quel momento ci siamo sentiti profondamente uniti per difendere le istituzioni democratiche. E da quel punto di vista abbiamo vinto.
Che cosa offre quel ricordo al quadro di oggi?
Quando sento ancora l’immagine dei comunisti che mangiano i bambini (ride), quest’aria di disprezzo, mi dà l’impressione di una grande ignoranza, una forma di disistima dell’avversario politico. Io rivendico che il nostro Pd partecipa a pieno titolo alla maggioranza europea dei partiti socialisti con quelli popolari, che ha convertito la Germania a favore degli eurobond. Si sono create le condizioni per un’Europa molto più solidale, che neanche ci saremmo immaginati. Il centrodestra si trova all’opposizione in Europa e non ha alcun merito nel finanziamento nel Pnrr. La mia è una critica politica, non mi piacciono gli attacchi personali. Poi, nei progetti anche Busto bisogna porre al centro la sostenibilità e l’inclusione. Ambiente, formazione dei giovani, altri temi… Vediamo azioni occasionali. Non un piano.
Ma Busto, oggi, che immagine offre secondo lei?
Non è più da un pezzo la Manchester d’Italia, ha la potenzialità per diventare più moderna. Parlavo della formazione, qui ha una forte esperienza. Come un vissuto di quartiere vivace, ma non basta… Manca un obiettivo. Siamo rimasti a fare da sandwich tra Varese, la zona del Gallaratese, e Legnano. Busto vuole mettersi al centro anziché produrre positivi rapporti con il circondario. Ci si prova a connettere con l’Insubria, ok, ma non si valorizza il rapporto con la Liuc. Puntare poi sui Molini Marzoli per il polo universitario… E non si è mai pensato a fare un piano d’area di Malpensa.
Torniamo però a Maggioni, che a un certo punto lascia la scuola e la politica?
Vado in pensione nel 2016, ma ho mantenuto il rapporto con progetti sugli studenti. Sono diventato intanto il presidente di Auser, impegnata ad allargare l’attività relativa all’obiettivo dell’invecchiamento attivo. Bellissima esperienza, continuerò a fare il volontario… Dopo i giovani ho scoperto un patrimonio, i nostri pensionati che non vogliono chiudersi in casa e dare alla società qualcosa. Adesso ho sentito questo desiderio di politica buona. E mi son detto, uso l’esperienza che ho per poter rispondere a questa domanda: bisogna ridare fiducia.
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