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Calcio | 01 agosto 2021, 07:00

Massimo Arrighi: «Maroso è stato importante per me, come un secondo papà. Oggi faccio crescere i giovani e fotografo la mia Toscana»

"Il biondo" nativo di Crespina Lorenzana ha nel cuore due città: Varese e Empoli, dove lavora nel settore giovanile del club. «La maglia biancorossa era importante per i giovani grazie a Sogliano e al Peo. Sono felice: scopro giovani talenti e i panorami unici delle borgate toscane»

Massimo Arrighi: «Maroso è stato importante per me, come un secondo papà. Oggi faccio crescere i giovani e fotografo la mia Toscana»

Massimo Arrighi, toscano doc, nasce a Crespina Lorenzana in provincia di Pisa nel 1954. Giovanissimo quindicenne viene notato da un osservatore, Niccolini, che collaborava con il Varese oltre che gestire una prestigiosa rivendita di vini toscani. Il provino viene fatto a Pisa in una giornata uggiosa con un terreno di gioco pesantissimo. Tra i vari giovani da selezionare vi era anche Marco Tardelli.

Massimo fece la sua partita, ma viste le condizioni del terreno, non consone alle sue caratteristiche tecniche, rimase poco soddisfatto della prestazione. Niccolini però, da esperto osservatore, capì subito le doti del biondino: lo mandò quindi a Varese, per entrare nell’importante e promettente settore giovanile biancorosso.

Quando arriva nella Città Giardino Arrighi ha 17 anni: qui studia e si diploma, intanto gioca in prestito nella squadra Ignis Varese del Presidente Borghi. L'anno successivo, sempre in prestito, va al Seregno dove fa il pendolare tra la cittadina brianzola e il collegio De Filippi. Nel 1975 "il biondo", come veniva chiamato dai tifosi varesini, ritorna in biancorosso e gioca due anni collezionando 52 presenze.

Un altro anno di prestito a Catanzaro e un nuovo ritorno a Varese, questa volta per 4 stagioni, in cui colleziona 105 presenze. Nel 1982 viene poi ceduto all'Arezzo e in seguito al Novara. Al termine della carriera, le presenze in serie B tra Varese, Catanzaro e Arezzo saranno 151. Seguiranno la carriera di mister e responsabile tecnico giovanile nell'Empoli, incarico che tuttora svolge.

Mister Arrighi, ci racconta la sua esperienza sotto al Sacro Monte?
Arrivai giovanissimo a Varese e trovai subito un ottimo ambiente con amici come De Lorentiis, Ramella, Mayer, Gentile, Bergamo, Dario ed altri straordinari compagni di collegio e di squadra. Varese era una piazza importante per noi giovani, c’era Riccardo Sogliano, direttore sportivo, che investiva molto su noi giovani in grande sinergia con Peo Maroso, un uomo a cui devo molto. Ricordo con stima e affetto Peppe Marotta, che proprio in quegli anni iniziava la sua carriera di manager sportivo.

Cosa ci racconta della città?
Varese mi piaceva moltissimo: sono sempre stato appassionato di fotografia e nel tempo libero fotografavo i tramonti, i paesaggi e alcuni luoghi storici di una provincia davvero stupenda.

Che ricorda ha di Peo Maroso?
Con mister Maroso ho avuto un grandissimo rapporto, come fosse un secondo papà. Mi ha sempre dato consigli giusti, calcistici ovviamente ma non solo. Purtroppo caratterialmente sono chiuso e non riesco ad esternare i miei sentimenti: non sono mai riuscito a comunicare a mister Maroso quanto è stato importante e quanto sono ancora validi i consigli che mi ha dato. Colgo l'occasione di questa chiacchierata per dire pubblicamente "Grazie Peo. Ti mando un grosso abbraccio: sei stato importante per me".

Varese le è rimasta nel cuore...
Certo. Per me è stata un'università della vita. Noi ragazzi avevamo voglia di arrivare e avevamo la fame di giocare al Franco Ossola con la prima squadra: copiavamo tantissimo dai compagni esperti, anche nel modo di vestirci. Per noi giovani erano delle icone. 

Arrighi, è rimasto nel mondo del calcio allenando e osservando i giovani ragazzi a Empoli.
A Empoli ho trovato un ambiente straordinario. Mi trovo benissimo. La società da anni investe nella scoperta dei giovani. Abbiamo un bellissimo centro sportivo di formazione per i ragazzi. Vengono organizzati eventi di calcio formativo, anche se adesso è un po' più difficile dovendo rispettare le normative di sicurezza per il Covid. E devo dire che con gli allenatori della prima squadra in questi anni c’è stata una straordinaria collaborazione.

Dunque ha collaborato sia con Sarri che con "il nostro" Dionisi.
Certo. E non solo. Ricordo che Sarri veniva a vedere gli allenamenti e spesso convocava qualche giovane in prima squadra. Con Dionisi ci siamo visti pochissimo per via delle restrizioni Covid, però anche Alessio era molto partecipe al progetto giovani.

Empoli laboratorio per le giovani promesse?
Sì, la società e il presidente Fabrizio Corsi ci credono molto. Il calcio deve investire sui settori giovanili, che in Italia funzionano benissimo. Personalmente far crescere nuovi talenti e tramettere la mia esperienza a ragazzi e ragazze mi riempie di tantissime soddisfazioni.

Lei parla di ragazze e dunque di calcio femminile.
A Empoli c’è moltissimo interesse in questo settore. Il nostro centro è un trampolino di lancio anche per le ragazze. Finalmente, intorno al calcio femminile, grazie anche ai successi della Nazionale e dei club che hanno investito insieme agli sponsor, sono aumentate le giovanissime che si avvicinano al calcio. Ben venga il successo delle donne nel calcio: abbiamo delle ottime calciatrici che grazie alle loro doti e al loro entusiasmo stanno coinvolgendo numerosi tifosi.

Un filo che unisce Varese ed Empoli. 
Sono due luoghi che ho nel cuore. Varese mi ricorda la gioventù e la bellezza dei paesaggi e del Sacro Monte, gli insegnamenti di vita che ho ricevuto. Empoli mi ha dato la possibilità di esprimermi in quello che ho imparato e per questo ringrazio la società. Poi considerando la mia passione per la fotografia giro per la mia Toscana con la macchina fotografica e immortalo inediti centri storici. Le mie "missioni" sono scoprire giovani talenti e panorami unici delle borgate toscane. Vivo felice. Comunque per essere arrivato a questi obiettivi sono grato a Peo Maroso, a Riccardo Sogliano, ai miei compagni di squadra. E per le foto a Broggi, che mi ha fatto da maestro per la mia grande passione.

Claudio Ferretti


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