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Calcio | 09 maggio 2021, 00:01

Di Giovanni: «La sfida promozione con la Lazio? Non mi fa ancora dormire. Seguo sempre il Varese e ho nostalgia delle specialità di lago»

L'attaccante palermitano, biancorosso dal 1979 al 1985, rivive la sua storia al Franco Ossola: «Fascetti, più di un mister. E Arcelli, avanti anni luce: anni indimenticabili, anche per i compagni, a partire dal mitico "Gildone". Quando qualche tifoso del Varese entra nel mio negozio e ancora mi riconosce mi viene la pelle d'oca»

Di Giovanni: «La sfida promozione con la Lazio? Non mi fa ancora dormire. Seguo sempre il Varese e ho nostalgia delle specialità di lago»

Un palermitano con il cuore ancora biancorosso. Siciliano verace, classe 1955, Vincenzo Di Giovanni inizia la sua carriera calcistica da giovanissimo (19 anni) nel Genoa, dove fa il suo esordio in serie B. Passa poi in prestito al Trento, dove gioca in Serie C e fa il servizio militare. Nella società trentina ci rimane 2 anni: un primo anno con retrocessione in D, il secondo con la risalita tra i professionisti. Per Di Giovanni scatta un nuovo trasferimento a Genova, dove Gigi Simoni lo fa esordire in serie A. Purtroppo durante uno scontro di gioco nella partita contro la Juventus subisce la frattura del perone e deve così fermarsi per parecchio tempo, ricominciando a giocare nel Latina. Grazie ad un giornalista, che lo segnala a Eugenio Fascetti, l'attaccante palermitano arriva a Varese nel 1979, dove resterà fino al 1985, collezionando 179 partite. La carriera si concluderà nel 1988 alla Triestina.

I tifosi varesini quando parlano di lei si riferiscono sempre al "Digio". Come si trovò a Varese?
Devo dire benissimo, ancora adesso quando mi chiamano alcuni amici varesini mi viene il magone. Sono stato invitato per la festa del centenario della società biancorossa e mi ha fatto molto piacere. Capita spesso che nel negozio di specialità siciliane che gestisco insieme a mia moglie senta parlare il dialetto dei laghi: mi viene la pelle d’oca quando qualcuno ancora mi riconosce. Pensi che quando sono arrivato per la prima volta in auto, e i navigatori non esistevano, mi sono distratto e sono finito... ad Arese! Mi persi, ma per fortuna poi trovai la via giusta. 

Per raggiungere la Città Giardino...
Mi sono innamorato di Varese e dei suoi panorami mozzafiato, conoscendo subito diversi miei compaesani: mi sono sentito da subito a casa. 

Cosa ci racconta di mister Eugenio Fascetti? 
Un grande uomo. Io, da buon siciliano, ero abbastanza focoso e spesso ci scontravamo. Il mister, buon toscano, mi prendeva da parte e mi riportava a più miti consigli... Altrimenti c’erano le gradinate del Franco Ossola da fare! Era un educatore e un papà, oltreché un mister. I suoi allenamenti erano durissimi, corse infinite al Sacro Monte e al Golf di Luvinate. Ricordo con grande affetto anche il professor Arcelli, una persona avanti anni luce rispetto a tutti gli altri nel suo campo. 

Scusi Di Giovanni, ma correva anche Fascetti?
Ma chi...? Il "cinghialone nero" come lo chiamavo io bonariamente? Figurarsi! Lui ci aspettava in cima al Sacro Monte, comodo nella sua macchina...

Ha qualche rimpianto per la sua carriera?
Sì, e ancora adesso quando ci penso non riesco a dormire. Si ricorda la partita con la Lazio (stagione 1981/1982, ndr) in cui ci giocammo la promozione in serie A, vero? 

Purtroppo, sì...
Successe di tutto pur di far vincere la Lazio... Il mister mi tenne calmo per evitare l'espulsione. Ma poi negli spogliatoi mi diede ragione.

È ancora in contatto con i suoi compagni di allora?
Mi sento spesso con "Gildone" Salvadè, persona straordinaria. Poi sono in contatto con Scaglia, Cerilli, Braghin e ultimamente anche con Vailati.

Digio, perché ha lasciato il mondo del calcio?
Sinceramente, finito di giocare a Trieste, mi sono trasferito in Sicilia e non ho avuto proposte concrete. Poi mi sono dedicato ad attività commerciali. Devo dire che non mi pento, il calcio attuale non mi diverte più. Seguo la Nazionale di Mancini e do anche un'occhiata al calcio femminile. Ovviamente, cerco sempre il risultato del Varese, che deve salvarsi. 

Ci fa una previsione per gli Europei?
Mancini è un grande allenatore e ha messo insieme un ottimo gruppo. Il mio preferito? Dico Barella, fortissimo, con lui possiamo puntare in alto. Mi fermo qui però, perché da buon palermitano sono un po' superstizioso. 

Vuole fare un saluto particolare?
A tutti i miei amici varesini e in particolare al Gildone, gran pescatore di persici, coregoni e lucci... Ho nostalgia delle vostre specialità gastronomiche di lago! 

Claudio Ferretti


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