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Cronaca | 18 maggio 2021, 11:39

Mascherine "fantasma": la Finanza arresta un imprenditore di Varese per truffa ad Aria ed Aler. Altri due varesini indagati

L'uomo è accusato di non aver mai consegnato, nel pieno della pandemia della scorsa primavera, circa 200mila mascherine ad Aria Spa: ora si trova ai domiciliari. Sequestrati beni per 460mila euro

La conferenza stampa di stamani a Varese. Da sinistra: il sostituto procuratore Dalla Palma, il procuratore capo Borgonovo, il generale Lainati e il comandante Sebaste

La conferenza stampa di stamani a Varese. Da sinistra: il sostituto procuratore Dalla Palma, il procuratore capo Borgonovo, il generale Lainati e il comandante Sebaste

Nel periodo più buio della pandemia, quello del primo lockdown della scorsa primavera quando le mascherine scarseggiavano e c'era la corsa a ricercare dispositivi di protezione individuale, aveva chiuso un accordo con Aria Spa per una fornitura di Ffp3 intascando il denaro ma non consegnandole mai. Per questo un imprenditore varesino, classe '72, è stato arrestato e si trova ora ai domiciliari. Altre due persone, anche loro varesini, risultano invece indagate a piede libero.

A portare avanti le indagini, scattate nel maggio del maggio del 2020 in seguito a una segnalazione, è stato Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Varese, guidato dal tenente colonnello Gabriele Sebaste. Così nelle ultime ore le Fiamme Gialle hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari ed un decreto di sequestro di beni per 460 mila euro nei confronti dell'imprenditore varesino che, approfittando dello stato emergenziale causato dal Covid, è accusato di aver truffato sia la società Aria Spa che frodato Aler Milano.

Il destinatario dei provvedimenti emessi dal Tribunale di Varese, risponde, unitamente ad altri due soggetti indagati a piede libero, dei reati di truffa aggravata in danno di ente pubblico, frode in pubbliche forniture ed autoriciclaggio. Le indagini sono ancora in corso e gli accertamenti da parte della Procura e della Finanza non sono terminati.

A far scattare le indagini è stata una segnalazione per operazione sospetta ai fini della normativa anti riciclaggio nella quale venivano evidenziate presunte condotte illecite poste in essere da un imprenditore varesino nell’ambito di transazioni commerciali connesse alla vendita di dispositivi di protezione individuale da Covid-19.

Le investigazioni eseguite dai militari delle Fiamme Gialle sotto la direzione della Procura della Repubblica di Varese, hanno fatto emergere una truffa che l’arrestato, nel pieno dell’emergenza sanitaria, ha posto in essere nei confronti della centrale acquisti della Regione Lombardia.

L’indagato, infatti, nel pieno dell’emergenza sanitaria di marzo/aprile 2020, è accusato di aver millantato la disponibilità di un carico di 200mila mascherine Ffp3 provenienti dalla Cina: ha proposto la fornitura di tale merce, per il tramite della centrale di acquisti Aria, alla Regione Lombardia ottenendone il pagamento anticipato per importo pari a 429.000 euro. Gli approfondimenti investigativi, le indagini tecniche e gli accertamenti bancari hanno invece dimostrato che l’imprenditore non ha mai avuto la disponibilità di tale materiale.

In una seconda circostanza, grazie all’illecita intermediazione di un dipendente di Aler, l’arrestato è accusato di aver frodato l’Azienda Lombarda Edilizia Residenziale (Aler) di Milano fornendo mascherine tipo Ffp2, oggetto di appalto, che sono risultate prive della certificazione e della prescritta marchiatura CE.

Al termine delle indagini si è proceduto al sequestro preventivo – anche per equivalente, della somma oggetto della truffa e della frode in pubbliche forniture per complessivi 460 mila euro. L'uomo, inoltre, stava progettando di trasferirsi all'estero: aveva infatti acquistato un immobile fuori dai confini nazionali. La Finanza però lo ha raggiunto ponendolo ai domiciliari.

L'operazione è stata illustrata questa mattina al Comando Provinciale delle Fiamme Gialle di via Pasubio a Varese alla presenza del procuratore della Repubblica di Varese Daniela Borgonovo, del sostituto procuratore Lorenzo Dalla Palma, del generale Marco Lainati, del comandante Gabriale Sebaste: «L'imprenditore - le parole della Borgonovo - ha agito nel pieno dell'epidemia, quando le mascherine non si trovavano. Ma, dopo il pagamento, non sono mai state fornite. Essere arrivati oggi a questo risultato dimostra come sempre l'importanza del lavoro della Guardia di Finanza di Varese e dei risultati raggiunti». «Un'inchiesta - ha sottolineato il generale Lainati - portata avanti grazie alla piena sinergia con la Procura, che in breve tempo ha portato alla definizione delle condotte tenute dall'indagato».

Redazione

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