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Basket | 14 aprile 2021, 22:01

Varese ha perso e rischia di retrocedere. Evviva Varese

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI Per mesi questa squadra ha fatto inorridire chi la ama: perdente, testarda, sbagliata. Ora - proprio oggi che ha accusato una sconfitta che fa malissimo e rende grama la situazione - è arrivata in cima alla scalata contro i suoi limiti. E merita applausi e fiducia

Foto Alberto Ossola

Foto Alberto Ossola

Il basket è essenzialmente uno sport di numeri. Per cui questo commento potrebbe esaurirsi in pochissime parole, esattamente 11: Varese ha perso (di 2 punti) perché ha sbagliato 10 liberi. Arrivederci.

Invece no. No, perché il basket, come quasi tutti gli sport, è anche sensazione, impressione, emozione, tutti sentimenti che a volte sanno andare al di là di tutti i numeri, persino di quelli più importanti, quelli che vanno a comporre il risultato.

E allora, come a Reggio Emilia, anche stavolta la crudezza delle cifre la mettiamo dietro al cuore. La Grissin Bon di Caja non ha battuto Varese solo per quel fantasmagorico 60% da 3: lo ha fatto perché ha giocato meglio in ogni fase e tempo del gioco, perché ha letto la partita in maniera superiore e perché ha avuto più fame di successo

Anche oggi, a Masnago, c’è stato qualcosa che è andato al di là della "banale" realtà. C’è stata una verità che è venuta fuori anche se non compare ora sul tabellino, una verità che gli occhi hanno riconosciuto e l’anima non può non elaborare.

Oggi Massimo Bulleri e la sua Varese hanno messo in mostra una prestazione pazzesca contro avversari straordinari e in una partita straordinaria. Chi è per i punteggi alti, per il circo applicato alla pallacanestro, passi oltre: lo spettacolo qui è stato altro. 

È stato quello di un califfo delle panchine - Walter De Raffaele - che ha provato in tutti i modi a mettere in difficoltà il giovane collega con sopraffine schermaglie di tattica, non riuscendoci. Quintetti piccoli, a volte piccolissimi (Daye o addirittura Stone da centri), zone, fiato e spazio negati a Ruzzier e soprattutto a Douglas, adeguamenti impossibili. Il Bullo ha risposto colpo su colpo. Ha rilanciato De Vico o Strautins da quattro, ha rispolverato Scola da 5, ha messo la palla in mano a Beane. Non si è perso un giro, non ha esitato un secondo, ha saputo restituire tutti i grattacapi ricevuti. Non è da tutti gli allenatori rischiare e riuscire così dentro una singola partita.

Ed è stato - lo spettacolo di cui sopra - anche la reazione dei padroni di casa allo scossone ospite nel terzo quarto: 4-20 di parziale, palle perse, attacchi castrati da una retroguardia pregna e impenetrabile. Sembrava finita. E invece Varese è arrivata fino alla fine, è arrivata fino al tiro di una possibile vittoria. E lo ha fatto perché ora ha gli strumenti per reagire, sa a sua volta come chiudere la propria difesa, ha - nel suo gioco di squadra e nei suoi singoli - la capacità di riprendere i bandoli delle matasse altrui per poi sbrogliarli.

Già, i singoli: altro spettacolo. Watt avrebbe dovuto spazzare via Egbunu: anche qui picche. Dentro al replay di cuore e cervello ci sono e restano quelle incredibili entrate del nigeriano uno contro uno e fronte a canestro senza alcun tipo di timore reverenziale, a rosicchiare punto su punto. E non si può non citare Beane, con un colpo al cerchio dei suoi estimatori (per 39 minuti ha preso per mano offensivamente e difensivamente i suoi compagni) e uno alla botte dei suoi detrattori (è andato fuori giri nel momento peggiore, l’ultimo minuto). E che dire di De Nicolao, che ha giocato una contesa di questo livello con una sicurezza che abbiamo visto solo nel fratello Andrea?

Chi sta alzando la mano ormai da 20 righe perché vorrebbe far notare al commentatore che - va bene tutto - ma alla fine dei conti e delle parole Varese ha perso, Cantù ha vinto e la retrocessione è ritornata lì a due punti, beh eccolo accontentato. Ha ragione: la situazione si è rifatta grama.

Il punto di oggi però è il seguente. La Varese della seconda parte del 2020 è stata così sbagliata, così perdente, così testarda nei suoi errori da averci fatto a tratti inorridire, da averci fatto a tratti quasi sperare in una nemesi che cancellasse ogni colpa. La Varese del 2021, dal Covid a questa serata triste solo per la classifica, non per la verità dell’intimo, è stata una scalata all’adeguatezza e ai propri limiti arrivata in cima. E quindi merita gli applausi, merita la fiducia, merita di non retrocedere.

A costo di andare noi a tappare il canestro altrui. 

Fabio Gandini


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