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Cronaca | 27 aprile 2021, 09:38

Truffa sulle tessere celiachia, farmacista di Busto denunciato dai carabinieri

Titolare e magazziniere di una rivendita nei guai: sono accusati di aver “scalato” il credito residuo del budget riservato a clienti celiaci tramite l’acquisto fittizio di prodotti senza glutine. I reati contestati sono truffa ai danni del servizio sanitario nazionale ed indebito utilizzo di carta di pagamento

Truffa sulle tessere celiachia, farmacista di Busto denunciato dai carabinieri

A seguito di mirata attività investigativa, i militari della Stazione Carabinieri di Sesto Calende hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio il titolare ed il magazziniere di una farmacia di Busto Arsizio, specializzata nella vendita di generi alimentari per persone affette da celiachia. I reati contestati sono truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale ed indebito utilizzo di carta di pagamento

Alle persone affette da celiachia viene riconosciuto dal Servizio Sanitario Nazionale, in base al sesso ed all’età, un budget che varia dai 70 ai 120 euro mensili, valido per l’acquisto di prodotti senza glutine. Il budget celiachia può essere speso nelle farmacie, nei negozi specializzati del territorio dell’Ats di riferimento, oltre che nei supermercati di alcune catene di grande distribuzione che hanno aderito ad uno specifico accordo regionale. Per effettuare gli acquisti è sufficiente esibire il proprio codice fiscale (tessera sanitaria), accompagnato da un codice pin personale che permette la registrazione dell’acquisto eseguito e la conseguente decurtazione del valore economico dei prodotti comprati dal budget prefissato. 

La tessera sanitaria diventa, quindi, in tal modo, una vera e propria carta bancomat.  Dei prodotti venduti, le farmacie e i negozi convenzionati emettono fattura all’Ats competente. Di norma, il credito non speso nell’arco della mensilità viene azzerato automaticamente e non può essere riportato e accumulato con la mensilità successiva.  

Le indagini sono nate a seguito di una segnalazione effettuata alla stazione dei carabinieri di Sesto Calende da una ragazza affetta da celiachia la quale, da circa un anno, aveva notato che l’ultimo giorno del mese, prima dell’azzeramento del credito residuo, il suo budget veniva misteriosamente utilizzato da terzi.

I militari, con la preziosa collaborazione della direzione farmaceutica dell’Ats Insubria di Varese e sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Busto Arsizio, dopo un attento studio dei dati forniti dalla vittima, sono riusciti così ad individuare in una specifica farmacia di Busto Arsizio il luogo dove veniva speso indebitamente il credito della tessera sanitaria. La ragazza, infatti, si era in passato rivolta a questa farmacia alla quale aveva incautamente rivelato il proprio codice pin.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri il titolare della farmacia in questione, per agevolare i clienti celiaci nell’acquisto dei vari prodotti, si faceva fornire il codice pin segreto. Mentre alcuni clienti avevano espressamente acconsentito alla gestione autonoma del proprio credito da parte del farmacista, molti altri non erano in realtà al corrente: nonostante ciò, in prossimità della scadenza del budget mensile, senza alcun tipo di autorizzazione, secondo l'accusa l’indagato “scalava” il credito residuo tramite l’acquisto fittizio di prodotti senza glutine.

La sera del 31 dicembre scorso, i carabinieri di Sesto Calende hanno effettuato una perquisizione all’interno della farmacia, sequestrando circa 250 schede personali di clienti celiaci, sulle quali erano annotati, oltre al codice fiscale, anche i rispettivi PIN necessari per “scalare”, in gran parte dei casi in modo indebito, il credito alla fine del mese.

Le successive indagini svolte hanno quindi permesso di accertare che esistevano altre decine di ignare vittime del metodo utilizzato dalla farmacia. Alcuni clienti, infatti, nelle date in cui risultano gli acquisti a loro nome, si erano trasferiti in altro Comune oppure erano in vacanza o addirittura ricoverate in ospedale. Le somme spese indebitamente oscillavano da pochi euro all’intero budget, qualora non consumato dall’avente diritto.

Redazione

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