«Un passaggio in meno e un tackle in più vinto. Abbiamo 18 squadre davanti, usciamo da questa melma - disse il tecnico Ezio Rossi quando arrivò a inizio dicembre con il Varese a 3 punti in classifica dopo 6 gare, sul penultimo gradino assieme al Fossano ma, di lì a poco, perfino ultimo dopo lo 0-3 con la Sanremese - Rivorrei la cazzimma che aveva la squadra di Sannino. Dobbiamo inculcarci la mentalità di arrivare a salvarci all'ultima giornata, poi se a marzo magari spunta la primavera, ci ragioneremo sopra».
La memoria e il punto di partenza fanno capire il lungo viaggio compiuto da una squadra che, costruita da zero la scorsa estate e partendo dal fondo dopo la sfida con la Sanremese, è arrivata a un passo dalla salvezza matematica proprio alla vigilia del match di Sanremo (si gioca mercoledì alle 16), dove potrebbe chiudere il cerchio.
Neppure un 2-0 al Borgosesia può essere vissuto in maniera "normale", ma è assolutamente unico e speciale, per chi è rinato dalla cenere. Speciale come l'incontro avvenuto sui seggiolini della tribuna tra Antonio Rosati e Filippo Lo Pinto a fine gara: cosa si saranno detti i patron biancorossi? Facile immaginare che si sia parlato di futuro tra due persone che sono soprattutto amici personali, prima che amici e sostenitori del Varese. A salvezza acquisita capiremo se e in che modo Lo Pinto resterà accanto a quello che è diventato e in qualunque caso resterà, come dice lui, «il mio Varese».
Sempre al Franco Ossola, ieri si è rivisto anche l'imprenditore Vito Rita, tifoso biancorosso non certo dell'ultima ora: ha seguito la partita non lontano dallo stesso Rosati, che lo aveva già avuto accanto in serie B. Un ritorno di fiamma o un rendez-vous tra vecchi amici?
Alla fine, però, c'era una persona felice come un bambino ed era Stefano Pertile. Ieri abbiamo scritto nella pagella a lui dedicata (leggi QUI): «Come ami tu il Varese, non lo ama nessuno». Oggi, nel giorno del suo compleanno, ricordiamo solo che alla fine, quando il Varese si sarà salvato, avrà avuto ragione lui nei confronti di chi, mosso da puro amore biancorosso, gli consigliava di giocare la seconda categoria e "non fare il passo più lungo della gamba".
Solo Pertile sa quante notti insonni e sacrifici costi sentire su di sé il peso di dover "proteggere" da dentro il Varese per conto dei tifosi e della storia. Solo lui e chi è accanto a lui come sua moglie Katia: «Vorrei dedicarti questa vittoria - dice oggi lei nel messaggio di auguri più bello del mondo - perché, prima di essere dirigente, sei il tifoso numero 1 del Varese e lo porti da sempre nel cuore».
"Sarà perché ti amo": tanti auguri, Stefano.