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Calcio | 11 aprile 2021, 00:01

Eraldo Pecci: «Il Varese era un punto di riferimento nel lanciare i giovani. E anche al Torino si parlava varesino...»

Il noto commentatore romagnolo racconta e si racconta a tutto campo: «Lo Scudetto in granata mi fa venire ancora i brividi. Maradona? Bastava dargli il pennello, al capolavoro pensava lui. La Nazionale di Mancini deve provare a vincere l'Europeo, quella di Milena Bertolini crescerà ancora»

Una foto storica e una attuale di Eraldo Pecci

Proviamo ad immaginare una Domenica Sportiva senza le battute in dialetto romagnolo di Eraldo Pecci. Proviamo ad immaginare come sarebbe stato il mondo del pallone senza la vitalità, lo stile e il tocco magico di questo centrocampista di regia  che ha giocato nel Napoli con Maradona, nel Torino vincendo uno storico Scudetto (75-76) e nel Bologna, dove è diventato un'emblema insieme a Giacomo Bulgarelli. 

Con la complicità di Lionello Massimelli, ex calciatore del Varese e bolognese di adozione, abbiamo avuto il piacere di realizzare un'intervista con molti intrecci che partono proprio dalla nostra Città Giardino.

Eraldo, lei cosa conosce della storia calcistica varesina?
Una grande storia e una grande tradizione nello scoprire e riscoprire giovani talenti calcistici. Il Varese era un punto di riferimento nel panorama calcistico italiano. Ricordo che giocavo al Bologna, ero con Massimelli e Rimbano, poi ho conosciuto Mayer: parlavamo spesso di Varese e mi raccontavano la bravura della società e del talento di Pietro Maroso nel valorizzare i giovani. Poi nel raduno della Nazionale under 23 avevo un bellissimo rapporto con Egidio Calloni e Giacomino Libera, nomi di spicco insieme a Gentile e Marini che sono diventati campioni mondiali negli anni a venire. Poi, quando arrivai al Torino ad indossare la gloriosa maglia granata, si parlava varesino ricordando il grande Franco Ossola che giocò 181 partite segnando 85 gol. Un altro grande varesino, ma di adozione granata, è stato Virgilio  Maroso (fratello del Peo), morto anche lui tragicamente a Superga. Virgilio era considerato uno dei più forti terzini italiani.

I tifosi storici granata la chiamavano "il cit", ovvero il piccolo, perché era il più giovane della formazione. Al Torino ha vinto uno storico scudetto storico per i colori granata: ricordi in particolare?
Sono passati 45 anni e mi vengono ancora i brividi a pensarci. Fu il primo scudetto vinto dopo la dolorosa tragedia di Superga: un successo storico e importantissimo, legato ai nomi di Gigi Radice, del suo secondo Giorgio Ferrini e del presidente Orfeo Pianelli. Il capocannoniere fu Paolino Pulici, detto Puliciclone, che iniziò la sua carriera nel Legnano. Era un gruppo straordinario e siamo ancora legati tramite una nostra chat personale. Ogni tanto, prima di questo Covid,  ci ritrovavamo.

In ricordo di questo evento ha scritto anche un libro.
Sì, "Il Toro non può perdere". È stato il mio primo libro: racconta il duello con la Juventus in un avvincente duello cittadino negli anni romantici della metà degli anni 70.

È cambiato tanto il calcio negli ultimi anni?
Tutto è cambiato e anche il calcio ha dovuto adeguarsi. Di certo adesso le società sono molto più organizzate. Il gioco è sempre affascinante, anche se sono cambiati i tatticismi. Poi nello specifico si può leggere il mio modo di pensare nel libro che ho scritto tre anni fa, "Ci piaceva giocare al calcio": sono racconti di un calcio che non esiste più.

Possiamo dire che le sue battute nelle trasmissioni televisive fanno storia e rientrano nella letteratura del calcio attuale?
Non so, ma di certo mi diverto. Non bisogna mai prendersi troppo sul serio, alla fine si commentano partite di calcio. Poi di carattere sono sempre stato così. Noi romagnoli amiamo la vita, le battute e il buon umore.

Lei ha giocato con Maradona: cosa può raccontarci del più grande di tutti i tempi?
Rispondo con una battuta: bastava dargli il pennello, per il capolavoro ci pensava lui.

Parliamo di Nazionale: siamo favoriti per gli Europei?
È una vittoria che ci manca dal 1968, conquistata grazie ad un ex calciatore biancorosso, Pietro Anastasi, tanto per rimanere in tema. Mancini sta facendo un buon lavoro: è riuscito a creare un buon gruppo, con tanti giovani. Dobbiamo giocarcelo. Questi appuntamenti sono importanti e spesso la forma fisica, lo stato mentale e la fortuna giocano la loro parte. Incrociamo le dita e non facciamo pronostici.

Calcio femminile: cosa pensa?
Molto bene. Si gioca a buon livello. È stata brava Milena Bertolini a creare un buon interesse intorno alla Nazionale. E anche i club si stanno organizzando. Ci vorrà ancora qualche anno, ma arriveremo a livelli ancora più alti. In Nord Europa ci sono già molti buoni club e nel mio girovagare in quelle zone ho visto calciatrici davvero forti.

Viaggia spesso in quelle zone?
Sì, sono luoghi bellissimi. Sono arrivato da solo fino a Capo Nord con il mio scooter... Un'esperienza fantastica. 

Scusi Eraldo, ma se fosse rimasto a piedi come avrebbe fatto a rientrare visto che non usa mai l’aereo?
Sarei rientrato in treno... Magari chiedendo ospitalità a qualche ristoratore romagnolo. Attenzione: romagnolo, perché offriamo il vino, mentre gli emiliani se hai sete ti danno solo acqua... Chiaramente è un vecchio modo di dire romagnolo. 

Claudio Ferretti


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