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Economia | 18 maggio 2021, 15:56

Coldiretti Varese: con il post-Covid è “svolta country”

Il 54% dei cittadini vorrebbe lasciare i grandi centri urbani e trovare casa nelle aree rurali. «Riscoperta e tutela dei piccoli borghi rurali è alternativa sostenibile alla cementificazione massiva»

Coldiretti Varese: con il post-Covid è “svolta  country”

Più di un cittadino su due (54%) vorrebbe lasciare i grandi centri urbani per andare a vivere in campagna, spinto dalla ricerca di una migliore qualità della vita ma anche dalla paura della pandemia e dalla voglia di riscoprire il senso di comunità allentato dall’emergenza sanitaria. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Notosondaggi diffusa in occasione dell’incontro “L’Italia torna contadina nel tempo del Covid” organizzato con Fondazione Univerde e Campagna Amica a Roma a vent’anni esatti dall’approvazione della Legge di Orientamento. Una minoranza (46%) non vuole, invece, allontanarsi dalle città, principalmente per non rinunciare ai servizi, non lasciare parenti e amici e non dover cambiare abitudini.

Si torna quindi a guardare la campagna fuori città non solo come meta per gite fuori porta, ma come scelta di vita e abitazione. Non a caso il mercato immobiliare nelle zone rurali registra sedi positivi, e una ulteriore spinta potrebbe venire dallo stanziamento di 600 milioni di euro previsto nell’ambito “Turismo e cultura” della missione uno del Recovery Plan per interventi di restauro e di riqualificazione dell’edilizia rurale e storica.

«L’obiettivo – evidenzia il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori -  è sostenere la tendenza dei cittadini a tornare a vivere nei borghi dove godere di spazi di libertà più ampi con una maggiore sensazione di sicurezza e benessere nel tempo della pandemia, riducendo i rischi di assembramento e la pressione abitativa nelle città. Con il rilancio di piccoli borghi abbandonati si inizia a programmare l’Italia del post Covid oltre a salvare l’immenso patrimonio edilizio rurale italiano composto da 2 milioni di edifici rurali fra malghe, cascine, fattorie, masserie e stalle a rischio degrado. Nel Varesotto, il tema della salvaguardia rurale è particolarmente sentito, particolarmente per quanto implica la necessità e l’urgenza di tutelare il suolo agricolo: il comprensorio prealpino, purtroppo, si conferma sul podio delle province lombarde per “consumo di suolo” sottratto dal cemento all’attività agricola e boschiva: si tratta di oltre il 20% dell’intera superficie disponibile, con oltre 22.100 ettari consumati, in costante incremento».

                                                                                                                      Ma la voglia di fuga in campagna della maggioranza dei cittadini è – sottolinea Coldiretti Varese – solo la punta dell’iceberg di una vera e propria svolta country favorita dalla pandemia in molti ambiti della vita, che oltre alle vacanze abbraccia i consumi, il lavoro e persino gli hobby.  Un esempio è il boom della spesa dagli agricoltori con il 38% degli italiani che acquista regolarmente prodotti alimentari nei mercati contadini o direttamente nelle fattorie e negli agriturismi, secondo l’indagine Coldiretti/Notosondaggi. Un risultato reso possibile anche dal fatto che l’Italia è l’unico Paese al mondo che può contare su una unica rete organizzata, quella di Campagna Amica, che mette a disposizione delle famiglie circa 1200 mercati contadini nazionale sia all’aperto che al chiuso con una varietà di prodotti che vanno dalla frutta alla verdura di stagione, dal pesce alla carne, dall’olio al vino, dal pane alla pizza, dai formaggi fino ai fiori.

Ma la rivoluzione green si estende anche al lavoro dove più di un italiano su tre (35%) consiglierebbe al proprio figlio di fare l’agricoltore, secondo l’indagine Coldiretti/Notosondaggi. La pandemia ha accelerato dunque una tendenza in atto già da alcuni anni che vede nel mestiere della terra non più l’ultima spiaggia di chi non ha un’istruzione e ha paura di aprirsi al mondo, ma la nuova strada del futuro per le giovani generazioni istruite. In tempo di pandemia il lavoro dell’agricoltore è peraltro il più sicuro come dimostra il fatto che appena lo 0,3% dei contagi si sia verificata proprio in agricoltura dove peraltro non si è mai smesso di lavorare durante l’anno per garantire le forniture alimentari degli italiani, secondo un’analisi Coldiretti su dati Inail. 

Accanto a chi si costruisce una vera e propria professione in campagna c’è poi un esercito di hobby farmers, con oltre 4 cittadini su 10 (44%) che con la pandemia si è dedicato alla coltivazione fai da te di frutta e verdura in giardini, terrazzi, orti urbani e piccoli appezzamenti di terreno, utilizzando ogni spazio verde a disposizione per garantirsi cibo sano da offrire a se stessi e agli altri.

«Il nuovo rapporto degli italiani con la campagna pone le condizioni per far esplodere le enormi risorse che il territorio può offrire al rilancio dell’economia del Paese” dichiara il presidente Fiori nel sottolineare che “occorre però superare gli insostenibili ritardi che oggi esistono fra città e campagne a partire dalle infrastrutture telematiche e superare il digital divide che spezza il Paese fra zone servite dalla banda larga e altre invece no».

Redazione

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