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Territorio | 12 aprile 2021, 10:52

I dubbi della Fiab Varese Ciclocittà sul ripristino della ferrovia della Valmorea: «Manca una visione complessiva»

In una lettera aperta, l'associazione esterna le sue preoccupazioni sull'iniziativa degli Amici della Ferrovia della Valmorea che hanno chiesto ai sindaci della Valle Olona di ripristinare il servizio ferroviario di valle: «Non siamo pregiudizialmente contrari, ma ci preoccupa l'incertezza dei decisori a partire dalla Regione»

I dubbi della Fiab Varese Ciclocittà sul ripristino della ferrovia della Valmorea: «Manca una visione complessiva»

Fiab Varese Ciclocittà, in una lettera aperta, esprime tutti i propri dubbi e perplessità sulla proposta dell'associazione Amici della Ferrovia della Valmorea, rivolta a sindaci e istituzioni interessate al ripristino di un servizio ferroviario di valle.

«Una proposta sicuramente rilevante sotto diversi aspetti e merita tutta l’attenzione della nostra associazione - si legge nella lettera firmata dal presidente Enrico Bronzi e dal consigliere - suscita infatti molti interrogativi e qualche preoccupazione in coloro che riconoscono nel completamento della ciclovia della Valle Olona, attualmente limitata alla tratta tra Castellanza e Castiglione Olona, un progetto importante di promozione di mobilità e turismo sostenibile, innanzi tutto per la valorizzazione delle risorse di natura e di memoria di cui la valle è depositaria, ma anche più in generale per l’arricchimento dell’offerta cicloturistica della provincia di Varese e della sua attrattività guardando a sud verso il milanese e a nord verso il mendrisiotto. Bisogna infatti considerare che la ciclovia della Valle Olona come prevista dal Piano Regionale della Mobilità Ciclistica (PCIR n. 16) prolungata in Svizzera fino a Mendrisio ci metterebbe in connessione con l’itinerario ciclabile nazionale n. 3 della rete elvetica, ovvero con la più ampia rete Eurovelo, con un tracciato sostanzialmente pianeggiante e quindi altamente fruibile».

«Se queste prerogative e questi obiettivi della infrastruttura ciclabile potrebbero essere teoricamente compatibili o addirittura rafforzati dalla compresenza in parallelo di un servizio su ferro, come auspicano gli stessi promotori del ripristino ferroviario - prosegue la missiva - sul piano pratico purtroppo si possono presentare (già si sono presentate) incompatibilità in ordine a risorse, tempi e modalità realizzative, che obbligano a scegliere quale infrastruttura privilegiare, valutandone la concreta fattibilità e la ricaduta sociale, economica ed ambientale. A breve la Provincia di Varese metterà in appalto i lavori della tratta di ciclovia da Folla di Malnate al confine con la Svizzera grazie ad un finanziamento regionale di fondi europei Interreg; al programma ha aderito anche la Svizzera riscontrando nell’opera una ulteriore offerta di mobilità alternativa all’auto per il pendolarismo di frontiera che gravita sulla zona industriale della piana di Stabio».

«Purtroppo in fase di definizione del progetto la soluzione più agevole e funzionale di utilizzare nel tratto più prossimo al confine il percorso sterrato, esistente e frequentato, che fiancheggia il preesistente sedime ferroviario, ha dovuto essere abbandonata per incompatibilità con le norme di sicurezza di un servizio ferroviario formalmente in esercizio, anche se ormai da anni abbandonato e di assai problematica riattivazione. La soluzione di ripiego sarà quella di abbandonare il fondovalle per salire sulla collina di Ligurno di Cantello e quindi ridiscendere, con tratti in forte pendenza, al trafficatissimo valico di Gaggiolo; ripiego che penalizzerà inevitabilmente la fruibilità e il successo della ciclovia. E’ attualmente in corso di progettazione definitiva anche l’ultimo tratto per completare l’intero percorso da Castellanza alla Svizzera, quello da Castiglione Olona a Folla di Malnate: anche qui la soluzione intuitivamente più razionale vedrebbe in parte la sovrapposizione o l’affiancamento della ciclabile al sedime dell’ex-ferrovia. Auspichiamo che si adotti una soluzione che tenga in primo piano le esigenze di funzionalità e attrattività ciclistica dell’itinerario».

«Per concludere - termina la lettera - Fiab Varese Ciclocittà, aderente alla Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta e che ha lo scopo specifico di promuovere la bicicletta come modalità sostenibile e attiva di spostamento sia per le correnti esigenze di vita sia per il turismo, e individua nel traporto pubblico, in particolare su ferro, un alleato fondamentale sia per il contenimento dell’impatto ambientale dei trasporti sia per il supporto intermodale che può (deve) fornire alla stessa mobilità ciclistica (e pedonale). L’ispirazione e le suggestioni che muovono i sostenitori del ripristino ferroviario in Valle Olona non ci vedono quindi pregiudizialmente su fronti opposti; ci preoccupa invece che la mancanza di una visione complessiva, coerente, praticabile della questione e l’incertezza dei decisori, in primis probabilmente della Regione, destini i fautori della bicicletta ad accontentarsi di un’offerta al ribasso e quelli del treno a vedere deperire nell’abbandono le testimonianze di un’archeologia industriale che meriterebbero sorte migliore. In questa prospettiva FIAB Varese auspica di poter fornire il proprio contributo in tutte le occasioni di confronto e approfondimento sulla materia».

 

Redazione

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