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Salute | 15 aprile 2021, 16:09

I sindacati sul futuro dell'ospedale di Cuasso al Monte: «No alla privatizzazione della struttura»

In una nota unitaria, le Rsu, diverse sigle sindacali sia confederali che autonome, chiedono che il nosocomio diventi «un luogo ove si praticano le degenze di comunità, utile non solo ai cittadini della Valceresio, ma anche all’intera provincia di Varese ed oltre»

I sindacati sul futuro dell'ospedale di Cuasso al Monte: «No alla privatizzazione della struttura»

Riceviamo e pubblichiamo una nota unitaria sul futuro dell'ospedale di Cuasso al Monte firmato dalle Rsu dell'Asst Sette Laghi, Funzione Pubblica Cgil, Fp Cisl, Uil Fpl, Fials, Cisal, Nursind, Nursing Up. 

«Apprendiamo dall’albo pretorio dell’ASST dei Sette Laghi (mai che ci sia una comunicazione preventiva alle organizzazioni sindacali) - dichiarano in una nota unitaria i sindacati - che l’azienda ha intenzione di appaltare ai privati, a seguito di apposita gara pubblica, la gestione dei venti posti letto (in futuro potrebbero diventare quaranta) presso l’ospedale di Cuasso al Monte, attualmente inutilizzati. L’ospedale di Cuasso non è una struttura di poco conto durante la fase conclusiva del primo conflitto mondiale, è stato istituito proprio in questa località un sanatorio per la cura dei reduci di guerra affetti da tubercolosi polmonare. Nel corso degli anni l’ospedale è cresciuto sino a diventare, tra le tante attività presenti, un’eccellenza italiana nella riabilitazione broncopneumologica e cardiologica. Le discussioni, le analisi e le promesse sul futuro dell’ospedale di Cuasso in questi anni non sono mancate e, purtroppo, quello che l’azienda si accinge a fare è anche il risultato di promesse mai mantenute. Per anni l’ospedale di Cuasso è stato lasciato nel più completo abbandono».

«E’ arrivato il Covid - continua il comunicato sindacale - ed i pochi pazienti no Covid rimasti vengono spostati altrove e la struttura organizzativa che supporta le attività sanitarie viene smantellata. Nel frattempo, l’ASST dei Sette Laghi spende 700.000 euro per l’adeguamento degli impianti idrici, elettrici e per l’acquisto di una nuova caldaia. L’ospedale di Cuasso vuoto di pazienti ma ristrutturato diviene così appetibile e “dono perfetto“ per un privato di buona volontà, scelto secondo procedure di gara di appalto. Il privato aggiudicatario incasserà dalla ASST dei Sette Laghi la modica cifra di 366.597,74 euro in sei mesi, per la gestione di venti posti letto. Ma non è finita qui. Giusto per non far mancare nulla a chi gestirà la struttura, l’ASST dei Sette Laghi si impegna (come risulta dal capitolato) a fornire presidi medici, farmaci e dispositivi di varia natura occorrenti per la cura dei pazienti, a cui si aggiunge la consegna dei dispositivi di protezione individuali per i dipendenti del privato impiegati presso l’ospedale di Cuasso. E siccome l’uomo non vive di solo lavoro, è previsto anche l’alloggio gratuito per il personale del privato che si aggiudicherà la gara di appalto, il servizio di ristorazione a sei euro al pasto e la fornitura delle divise, nonché il lavaggio delle stesse, a due euro a divisa. Oltre che un buon affare per il privato ci sembra un caso di economie di scala, evocate spesso dal direttore generale, non certo per l’ASST dei Sette Laghi e per la sanità pubblica».

«Ma questa vicenda va al di là della mera gara d’appalto - continua la nota sindacale - perché dimostra quanto la pandemia da Covid possa essere lo strumento e la giustificazione per rendere accettabile quello che fino ad un anno fa non lo era. L’ASST dei Sette Laghi considera la struttura di Cuasso come ospedale di comunità, ma nella realtà lo utilizza come una sorta di riserva nel momento in cui i posti letto negli altri presidi si saturano e, di conseguenza, i pazienti in via di guarigione devono trovare un'altra collocazione. Le degenze di comunità sono altro, ovvero una struttura che opera principalmente prima del ricovero nell’ospedale per acuti, non dopo che tale evento si è verificato ed è in via di risoluzione. L’ospedale di comunità dovrebbe, quindi, essere un luogo in cui monitorare i malati di Covid (ma non solo) all’inizio dell’infezione, al fine di evitare il peggioramento e la conseguente saturazione dei reparti per acuti come ad esempio le terapie intensive. Inoltre, le degenze di comunità rafforzano le cure a domicilio, perché ne rappresentano il completamento, la diretta prosecuzione, rafforzando il ruolo e la funzione delle attività territoriali».

«L’ospedale di Cuasso - concludono i sindacati - potrebbe essere il candidato ideale per divenire un luogo ove si praticano le degenze di comunità, utile non solo ai cittadini della Valceresio, ma anche all’intera Provincia di Varese ed oltre. Sarebbe riscoprire un’antica vocazione per la cura delle malattie dell’apparatore respiratoria, tracciata e percorsa nel corso degli anni dal Territorio e che, fino a non molto tempo fa, ha rappresentato un modello di rinomata specializzazione, ciò porterebbe l’offerta sanitaria pubblica in una condizione di stabile organizzazione per la cura alla infezione da COVID19. Ma, questa decisione, richiederebbe una lungimiranza che la Direzione dell’ASST dei Sette Laghi dimostra di non avere. Si preferisce perseguire la via di un Ospedale che apre a periodi, come un albergo di montagna, gestito da privati costi quel che costi. La riforma del sistema sanitario lombardo, chiamata “riforma Maroni”, prevede la valorizzazione e il rafforzamento del territorio e del settore pubblico. A noi pare che le scelte fatte vadano esattamente nella direzione opposta».  

Redazione

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