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Sociale | 10 agosto 2021, 07:10

Aias guarda al futuro per i suoi piccoli amici. Con un sogno: tagliare le liste d'attesa

A #Backstage il presidente Franco Castiglioni e il direttore Alessandro Valtolina hanno parlato delle prestazioni di riabilitazione garantite anche in quest'anno difficile ai pazienti (solo per il 10-15% adulti). Con un'idea lanciata ai bustocchi e una riflessione sulla sede

Il direttore generale Alessandro Valtolina e il presidente Franco Castiglioni intervistati da Marilena Lualdi

Il direttore generale Alessandro Valtolina e il presidente Franco Castiglioni intervistati da Marilena Lualdi

È troppo ricca di storia, Aias a Busto Arsizio, per temere il futuro. Lo vuole costruire per i suoi «piccoli amici», sottolineano a #Backstage il presidente Franco Castiglioni e il direttore generale Alessandro Valtolina.

Anche con un «cambio di passo», rimarca Castiglioni: «La mia idea è creare una specie di sinergia dove immediatamente chi dona vede in maniera pratica il risultato nella diminuzione nei tempi di lista d'attesa o nell'aumento delle prestazioni che riusciamo ad erogare».

Trentamila sono quelle erogate in convenzione con l'Ats, all'anno: «Vorremmo arrivare a dare di più con l'aiuto della Regione e dove non è possibile, con la generosità dei privati che dovrebbe riuscire a fare il resto». In effetti, senza l'intervento della Regione sarebbe stato difficile operare, tanto più in quest'anno drammatico alle spalle. E senza i cuori grandi, come quello del misterioso benefattore che lascia un assegno nella buca delle lettere. Poi ci sono le fondazioni, come sottolinea Valtolina.

Oggi sono sempre soprattutto bambini a fare riabilitazione, solo il 10-15% sono adulti. Aias si impegna a dare risposte più veloci possibili, ma oggi per arrivare a una prima visita possono passare anche 13 mesi. 

«Non poter dare risposte immediate è il vero grande problema - osserva il presidente - ma anche uno stimolo con il volontariato».

Oggi alle patologie più storiche per cui nacque Aias, se ne sono aggiunte altre, ricorda il dottor Valtolina: «Come i disturbi specifici dell'apprendimento, oltre ai disagi legati all'adolescenza e all'autismo».

Anche la sede di via Varzi scoppia: «La stiamo sfruttando al 120%, considerando anche l'attività da remoto. Ci riteniamo fortunati di averla, ce la dà il Comune di Busto in comodato e ci aiuta a mantenerla per gli interventi più importanti. Ma se dovessimo aumentare i volumi, non ci staremmo più». 

Si guarda avanti con quella fiducia che fa parte della sua storia. Da quel giorno in cui Annibale Tosi decise di lasciar perdere un affare per seguire delle mamme in treno, immerse nelle tribolazioni per riuscire a far curare i loro piccoli. 

Lui cambiò strada per aiutarle, un gesto concreto e metaforico: nacque Aias per dare loro quelle risposte, che oggi vogliono crescere, ancora di più.

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Ma. Lu.

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