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Storie | 19 maggio 2021, 08:50

“Caro Fritz”, una raccolta di lettere per celebrare la vita e la bellezza dietro la paura

Un libro che parla di malattia ma anche, soprattutto, di speranza, un dialogo costante con una parte di sé: con il supporto dell’associazione varesina Sulle Ali, Roberta Piliego è riuscita a dare un volto a qualcosa che di solito fa paura, ascoltando la propria voce interiore e raccontando la sua esperienza. Sabato la presentazione nel Salone Estense

“Caro Fritz”, una raccolta di lettere per celebrare la vita e la bellezza dietro la paura

Roberta Piliego, nata a Milano nel 1959, è counselor cioè formatrice di PsicoDinamica ma, soprattutto, scrittrice. Proprio di un libro, infatti, ci vuole parlare oggi: è una piccola anteprima della presentazione ufficiale che avverrà sabato 22 maggio alle 10.30 presso il Salone Estense a Varese.

Dalla malattia, un inno alla vita

Quella di Roberta è una vita trascorsa ad aiutare, a dare supporto a chi sta attraversando un periodo difficile della sua vita, una missione che porta avanti anche quando è lei stessa a vivere un momento non facile, affrontato con coraggio e uno strumento straordinario: la creatività.

Caro Fritz è energia, speranza, un inno alla vita scritto in un luogo e in un tempo in cui questa sembra sempre più evanescente. «Il libro è nato da un grande spavento, ci sono parole come cancro, chemioterapia che fanno molta paura, c’è un immaginario che li avvolge abbastanza terrificante. Quando ho dovuto sottopormi alla prima chemioterapia, ero molto spaventata, nessuno mi aveva preparata, le informazioni che avevo erano abbastanza spaventose. Durante la seduta, mi sono accorta che non sentivo alcun dolore fisico, per cui ho iniziato a rilassarmi, è stato abbastanza facile, nonostante il contesto, cominciare a praticare tecniche di respirazione, visualizzazione, meditazione», tecniche che consentono di raggiungere uno stato di rilassamento profondo, una fase in cui Roberta sente emergere nuove sensazioni, un impulso a scrivere quello che le stavo accadendo.

«Avrei dovuto raccontare l’esperienza di questa malattia e non poteva essere in altro modo che per iscritto, era un appello urgente. Sono tornata a casa più tranquilla, non avevo provato dolore fisico o effetti collaterali, ho iniziato a scrivere senza sapere dove sarei arrivata, l’unica cosa che ho avuto chiara sin dall’inizio era la forma: non un romanzo, ma una serie di lettere», una soluzione che avrebbe consentito a Roberta di comunicare in modo intimo con il tumore. «All’inizio, non sapevo cosa avrei scritto, penso sia stato un “libro ispirato”, mi è stato chiesto di affidarmi a una voce interiore, in quello stato di rilassamento emergono informazioni non consce, avrei dovuto seguire quel filo sottile di luce che avevo intravisto. Lettera dopo lettera, il libro ha raggiunto la sua forma, il suo colore».

Una volta concluso, Caro Fritz è rimasto nel cassetto un paio d’anni, «l’avevo proposto a qualche editore, ma tutti mi rispondevano che era troppo breve. Io però non riuscivo ad aggiungere nulla, il libro è abbastanza serrato, quando ho messo il punto all’ultima pagina ho sentito che era finito». Fino a quando la scrittrice non è stata contattata da Valerio Achille Semenzin, proprietario di Ego Valeo, casa editrice milanese, il quale «ha avuto subito fiducia nel libro, nella sua positività, l’ha preso in mano e ora lo sta accompagnando, gli sono grata per questo slancio».

Anche Sulle Ali, Onlus varesina in contatto con l’Hospice dell’Ospedale di Circolo, ha assunto un ruolo importante nella vita del libro di Roberta: i proventi della vendita di Caro Fritz, infatti, verranno devoluti all’associazione.

Nove lettere a un adolescente arrabbiato

Nove sono le lettere che Roberta scrive al “Caro Fritz”, tutte ricche di emozioni, ma «la terza, in particolare, è stata quella che mi ha fatto tremare il cuore. C’è una rievocazione dei ricordi e delle atmosfere più significative della mia vita, ricordo di aver chiamato l’infermiera, durante una seduta di chemio, e averle chiesto carta e penna per scrivere. Rileggendola, poi, ho vissuto due spinte contrarie, la malinconia, il rimpianto di parti della mia vita che non erano più; ma ho sentito anche la gratitudine, una grande gioia per aver vissuto esperienze così preziose, e ho cercato di integrare queste due spinte». 

Nelle sue lettere, Roberta si pone in dialogo, in ascolto del suo “Fritz”, «è come chiamare in campo una forza gentile, più forte di una distruttiva: l’amore. Marguerite Yourcenar fa dire ad Adriano, alla fine delle Memorie, “voglio entrare nella morte con gli occhi aperti”, io aggiungo “e con il cuore in pace”, e l’amore è l’unica possibilità per farlo».

Parola all’editore: «Di Roberta ho apprezzato l’unicità»

«Ego Valeo in latino significa “stammi bene”, è una frase con cui Seneca concludeva ogni sua lettera, ed è un augurio che faccio anche io. Quasi tutti i giorni ricevo manoscritti da leggere, quello di Roberta mi ha colpito perché a nessuno è mai venuto in mente di dire “io parlo con il cancro”, ho visto in lei un’unicità che non avevo ancora trovato», spiega l’editore, che si definisce «una persona molto istintiva, ho deciso di pubblicarlo subito, per me è stato bello incontrare Roberta nel suo libro, ci siamo scritti e sentiti tante volte, non vedevo l’ora che il libro uscisse».

L’emozione provata da Valerio Semenzin alla vista del libro stampato è stata violenta e questo lo ha convinto ancora di più a far conoscere Caro Fritz quanto più possibile, in Italia e nel mondo. «È stata una tra le scommesse vincenti e ringrazio Roberta di essersi fidata di me».

Per conoscere ancora meglio Roberta e il suo Caro Fritz, la scrittrice ci aspetta sabato 22 maggio alle 10.30, presso il Salone Estense a Varese. Per partecipare alla presentazione, è richiesta una registrazione tramite il sito di SulleAli

Giulia Nicora

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