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Busto Arsizio | 22 luglio 2021, 09:10

Un tetto per soccorrere ma far anche ripartire: così Busto si mobilita

Per il progetto "Dormitorio Sant'Anna 2.0" si sono impegnate cooperativa Intrecci e parrocchia. Ora si vogliono inserire altre figure che aiutino a riprendere in mano la propria vita e trovare poi casa in autonomia

Busto vuole rafforzare la risposta a chi non ha più niente, nemmeno un tetto

Busto vuole rafforzare la risposta a chi non ha più niente, nemmeno un tetto

È attivo dal 1999 e attualmente può ospitare 12 persone. Il dormitorio di Sant'Anna a Busto ora ha intrapreso una nuova strada, diventando "2.0".

Che cosa significa? Offrire sì un tetto, un soccorso, ma aiutare anche a far ripartire la propria vita. A recuperare un'autonomia e un futuro. Per arrivare a questo risultato, si sono mosse la parrocchia e la cooperativa Intrecci, ottenendo con un progetto finanziamenti che rappresentano ossigeno per far respirare persone, famiglie. In questi giorni si è anche lanciata un'iniziativa nel rione per sostenere ulteriormente questa sfida buona, una camminata venerdì 23 luglio(LEGGI QUI). 

Un riferimento per la città e le persone in estrema difficoltà, appunto, ma - come si evidenzia nella lettera presentata al Comune - i volontari sono calati e con la pandemia tutto è gravato principalmente sulle spalle del parroco. Ecco perché le due realtà hanno presentato il progetto, con il supporto del Comune, al bando della Fondazione comunitaria del Varesotto ed è arrivato primo. Ciò permette di affiancare un educatore per 20 ore settimanale, fino a ottobre 2021, oltre che a rinfrescare i locali.

Sono figure come quelle introdotte che possono fare la differenza, perché si stimola la ripartenza, ovvero a rimettere in piedi la propria vita e trovare una casa in autonomia. 

Inoltre la cooperativa ha partecipato a un altro bando, regionale, per dare risposta anche alle persone che escono dal carcere. È il cosiddetto progetto Pixel, e verrà incontro a due ospiti da novembre 2021 a giugno 2022.

Ma non ci si può fermare, tanto più in un periodo così gravato dall'emergenza, sociale ed economica dopo quella sanitaria. Si è puntato a una figura di custodia sociale, che possa costantemente vegliare la sera e la notte: contribuirà a far rispettare le regole, a relazioni positive tra gli ospiti, anche a fornire un kit igienico nel caso.

Altra figura necessaria, il coordinatore di servizio, che lavori in rete con il territorio. Per questo si è presentata domanda in Comune: servono 28mila euro e l'ente pubblico, che si era rivolto alla Regione per il Fondo di povertà estrema, ha detto sì.

In questo modo il dormitorio sarà sempre più di passaggio. Un primo luogo dove trovare sostegno, ma anche la forza di ricominciare. Così si potranno anche soccorrere più persone.

Ma. Lu.

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