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Ciclismo | 05 maggio 2021, 10:42

VIDEO. Un Giro sulla casa volante di Ezio. «Silenzio, doccia, riso e caffè per i ciclisti dopo la tappa. Ma qui si fa anche la lavatrice»

Ezio Bozzolo è uno degli autisti più bravi al mondo: l'anno scorso ha guidato il pullman del vincitore del Tour, quest'anno pilota quello della Eolo-Kometa di Ivan Basso. Ecco i segreti dell'"astronave" su cui otto ciclisti del team blu vivranno tre settimane in giro per l'Italia. «Dal chilometro in retromarcia sotto la neve alla curva degli olandesi nudi all'Alpe d'Huez»

VIDEO. Un Giro sulla casa volante di Ezio. «Silenzio, doccia, riso e caffè per i ciclisti dopo la tappa. Ma qui si fa anche la lavatrice»

I suoi occhi guardano avanti e aprono la strada al gruppo, la sua casa volante lo riscalda e lo rifocilla nel momento del bisogno. È un viaggio nel tempo e nello spazio del ciclismo quello sull'"astronave" che conduce al Giro gli otto ciclisti (sei italiani) della Eolo-Kometa pilotata da colui che è considerato uno dei più bravi autisti del mondo, Ezio Bozzolo, 38 anni, originario della Val Seriana ma ormai varesino d'adozione, così come il team blu.

Ezio ci parla del suo pullman come di un "bambino" che ha bisogno di ogni cura, e infatti mentre ci conduce in quella che per un mese sarà la casa di ciclisti e staff del team orchestrato da Ivan Basso e sostenuto da Luca Spada grazie al soffio di Eolo, i suoi occhi brillano e la sua voce è sicura. Nel video in fondo all'articolo Ezio ci svela ogni angolo nascosto di quella che è una casa volante capace di scalare le montagne e poi di arrivare fino al mare, dotata di tante "stanze".

C'è l'area docce e quella per il caffè («Dà la carica ogni mattina»), il frigorifero, c'è la "saletta" riunioni sul fondo dove ci si concentra e si studia il piano gara davanti alla tv ma, la sera durante i lunghi trasferimenti, ci si può anche rilassare. C'è la lavatrice, ci sono i sedili riconoscibili dal casco personalizzato di ogni corridore che si possono trasformare in "lettini" nel momento del relax, e c'è la storia di un autista, alle cui spalle, sul primo posto a sinistra salendo dalla scaletta anteriore siede il condottiero e la mente del gruppo, Ivan Basso.

IL SILENZIO
«Il silenzio del pullman è fondamentale dopo la tappa: quando sale un ciclista non ci deve essere nessuno, neppure io - racconta Ezio - perché dopo 6 ore di corsa, magari in montagna, qualunque parola detta può essere fuori luogo. Quello non è il momento di parlare, né di essere servizievoli. Un ciclista sale, ascolta la sua musica e va in doccia. Ecco, dopo posso anche salire, magari fare due battute e servire immediatamente pasta o riso e un caffè per recuperare le forze».

PARIGI
Un anno fa Ezio Bozzolo è entrato trionfalmente sugli Champs Élysées guidando il pullman UAE Emirates del trionfatore del Tour, lo sloveno ventiduenne Tadej Pogačar. «La Gendarmerie ci ha scortato fino alla partenza, non dimenticherò mai l'accoglienza dei parigini: vedendo entrare in città il pullman della maglia gialla, le auto suonavano il clacson in segno di saluto e rispetto. Vedendo Tadej magari qualcuno non gli dà un euro: la sua forza è la testa, la straordinaria capacità di recupero e di isolarsi completamente da qualunque tipo di pressione. Non gli ho mai letto un segno di tensione sul viso, eppure portare la maglia gialla in Francia rappresenterebbe per chiunque un enorme motivo di stress».

LA NEVE
«Non ho più avuto paura dopo quello che successe al Giro Catalunya 2020, quando sul pullman eravamo presenti solo io e il dottor Carlo Gardascione. Ci trovavamo nella zona del tunnel di Cadì e iniziò a nevicare, nevicare e ancora nevicare: non si poteva più salire, non si vedeva più nulla e fui costretto ad andare in retromarcia per un chilometro in condizioni "disperate", intuendo dallo specchietto le indicazioni manuali del dottore, sceso dal mezzo per guidare la marcia indietro muovendo solo le braccia».

LA CURVA DEGLI OLANDESI
«La "mia" salita è quella dell'Alpe d'Huez dove la gente attende i ciclisti da due giorni. Alla curva degli olandesi rischi di trovare gente sdraiata per terra nuda e un po' brilla: uno "spettacolo" davanti a cui è bene tenere gli occhi ben aperti».

PULIVO LE BICI IN MAPEI
«Ho iniziato in Mapei, andavo ad aiutare i meccanici a pulire le bici con secchiello, spugna e acqua. Poi c'è stata la Lampre con Saronni: Bruseghin e Ballan sono stati i corridori ai quali resterò legato per sempre. C'era ancora il contatto umano che i cellulari e gli smartphone, soprattutto in squadre straniere dove capita anche che si comunichi mandando mail da un sedile all'altro, hanno provato a cancellare: era bello ridere e magari anche piangere assieme, la distanza veniva colmata dalla complicità. A volte non vedevo l’ora di salire sul pullman dopo cena per divertirmi un po' con loro, che erano comunque campioni».

LA FORZA DELLE PAROLE
«Alla Eolo-Kometa è diverso perché ci sono tanti italiani e un bel gruppo: scambiarsi qualche parola, soprattutto la sera prima o dopo la corsa, è fondamentale. Qui ci sono ragazzi molto educati che non si fanno servire, tanti sono giovani con qualche veterano come Gavazzi e Belletti. È un bel gruppo con cui sarà bello vivere le prossime settimane».

IL GRUPPO 
«Quando metti assieme tante visioni di lavoro diverse, riuscire a far collimare tutto non è facile ma è fondamentale. La base di ogni squadra è il gruppo dove si risolvono le situazioni. Scelte le persone giuste, bisogna buttarsi nel fuoco per loro».

IL VALORE DI UN AUTISTA
«Un autista capace è sicuramente "un po’" bravo a guidare, perché non puoi far "ballare" i ciclisti anche sul pullman dopo che hanno danzato un giorno intero sui pedali, ma deve essere anche un po’ spigliato, sicuramente non "musone": se si crea una bella situazione con gli atleti, serve anche fare la battuta con rispetto dei ruoli. Le qualità imprescindibili di un pullman che diventa la nostra vera casa sono la pulizia e l'ordine».

Andrea Confalonieri

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