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Calcio | 24 giugno 2021, 21:59

IL COMMENTO. Lo Pinto acquisto migliore del Varese. Perché il colpo di fulmine per questa maglia è ancora possibile

La corsa in mezzo al campo del Franco Ossola per andare a gioire in mezzo ai tifosi, la capacità di chiedere e dare tutto, la passione genuina e gli slanci dopo essersi avvicinato ai biancorossi l'estate scorsa grazie a Rosati e Scandola. Qualunque cosa accadrà, è stato bello stupirsi per ciò che a noi sembrava normale

IL COMMENTO. Lo Pinto acquisto migliore del Varese. Perché il colpo di fulmine per questa maglia è ancora possibile

La corsa in mezzo al prato del Franco Ossola di Filippo Lo Pinto, insieme a sua figlia Martina, verso il cancello dei distinti dietro al quale la curva aveva sostenuto la squadra è, a nostro avviso, una delle scene più belle del campionato. Perché non è da tutti farsi prendere la mano e il cuore in pochi mesi dal Varese: sponsor, vicepresidente e finanziatore, Lo Pinto non poteva sapere di essere visto dalla tribuna, perché in tribuna non c'era nessuno e il pubblico non era ancora tornato. Né gli sarebbe interessato: quella corsa veniva da dentro. E l'avrebbe fatta anche davanti a uno stadio pieno di tifosi avversari, nella "sua" Novara - sua perché della scalata alla serie B degli azzurri dopo 33 anni fu un pezzetto d'anima - od ovunque. 

Non ci stupiamo che Gazo o Disabato - che qui sono nati e cresciuti - abbiano cambiato il volto del Varese sul campo, ma della fame e della passione con cui Lo Pinto vorrebbe vedere protagonista questa società, un po', sì. Forse perché non lo conoscevamo, forse perché le persone che si sono avvicinate a questo club negli ultimi anni lo hanno sempre fatto con un secondo fine, forse perché il calcio è imprevedibile e la vita è bella. O, forse, perché dai tempi di Ricky Sogliano siamo sempre stati attratti da figure così, padri padroni capaci di chiedere tutto, ma un secondo dopo (o prima) di dare altrettanto.

Se Lo Pinto si è innamorato del Varese, lo si deve all'amicizia con Antonio Rosati e a quella con Andrea Scandola. Se ci resterà ancora, solo il cielo può saperlo. Ma è giusto fargli sapere ora che, qualunque decisione prenderà, il suo modo di essere istintivo, positivo, "presente", rassicurante e trascinante ha conquistato chi, come noi, era abituato a figure che mettevano unicamente il calcolo e non la parola data, il rispetto degli impegni, la serietà del progetto e la caparbietà nel realizzarlo davanti a tutto.

Competenza, sfida, visione, slancio e umanità, ancor prima della disponibilità: nel momento in cui tutti ringraziano tutti, noi pensiamo a chi ha contribuito davvero al rilancio del Varese senza chiedere nulla in cambio, anzi dando molto, e scoprendosi tifoso con lo stesso stupore di un ragazzo del vivaio. A chi ci ha ricordato che è ancora possibile innamorarsi e credere nel fascino di questo club, di questa maglia, di questi tifosi quasi senza neppure conoscerli. Mettendo davanti a tutto le persone giuste e i rapporti leali, come se esistesse ancora, perfino nel calcio, il colpo di fulmine.

Di chi ha fatto dire a Rosario Rasizza di Openjobmetis: «L'anno scorso siamo stati tirati per la giacchetta perché chi ha provato a dare una mano al calcio è un amico di lunga data del nostro vicepresidente (Biagio La Porta): abbiamo voluto essere vicini. Ma ho letto che Filippo Lo Pinto si è dimesso e resta solo come sponsor: è un uomo di altri tempi, serio e che ci credeva... Se ci fosse un progetto serio, perché no?».

«Il progetto serio c'è» potrebbe rispondere ora Lo Pinto, se decidesse di rimanere accanto al Varese al 100%. E allora il "perché no" di Rasizza e, magari, non solo il suo, si trasformerebbe davvero in un "perché sì".

Andrea Confalonieri


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