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Ciclismo | 15 maggio 2021, 22:33

Gavazzi e il team blu ci fanno fatto battere il cuore e meritano solo una parola: grazie

La Eolo-Kometa di Ivan Basso al suo primo d'Italia continua a lasciare il segno, stavolta con lo straordinario valtellinese che a 36 anni va in fuga e poi scatta quasi sul traguardo sfiorando la vittoria e piazzandosi secondo. «Forse avrei dovuto seguire prima Lafay ma la gamba c'è e ci riproverò: questa è una promessa»

Francesco Gavazzi, nato a Morbegno il 1° agosto 1984, oggi è stato semplicemente stupendo

Francesco Gavazzi, nato a Morbegno il 1° agosto 1984, oggi è stato semplicemente stupendo

Certo, resta un po’ di rammarico. Perché è mancato davvero poco, un soffio, un nulla. Francesco Gavazzi è stato semplicemente sontuoso in una giornata che comunque è stata indimenticabile per i colori della Eolo-Kometa: entrato nella fuga di giornata, convinto nel cercare la vittoria, fino alla fine. E tutti ci abbiamo sperato, e tutti abbiamo sognato. Il sogno non si è realizzato, con il nostro Gavazzi che è arrivato secondo dietro al francese Lafay (clicca QUI per la cronaca). Sono state lacrime di delusione, per qualcosa sfiorato e scivolato via.

Resta un po’ di rammarico, ma dura pochi secondi. Perché basta un attimo ed ecco che appare la grandezza di quello che è successo, di quello che sta succedendo: un secondo posto al Giro d’Italia per un team come il nostro è qualcosa di bellissimo. Ed è bellissima anche la sensazione che questi ragazzi ci proveranno, ci proveranno ancora: perché c’è un obiettivo da raggiungere, e questo obiettivo è la vittoria di una tappa.

Quindi: bravo, bravo Gava. Bravo per aver preso la fuga giusta (e non è stato semplice, con la prima parte di corsa che il gruppo ha fatto a tutto gas), bravo per essere stato lì a lavorare e a dare i cambi giusti, bravo per aver provato a rincorrere Lafay quando ha capito che era lui l’uomo da battere. Bravo per aver corso “da Eolo-Kometa”. E bravo, anzi bravissimo, anche al nostro Fortunato: ancora con il gruppo dei migliori, in un Giro d’Italia che per lui sta diventando ogni giorno incredibilmente più bello.

Sì, ok: scriviamo anche un po’ di cronaca della tappa. Scriviamo di quella partenza fortissima con tanti tentativi di scatti e controscatti e con una fuga che non riusciva ad andare via. Scriviamo dell’azione buona, con il nostro Gavazzi e altri otto corridori (Gougeard, Carboni, Oliveira, Lafay, Gossens, Arndt, Gaviria e Campenaerts) che ha raggiunto fino a 7 minuti di vantaggio. Scriviamo del finale con il tentativo di Carboni e Campenaerts e della rimonta di Lafay, con il nostro Gava che ha fatto di tutto per raggiungerlo senza però riuscirci e arrivando secondo a 35”. Dietro, a 4’48’’, il gruppo dei migliori: con loro, il nostro Fortunato.

E domani, si sale: si sale parecchio. Prima tappa di montagna del Giro, con la partenza da Castel di Sangro e l’arrivo in salita a Campo Felice. 158 chilometri e 4 GPM: si prevedono scossoni in classifica generale.

«Un po’ di rammarico c’è, è chiaro - le parole di Gavazzi - perché queste non sono occasioni che capitano spesso in una carriera quindi ci ho sperato e ci ho provato fino alla fine. Forse, col senno di poi, avrei dovuto inseguire prima Lafay che però è andato davvero molto forte. La gamba è buona, e sicuramente da qui alla fine del Giro io ci riproverò ancora: e questa è una promessa».

Redazione

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