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Calcio | 07 maggio 2021, 07:00

Javorcic: «Io mi sento figlio della Pro Patria, credo nei playoff con i ragazzi e siamo fieri di farvi sognare»

A Stadio Aperto il mister si confronta con i tifosi, svela i preparativi per la gara di domenica e offre emozioni magistrali sul calcio: «Ha una responsabilità sociale». Ma resterà alla Pro? La Pad (Cuffie colorate) svela: «Ivan allenerà noi». Poi il suo sogno: «Mi piacerebbe vedere un giorno lo stadio pieno»

Javorcic: «Io mi sento figlio della Pro Patria, credo nei playoff con i ragazzi e siamo fieri di farvi sognare»

«Io sono un figlio della Pro Patria». Basterebbe questo per sciogliere le menti e i cuori più ostinati in casa biancoblù davanti a Ivan Javorcic, a Stadio Aperto. Ma  non è necessario e lo ribadiscono i messaggi che arrivano al nostro talk show. Tutti grati al mister, dopo uno anno straordinario che partito nel segno della salvezza approda ai playoff, domenica 9 maggio contro la Juve.  

L'allenatore tigrotto ci ha svelato prima di tutto l'atmosfera in casa Pro in vista della gara di playoff di domenica: «Grande entusiasmo, grande energia, si sente che si sta avendo una vigilia di qualcosa di diverso».  Javorcic ha anche parlato dell'approccio allo sport nella sua Croazia e ribadisce un concetto bellissimo sulla responsabilità sociale dello sport. Quest'ultimo insegna a essere buoni cittadini, ad aiutarsi. 

Ci vuole equilibrio, un pensare partita per partita, ma i tifosi lo spronano: «Basta piedi per terra, andiamo in serie B». Lui sorride: «È la parte più bella del tifoso, poter sognare. Noi andiamo orgogliosi del fatto che abbiamo permesso alle persone di sognare. Noi dobbiamo essere oggettivi e concentrarci su quello che possiamo provare  controllare. Preparare la partita al meglio domenica».  

Ascoltiamo il bambino che ha conosciuto la guerra e che ha sempre voluto fare il calciatore. 

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Così i primi passi in biancoblù: «Ho sempre voluto vincere, ovvero creare un gruppo di forti valori». Questa è la vittoria, pur dovendo essere competitivi, di natura.

È il mister che si racconta a Marco Grecchi e confessa di emozionarsi, che non è debolezza: è qualcosa di cui va orgoglioso. Se poi si torna al pensiero ai festeggiamenti dei 100 anni o alla riconquista della serie C, avvenuta tre anni fa...

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Come si è emozionato tre anni fa alla riconquista della serie C, le persone che non osavano esprimersi fino all'istante finale, troppo scottate dal passato.

Anche ora, c'è voglia di vivere bene la partita e volerla vincere. Daniele De Grandis lo incalza sugli infortunati (Javorcic assicura che stanno a cuore a tutti e l'intenzione è dare il massimo anche per loro),  e gli chiede: andiamo in serie B?  

Javorcic racconta il suo essere competitivo, il percorso dei ragazzi nel segno della consapevolezza e della crescita. Arrivando anche a sorprenderlo come ad Alessandria dove ha chiesto ai tigrotti di emozionarlo e così è successo: «Sono diventati una grande squadra. Anche se si può migliorare, sempre». È anche un discorso di gratitudine, verso la presidentessa Patrizia Testa, il direttore sportivo Sandro Turotti, ciascuno di coloro che permettono che la macchina Pro viaggi decisa su questa strada.

Poi l'altra domanda che scuote i tifosi: il mister resterà? Non si è ancora discusso, adesso si guarda alla partita di domenica. Consapevoli che la forza della Pro resta quella delle persone, sono loro che fanno la differenza. Aspettando la "quantità", le persone che possano, vogliano tornare in massa allo stadio. E un segnale anche dal territorio.

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Attenzione, però. Si conferma che una squadra è già in attesa di Javorcic: la Pad (Cuffie colorate). Il mister ascolta, sorride, fa i complimenti a questi ragazzi splendidi: «Sicuramente ci troveremo presto».

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C'è ancora molto da dire dei tigrotti, della loro evoluzione, della capacità anche di sorprendere il loro allenatore, come domenica scorsa.

Ma intanto, a bruciapelo da un tifoso la domanda: in cuor suo quanto crede nei playoff.

«Moltissimo. Per noi è un sogno, non un obbligo. Sappiamo che possiamo preparare la partita per vincerla».

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Marilena Lualdi


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